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Home Difesa

È guerra ibrida nel Mar Baltico?

di Redazione
15 Aprile 2025
in Difesa, Paesi Baltici
Tempo di lettura: 8 mins read
È guerra ibrida nel Mar Baltico?

La moltiplicazione di incidenti e anomalie nei cavi sottomarini segnala una probabile origine dolosa, a sua volta figlia delle tensioni sempre più forti nell’area. Si può già parlare di guerra ibrida?

Da decenni l’Europa ricorre ai cavi sottomarini quali infrastruttura critica necessaria per garantire una connettività stabile e sicura. Inevitabile, dunque, che diventassero bersagli strategici nell’attuale fase storica. Le recenti interruzioni sollevano interrogativi preoccupanti sulla possibilità che questi attacchi possano far parte di una strategia più ampia di guerra ibrida, in grado di destabilizzare le economie europee senza ricorrere a un conflitto armato diretto[1].

Il 7 ottobre 2023 un episodio particolarmente preoccupante ha riguardato il danneggiamento di cavi sottomarini e del gasdotto Baltic Connector nelle acque baltiche, e la relativa interruzione dei servizi. Le navi Sevmorput, di proprietà russa, e Newnew Polar Bear, battente bandiera di Hong Kong, sono state segnalate nelle vicinanze dei cavi danneggiati e dei gasdotti. La presenza di queste navi, congiuntamente al rilevamento di onde sismiche, ha fatto scattare le ipotesi di sabotaggio deliberato. Le autorità finlandesi e norvegesi hanno subito avviato un monitoraggio intenso, ma non sarebbero  emerse informazioni definitive sull’origine del danno. Le indagini hanno sollevato il sospetto che attori statali o paramilitari potessero essere coinvolti, ma i dettagli esatti sono rimasti oscuri[2].

Figura 1. La nave Newnew Polar Bear. Fonte foto: The Maritime Executive

Questo episodio ha messo in evidenza la vulnerabilità delle infrastrutture sottomarine e ha accresciuto le preoccupazioni su come questi attacchi potrebbero essere parte di strategie geopolitiche più ampie, atte a destabilizzare le economie e la sicurezza energetica dell’Unione Europea senza innescare conflitti armati diretti. È evidente che la NATO e l’UE, di fronte a queste minacce, si trovano in una situazione delicata: da un lato, è necessario garantire la sicurezza dei cavi sottomarini, ma dall’altro risulta difficile reagire con forza a minacce non del tutto manifeste o non riconducibili ad attori statali specifici.

In un contesto di crescente rivalità geopolitica tra Occidente e Russia, nonché di crescente influenza cinese nell’area baltica, la sicurezza delle infrastrutture sottomarine ha acquisito una rilevanza strategica. La Russia e, secondo alcuni analisti, la Cina, sembrerebbero sempre più disposte a utilizzare metodi non convenzionali per indebolire l’Europa, facendo ricorso a forme di guerra ibrida, in cui la destabilizzazione attraverso azioni indirette, come il sabotaggio delle infrastrutture critiche, diventa una componente essenziale di tale strategia.

La Russia, in particolare, ha mostrato un interesse strategico per il Mar Baltico e le sue infrastrutture. Dopo l’invasione dell’Ucraina nel 2022, le tensioni tra la Russia e l’Occidente si sono acuite, e le reti energetiche e di comunicazione sottomarine in Europa sono diventate un obiettivo vulnerabile. La crescente attività militare russa e la presenza di navi sospette nella zona non sono passate inosservate, spingendo i Paesi europei a rafforzare le loro difese.

In parallelo, la Cina sta ampliando l’influenza economica e tecnologica in Europa, con investimenti strategici e acquisizioni in settori chiave, tra cui quello delle telecomunicazioni. Sebbene la sua presenza militare nel Baltico sia ancora limitata[3], l’interesse cinese per la regione potrebbe rappresentare una minaccia, con la possibilità che Pechino, in un contesto di rivalità con l’Occidente, possa cercare di sfruttare le vulnerabilità esistenti nei cavi sottomarini per ottenere vantaggi strategici.

Gli incidenti più recenti

Tra il 17 e il 18 novembre 2024, due cavi sottomarini cruciali per le comunicazioni tra la Lituania, la Svezia, la Finlandia e la Germania sono stati danneggiati, creando disagi significativi nelle comunicazioni e nei servizi internet. Il cavo BCS East-West Interlink, che collega la Lituania alla Svezia, e il cavo C-Lion1, che fornisce comunicazioni tra la Finlandia e la Germania, sono stati interrotti a distanza di poche ore[4]. Entrambi i danni sono stati causati da “forze esterne”, come confermato dagli operatori dei cavi, ma le cause esatte sono ancora sconosciute. Sebbene le indagini non abbiano trovato prove definitive di un sabotaggio, la coincidenza dei danni e la tempistica degli incidenti hanno alimentato sospetti sulla possibilità che questi attacchi fossero pianificati e mirati.

Il 25 dicembre 2024 un altro incidente ha riguardato il cavo energetico sottomarino Estlink 2, che collega l’Estonia alla Finlandia. Il cavo ha subito un guasto improvviso, riducendo la capacità di trasmissione dell’energia e sollevando nuove preoccupazioni su un possibile sabotaggio. L’incidente è stato segnalato poco dopo che la nave cisterna Eagle S, sospettata di appartenere alla flotta ombra russa, aveva attraversato la zona[5]. Le indagini hanno rivelato che l’ancora della nave potrebbe aver danneggiato il cavo, un fatto che ha alimentato ulteriormente i sospetti di un attacco deliberato. Le riparazioni di questo cavo, così come degli altri danneggiati a novembre, hanno richiesto tempi lunghi e ingenti risorse economiche, evidenziando l’importanza di queste infrastrutture per l’economia europea.

Figura 2. Mappa delle infrastrutture sottomarine presenti nel mar Baltico. Fonte: Internet Society Pulse.

Questi episodi sollevano interrogativi sulla sicurezza delle rotte sottomarine nel Mar Baltico, dove la combinazione di rivalità geopolitiche e vulnerabilità tecniche potrebbe rendere la regione un obiettivo strategico per attacchi non convenzionali. Le ripercussioni di tali attacchi si estendono ben oltre il danneggiamento delle infrastrutture stesse: possono influire sui mercati finanziari, sulle comunicazioni internazionali, sulla sicurezza energetica e sulle dinamiche geopolitiche globali.

La risposta delle autorità europee e le implicazioni future

La crescente minaccia alla sicurezza dei cavi sottomarini ha spinto i Paesi europei, insieme alla NATO, ad adottare misure di protezione più forti. La creazione di iniziative come Baltic Sentry, un’operazione militare lanciata nel gennaio 2025, è un esempio delle risposte adottate per affrontare queste minacce[6]. Questa operazione mira a rafforzare la presenza militare nel Mar Baltico e a migliorare la capacità degli Alleati di rispondere ad atti destabilizzanti, inclusi gli attacchi alle infrastrutture sottomarine.

Guardando al futuro, la complessità della situazione richiede una risposta coordinata a livello internazionale. La NATO, l’Unione Europea e le nazioni del Mar Baltico devono continuare a rafforzare la loro cooperazione, non solo sul fronte militare, ma anche su quello tecnologico e giuridico. L’adozione di nuove tecnologie di sorveglianza e la creazione di un sistema di risposta rapida per affrontare gli incidenti in tempo reale sono fondamentali per prevenire ulteriori attacchi e garantire la sicurezza delle infrastrutture critiche. Queste infrastrutture sono essenziali per il funzionamento dei mercati, per la sicurezza energetica e per le comunicazioni internazionali, qualsiasi attacco deliberato potrebbe avere effetti devastanti.

Un’ulteriore cooperazione tra i Paesi alleati e una maggiore condivisione delle risorse di sorveglianza saranno cruciali per garantire che i cavi sottomarini siano protetti e che le risposte agli attacchi siano rapide ed efficaci. Le autorità finlandesi, svedesi e estoni hanno inoltre intensificato la sorveglianza delle acque territoriali e stanno esplorando modalità di protezione che coinvolgano anche il settore privato, in particolare le aziende che gestiscono i cavi sottomarini e le tecnologie necessarie alla difesa di esse[7]. La cooperazione tra il settore pubblico e privato è essenziale per garantire una difesa efficace delle infrastrutture critiche[8]. I leader europei hanno sottolineato che il danneggiamento delle infrastrutture sottomarine non solo compromette la sicurezza regionale, ma può anche minare la stabilità economica dell’area, facendo quindi della protezione di queste risorse una priorità strategica per l’Unione Europea.

Nonostante l’allarmismo legato alla vicenda, le indagini coordinate tra i servizi di sicurezza statunitensi ed europei sarebbero giunte, al momento, alla conclusione che i danni siano stati probabilmente causati da incidenti marittimi piuttosto che da sabotaggi deliberati. Questa risposta si basa su prove che indicano che le navi coinvolte negli incidenti sarebbero state in cattive condizioni e con equipaggi probabilmente inesperti. I casi avevano inizialmente suscitato preoccupazioni riguardo a una possibile campagna di guerra ibrida russa nel Mar Baltico, con l’eventuale supporto della Cina. Tuttavia, nonostante le indagini in corso, non sono emerse prove certe di un coinvolgimento russo, portando le agenzie di sicurezza a suggerire che si trattasse di incidenti.

Il tempismo e la localizzazione di questi incidenti, in particolare mentre i Paesi baltici lavoravano per disconnettersi dalla rete energetica russa, hanno alimentato scetticismi, con alcuni analisti e membri dell’intelligence che continuano a considerare questi eventi come parte di un’operazione ibrida più ampia. Le autorità finlandesi, tuttavia, hanno adottato un approccio differente, in particolare riguardo all’incidente del 25 dicembre 2024. Dopo che la nave cisterna Eagle S è stata sequestrata per il sospetto di danneggiamento del cavo energetico sottomarino che collega Finlandia ed Estonia, le indagini hanno suggerito che l’incidente fosse stato causato dallo strascico dell’ancora. Le condizioni a bordo della nave sono state descritte come estremamente precarie. Sebbene le autorità finlandesi abbiano confermato che l’incidente sembra essere stato un caso accidentale, hanno sottolineato che l’indagine è ancora in corso e che non è possibile escludere completamente un possibile ruolo della Russia. Nonostante le conclusioni provvisorie, la situazione resta delicata e l’attenzione rimane alta.

Francesco Federici


[1] https://carnegieendowment.org/emissary/2024/12/baltic-sea-internet-cable-cut-europe-nato-security?lang=en

[2] https://www.rferl.org/a/estonia-demands-answers-gas-pipeline-damage/32632890.html

[3] Konstantinas Andrijauskas, «The Chinese Factor in the Baltic States’ Security», in Journal on Baltic Security, 2021; 7(2): 15–25.

[4] https://www.reuters.com/world/europe/one-two-damaged-baltic-sea-cables-back-online-arelion-says-2024-11-28/

[5] https://www.rand.org/pubs/commentary/2025/01/countering-russias-shadow-fleet.html

[6] https://www.nato.int/cps/en/natohq/news_232122.htm

[7] https://nordicdefencereview.com/sabotage-on-estlink-2-swift-response-to-a-strategic-threat-and-recommended-actions/

[8] https://balticwind.eu/baltic-sea-offshore-wind-summit-security-takes-center-stage-amid-geopolitical-tensions/

Tags: FinlandiaMar BalticoRussia
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