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Home Difesa

Linee del fronte, linee di dialogo: Kiev e l’ultimo negoziato con Usa e Russia

di Eugenio Delcroix
29 Gennaio 2026
in Difesa, Ucraina e Moldova
Tempo di lettura: 9 mins read
Linee del fronte, linee di dialogo: Kiev e l’ultimo negoziato con Usa e Russia

Il complesso e articolato percorso verso una possibile pace in Ucraina passa per il Donbass. Il controllo della regione (o di quel che resta sotto l’autorità di Kiev) riveste un’importanza cruciale per la sopravvivenza stessa dello Stato ucraino, per garantirsi quel bastione di fortezze che nell’ultimo decennio è stato al centro della strategia di sicurezza nazionale. Non mancano tuttavia altre variabili, tra cui quella temporale che ancora oggi rappresenta la maggiore sfida per Kiev.

Il Donbass – toponimo derivante dall’espressione “bacino del Donec’” – è una regione storicamente caratterizzata dalla presenza di grandi centri minerari per l’estrazione del carbone e del ferro, e da nuclei urbani ad alta densità circondati da aree a destinazione agricola. Come noto, la regione ricomprende gli oblasti di Luhansk e Donetsk e, sin dai tempi dell’impero zarista, ha rivestito un ruolo primario nella produzione carbonifera e metallurgica, vocazione proseguita successivamente sotto l’URSS e con l’indipendenza dell’Ucraina[1].

Attualmente questo territorio, oggetto di intensi combattimenti tra le forze armate russe e ucraine (che controllano ancora circa il 10% del Donetsk), è al centro delle trattative tra Kiev e Mosca, la quale pone come condizione essenziale per un cessate il fuoco la cessione dell’intera regione, richiesta già avanzata nel corso dei colloqui a Istanbul del 2022. Per Kiev, tuttavia, il Donbass, oltre ad avere una rilevanza economica e politica, riveste un ruolo essenziale nell’architettura difensiva della nazione. Dopo la riconquista dei principali centri urbani nella regione nel 2014, a seguito della dichiarazione di indipendenza da parte delle autoproclamate repubbliche separatiste di Donetsk e Luhansk, l’area è stata oggetto di un’estesa opera di fortificazione da parte dell’Ucraina. Nel corso degli anni si è sviluppato un complesso sistema difensivo caratterizzato da un intrecciarsi di fortificazioni, trincee, campi minati e barriere anticarro che si sviluppano in profondità oltre la linea di contatto con l’esercito russo. Ciò ha dato origine alla linea fortificata nota come “cintura delle fortezze”: le città di Liman, Sloviansk, Kramatorsk a nord, e Druzkhivka e Kostiantynivka a sud costituiscono i perni attorno a cui le difese ucraine si sono concentrate, aiutate dall’orografia del terreno, solcato da depressioni e da bassi altipiani. Non essendo riuscita a sfondare questa linea pesantemente fortificata, nell’ultimo anno la principale direttrice militare russa si è diretta verso la conquista di Pokrovsk, oltre 60 km a sud-ovest della cintura delle fortezze; nonostante le recenti conquiste territoriali, alcuni think tank e analisti suggeriscono che il tentativo di accerchiare e conquistare la cintura delle fortezze da sud “richiederebbe probabilmente diversi anni per essere completato”, oltre a esigere un contributo in termini di perdite umane molto elevato[2].

La cintura delle fortezze in Donbass. Foto: Institute for the Study of War

Alla luce di tali considerazioni, oltre ad essere illegale per la propria Costituzione[3], la cessione di questi territori costituisce un rischio esistenziale per l’Ucraina. Qualora la Federazione Russa dovesse ottenere il controllo de facto dell’intera regione, le forze armate russe, oltre a mettere in pericolo la città di Kharkiv (seconda città del Paese in termini di abitanti) e di Dnipro, avrebbero accesso diretto alle pianure dell’Ucraina centrale, con il fiume Dnipro a fungere quale unica barriera naturale di rilievo, ponendo Mosca in una posizione di significativo vantaggio qualora decidesse di intraprendere ulteriori operazioni offensive.

La cessione del Donbass costituirebbe inoltre per Kiev una sconfitta politica e demografica, trattandosi di un territorio che per oltre un decennio ha rappresentato il fulcro del confronto con Mosca. La sua potenziale cessione nell’ambito di un accordo negoziale non viene vista positivamente dagli ucraini[4] (sono peraltro 250mila quelli che ancora vi abitano).

Da Anchorage ad Abu Dhabi. Il difficile tragitto della diplomazia

L’incontro tra Vladimir Putin e Donald Trump il 15 agosto 2025 ad Anchorage (Alaska) è stato succeduto da mesi di trattative incrociate, caratterizzate da profonde divergenze tra le delegazioni russe, statunitensi, ucraine ed europee. La postura massimalista assunta da Mosca sul piano diplomatico – forte della superiorità demografica e di mezzi nel conflitto di attrito in atto – è stata riflessa in una bozza di piano di pace redatto da Stati Uniti e Russia in 28 punti, resa pubblica a metà novembre[5].

La proposta di pace, elaborata dal Segretario di Stato Marco Rubio, dall’inviato speciale Steve Witkoff e dal genero di Trump Jared Kushner, in consultazione con il CEO del Fondo sovrano russo per gli investimenti diretti, Kirill Dmitriev, ha incluso tra i principali punti la cessione della regione del Donbass, compresi i territori ancora sotto il controllo di Kiev, e il congelamento delle linee del fronte nei restanti oblasti. In merito alle garanzie di sicurezza richieste da Kiev, l’Ucraina dovrebbe rinunciare formalmente all’adesione alla NATO e non potrebbe ospitare una forza internazionale di peacekeeping sul proprio territorio, oltre a dover ridurre gli effettivi del proprio esercito. Entro 100 giorni dall’adozione del piano, Kiev dovrebbe indire nuove elezioni.

Il piano prevede anche il reintegro della Russia nel G8, la sospensione del regime sanzionatorio nei suoi confronti (con contestuale riattivazione laddove la Russia dovesse invadere l’Ucraina), e la firma di un accordo di cooperazione a lungo termine con gli Stati Uniti. Alla Federazione Russa è stato richiesto di non effettuare ulteriori attacchi verso l’Ucraina o altri Paesi europei, formalizzando tale assunto nella propria legislazione. Alcuni analisti e media hanno ipotizzato il fatto che il testo sia stato originariamente redatto da alti funzionari russi, per poi essere semplicemente tradotto in inglese[6].

Una volta ricevuta, tuttavia, la proposta è stata dichiarata irricevibile dalla leadership ucraina e il 23 novembre a Ginevra è stata elaborata dai rappresentati di Ucraina, Germania, Francia, UK una controproposta maggiormente favorevole alle istanze di Kiev che è stata poi discussa tra la delegazione ucraina guidata dall’(ex) capo dell’Ufficio alla Presidenza dell’Ucraina Andrij Jermak e quella americana, guidata dal segretario di Stato Marco Rubio, che ha portato all’adozione di una bozza di accordo in 20 punti. Gli incontri nelle settimane successive hanno permesso alle parti di concentrarsi su tre principali tematiche: la delineazione di un accordo quadro, la questione delle garanzie di sicurezza e il piano di ricostruzione post-bellico per l’Ucraina.

Il 28 dicembre il presidente ucraino Volodymyr Zelens’kyj ha incontrato il presidente degli Stati Uniti Donald Trump a Mar-a-Lago, in Florida per discutere del piano di pace in 20 punti presentato alla stampa il 23 dicembre[7], che delinea un accordo sulle garanzie di sicurezza statunitensi ed europee per l’Ucraina e prospetta un accordo commerciale tra Kiev e Washington. Tuttavia, l’assenza di un’intesa sulle questioni del Donbass e sul controllo della centrale nucleare di Zaporižžja ha evidenziato la persistente distanza tra le delegazioni russe e ucraine su tali questioni[8]. I successivi incontri tra le delegazioni a Davos (23 gennaio) in Svizzera, e ad Abu Dhabi (23-24 gennaio) hanno ribadito l’importanza della questione Donbass. A Davos l’incontro tra Trump e Zelens’kyj ha riflesso il pragmatismo di Kiev di rimanere allineati alle richieste statunitensi nel tentativo di mantenere un apporto minimo di aiuti militari, mentre il presidente ucraino ha fortemente criticato l’UE per l’inerzia mostrata nei confronti della Federazione Russa[9].

Il 23 e 24 gennaio ad Abu Dhabi le delegazioni ucraina e russa si sono incontrate frontalmente per la prima volta dai colloqui di Istanbul, alla presenza della delegazione statunitense. I colloqui, incentrati sul confronto diretto sulla proposta di pace elaborata dagli Stati Uniti sono stati definiti “costruttivi” e “positivi”[10]. In merito, un alto funzionario statunitense ha affermato che “siamo molto vicini a un incontro tra Putin e Zelens’kyj”[11], sebbene prima sia necessario organizzare ulteriori colloqui trilaterali.

Membri delle delegazioni di Stati Uniti, Ucraina e Russia ai colloqui trilaterali ospitati dagli Emirati Arabi Uniti ad Abu Dhabi il 24 gennaio 2026. Foto: Governo degli Emirati Arabi Uniti/Reuters

Cosa aspettarsi dalle trattative?

Al netto dell’intensificazione degli sforzi diplomatici, i persistenti disaccordi in materia di garanzie di sicurezza, concessioni territoriali e le immutate richieste della Russia, impegnata in una guerra che la propria leadership definisce di natura esistenziale, continuano ad ostacolare i progressi verso un accordo di pace sostenibile e risolutivo. In assenza di una strategia realmente assertiva da parte di Washington (che, se attuata, rischierebbe comunque di rafforzare l’asse Mosca-Pechino) qualsiasi tentativo di mediazione rischia di trasformarsi in un confronto in cui nessuna delle due parti è disposta a cedere. L’assunto secondo cui la Russia sarebbe andata incontro a un rapido esaurimento delle proprie risorse si è rivelato, in parte, infondato: Mosca continua ad assorbire perdite consistenti e mantiene una capacità di mobilitazione umana e materiale superiore a quella ucraina, e a livello economico si è dimostrata più resiliente del previsto – sebbene le ripercussioni delle sanzioni e dell’economia di guerra stiano producendo effetti negativi che gravano sul benessere della popolazione russa.

In relazione all’insofferenza dell’establishment di Trump verso il conflitto, la predisposizione statunitense al compromesso con la Russia rischia di indebolire la posizione negoziale ucraina e di favorire concessioni non pienamente allineate agli interessi di Kiev; esemplificativo è il disegno di legge sulla Difesa statunitense del 2026 che autorizza solo 400 milioni di dollari per l’Ucraina, segnalando un allontanamento dal sostegno finanziario a lungo termine[12]. L’Ucraina sta pertanto orientandosi in direzione di una maggiore collaborazione diplomatica, militare e finanziaria con l’UE, la quale si prospetta quale principale partner, almeno nel breve-medio termine, come dimostrato dalla proposta della Commissione Europea di sostenere il Paese con un prestito di 90 miliardi di euro per il 2026–2027[13].

Per tutelare la propria futura integrità territoriale, l’Ucraina rivendica l’istituzione di un meccanismo di mutua difesa con i principali partner occidentali ispirato all’art. 5 della NATO. Tuttavia, l’adesione all’Alleanza Atlantica resta preclusa per l’opposizione di Mosca e l’UE appare attualmente priva di una capacità militare autonoma sufficiente a offrire solide tutele nel settore della difesa. Pertanto, almeno sul breve e medio termine, i principali strumenti di deterrenza e di leva diplomatica su cui Kiev può fare affidamento sono costituiti dalle proprie forze armate, dall’industria bellica nazionale e dall’orografia del Donbass, che continuerà ad essere sfruttata a scopi difensivi.

Eugenio Delcroix


[1] https://kyivindependent.com/why-does-russia-want-donbas-6-things-to-know-about-region-ukraine-is-being-pressured-to-give-up/

[2] https://understandingwar.org/research/russia-ukraine/the-critical-importance-of-ukraines-fortress-belt-in-donetsk-oblast/#:~:text=Russian%20forces%20also%20hold%20limited,to%20envelop%20Pokrovsk%20and%20Myrnohrad.

[3] https://www.pbs.org/newshour/world/ceding-land-to-russia-not-only-unpopular-in-ukraine-but-also-illegal#:~:text=Turn%20on%20desktop%20notifications?,bloodshed%20and%20sacrifice%20by%20Ukrainians.

[4] https://www.reuters.com/world/europe/over-half-ukrainians-oppose-pulling-back-return-security-poll-shows-2026-01-16/

[5] Trump Administration Pushes New Plan for Ending Ukraine War – WSJ

[6] https://www.reuters.com/world/europe/us-peace-plan-ukraine-drew-russian-document-sources-say-2025-11-26/

[7] https://kyivindependent.com/zelensky-reveals-20-point-peace-plan-draft-backed-by-ukraine-us/

[8] https://kyivindependent.com/zelensky-meets-trump-in-florida-to-discuss-a-peace-proposal-to-end-russias-war/

[9] https://kyivindependent.com/trump-says-he-will-meet-zelensky-today-in-davos/

[10] https://novayagazeta.eu/articles/2026/01/26/us-security-guarantees-for-ukraine-100-ready-after-abu-dhabi-talks-zelensky-says-en-news

[11] https://tass.com/world/2076421

[12] https://www.atlanticcouncil.org/blogs/ukrainealert/whats-in-the-new-us-defense-bill-for-ukraine/

[13] https://ec.europa.eu/commission/presscorner/detail/en/ip_26_90

Tags: GuerraRussiaStati UnitiUcraina
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Eugenio Delcroix

Eugenio Delcroix

Ha conseguito una laurea triennale in storia e una magistrale in storia contemporanea presso l’Università di Bologna. Successivamente ha ottenuto un master in International Security all’Università di Groningen, in Olanda, discutendo una tesi sulle politiche di securitizzazione di alcuni Paesi europei nei confronti della Federazione Russa. I suoi interessi riguardano le politiche di sicurezza, la gestione dei conflitti e gli aspetti storico-culturali nell'area post-sovietica.

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