La riunificazione tra Romania e Moldova non è solo fantapolitica, ma deve comunque fare i conti con ostacoli interni (non tutti sono d’accordo, sia a Chișinău che a Bucarest) ed esterni (la Russia rema contro). Molto dipenderà dall’esito della guerra d’Ucraina, mentre Bruxelles dovrà decidere se portarsi in casa o meno un nuovo “caso Cipro”.
Lo scorso gennaio la presidente della repubblica di Moldova, Maia Sandu, ha affermato che, qualora si tenesse un referendum, voterebbe a favore dell’unione con la Romania[1] (la cosiddetta “Unirea”[2]). La dichiarazione non è stata pronunciata in una sede istituzionale europea né nel contesto di una visita ufficiale, bensì durante un’intervista al podcast britannico The Rest Is Politics, condotto da Alastair Campbell, ex spin doctor di Tony Blair, e Rory Stewart, ex ministro conservatore ed esperto di geopolitica. In un dialogo dal tono informale ma politicamente denso, dedicato alla guerra in Ucraina e alle prospettive dell’Europa orientale, Sandu ha introdotto un’ipotesi che, pur formulata come scelta personale, assume un significato strategico ben più ampio: l’unione con la Romania quale opzione concreta qualora il processo di integrazione europea della Moldova dovesse arrestarsi o subire un ridimensionamento. Il contesto in cui tale affermazione è maturata è cruciale.
Un destino comune e incerto
Nel dicembre 2023 l’Unione Europea ha aperto formalmente i negoziati di adesione con la Moldova e l’Ucraina[3], riconoscendo i due Paesi come parte di un percorso parallelo e interconnesso di allargamento verso est. Nei documenti ufficiali della Commissione emerge chiaramente la dimensione strategica condivisa delle due candidature[4]. Ciò comporta, tuttavia, una vulnerabilità strutturale: il destino europeo di Chișinău è strettamente legato a quello di Kiev.
Qualora il conflitto con Mosca dovesse condurre a una soluzione geopolitica che rallenti o congeli il processo di adesione dell’Ucraina, anche la Moldova rischierebbe di subire conseguenze indirette. Per Maia Sandu, l’adesione all’Unione Europea non rappresenta semplicemente un obiettivo di politica estera, ma il fulcro identitario e programmatico del suo progetto politico e del partito che guida, il Partito di Azione e Solidarietà (PAS). L’integrazione europea è stata presentata come un traguardo storico, con una scadenza temporale ambiziosa (Chișinău membro dell’UE entro il 2028!) e connessa alla modernizzazione istituzionale, alla riforma della giustizia e alla lotta alla corruzione. Tuttavia, l’iter di adesione è per sua natura lungo, tecnico e soggetto a variabili geopolitiche(non più meramente economiche) che sfuggono al controllo di un piccolo Stato. In questo scenario, l’evocazione dell’Unirea assume anche il valore di segnale politico rivolto a Bruxelles: la Moldova non è priva di alternative strategiche.
Variabili geopolitiche
La geopolitica resta per sua natura imprevedibile e difficilmente controllabile. Sotto la presidenza di Joe Biden, Maia Sandu era stata elevata, nel discorso pubblico occidentale, a simbolo dell’Est europeo: paladina della giustizia e della libertà, figura riformista capace di affermarsi in un contesto regionale spesso dominato da logiche di forza e da leadership marcatamente maschili. Nel febbraio 2023, a Varsavia, Biden invitò il pubblico ad applaudire Sandu, dichiarando l’orgoglio degli Stati Uniti nel sostenere la Moldova e i suoi cittadini nel percorso verso la libertà e l’integrazione europea[5]. In quella fase, Washington considerava Chișinău un tassello strategico nel contenimento dell’influenza russa nello spazio post-sovietico e nel rafforzamento del fronte euro-atlantico[6].
Con il ritorno alla Casa Bianca di Donald Trump, la narrazione è mutata sensibilmente. L’attenzione politica statunitense nei confronti di Sandu (e, più in generale, delle dinamiche moldave) appare ridimensionata. Nel marzo 2025, nel suo discorso davanti al Congresso degli Stati Uniti, Trump ha elencato una serie di programmi di aiuto estero che, a suo avviso, costituivano sprechi o finanziamenti impropri. Tra questi, ha menzionato anche la Moldova, affermando: «[…] 32 milioni di dollari per un’operazione di propaganda di sinistra in Moldova…»[7]. L’affermazione si inserisce in una più ampia revisione dell’approccio americano agli aiuti internazionali, con possibili ripercussioni sul sostegno economico e politico garantito a Chișinău negli ultimi anni[8].
Il nodo centrale resta tuttavia irrisolto: l’Unione Europea è disposta ad accogliere Stati caratterizzati da conflitti territoriali congelati e dalla presenza di truppe russe sul proprio territorio? Perché i russi, in Ucraina, ci rimangono da vincitori. La Transnistria, entità separatista sostenuta politicamente e militarmente da Mosca, continua a rappresentare un elemento di instabilità permanente per la Moldova[9]. La questione non è puramente teorica.
Il precedente di Cipro dimostra che l’UE può integrare uno Stato membro de facto diviso, sospendendo l’applicazione dell’acquis comunitario nelle aree non controllate dal governo ufficialmente riconosciuto[10]. Tuttavia, nel caso moldavo la presenza militare russa introduce una dimensione di sicurezza ben più sensibile, soprattutto nel contesto della guerra in corso in Ucraina.
Il problema istituzionale dell’Unione con Bucarest
Un’eventuale unificazione con la Romania, Stato membro dell’UE e della NATO, porrebbe ulteriori interrogativi. L’estensione automatica delle frontiere euro-atlantiche fino al Dnestr implicherebbe un confronto diretto con una regione in cui sono stanziate forze russe. Si tratterebbe di una fusione costituzionale piena, con l’assorbimento della Moldova nella struttura statale romena, oppure di una formula più articolata, federale o con ampie autonomie, capace di garantire una transizione graduale e di attenuare tensioni interne ed esterne? La risposta non può essere esclusivamente giuridica: è intrinsecamente politica, identitaria e simbolica.
La dimensione storica dell’Unirea conferisce al dibattito una profondità che va oltre la contingenza geopolitica. Nel 1812, con il Trattato di Bucarest, l’Impero zarista annesse la Bessarabia[11], separandola dal Principato di Moldova. Nel 1918, dopo il crollo dell’Impero russo, lo Sfatul Țării (l’assemblea legislativa locale) votò l’unione con il Regno di Romania[12], in un contesto europeo segnato dall’illusorio principio di autodeterminazione dei popoli e dai timori per l’ascesa dei bolscevichi. L’annessione sovietica del 1940, resa possibile dal patto Molotov-Ribbentrop, inaugurò una fase di profonda trasformazione identitaria[13]: la creazione della Repubblica Socialista Sovietica Moldava, la promozione della “lingua moldava” distinta dal romeno, la riscrittura della memoria storica e la costruzione di una narrativa separata da Bucarest. Con l’indipendenza del 1991, la Moldova ha progressivamente riaperto il dibattito sulla propria identità culturale. Il ritorno all’alfabeto latino, l’insegnamento della lingua romena e, più recentemente, il riconoscimento costituzionale della denominazione “lingua romena” rappresentano passaggi simbolicamente rilevanti[14]. Essi non implicano automaticamente un consenso maggioritario verso l’unificazione, ma testimoniano la persistenza di un legame culturale profondo.
Sul piano internazionale, la sola evocazione dell’Unirea continua a suscitare reazioni da parte della Federazione Russa. Già nel 2002, l’allora presidente della Duma, Gennady Seleznyov, riconobbe che l’intervento russo nel conflitto transnistriano era motivato anche dall’intento di prevenire una possibile unificazione tra Moldova e Romania. Ciò evidenzia come l’ipotesi unionista non sia percepita a Mosca come un mero dibattito identitario, bensì come un potenziale mutamento dell’equilibrio strategico regionale. Non si è fatto attendere, infatti, l’ammonimento del ministero degli Esteri russo ai concittadini di non viaggiare in Moldova in quanto territorio non sicuro.
L’eco dell’Unione sulla sponda occidentale del Prut
Parallelamente, sul versante romeno, il tema dell’unificazione è sostenuto con ardore da alcune forze politiche, in particolare dall’Alleanza per l’Unione dei Romeni (AUR), guidata da George Simion[15], attualmente partito di opposizione. Per tale area politica, l’Unirea rappresenta il compimento di un progetto nazionale incompiuto. La figura di Simion è tuttavia controversa in Moldova: essendo quest’ultimo soggetto a un divieto di ingresso nel Paese – misura adottata dalle autorità di Chișinău per ragioni di ordine pubblico e stabilità interna[16].
Sul piano interno moldavo, la società appare divisa. I sondaggi degli ultimi anni mostrano un sostegno variabile all’unificazione, influenzato dalla congiuntura economica, dalla percezione della sicurezza e dall’andamento del processo europeo[17]. L’Unirea non è una questione puramente emotiva, ma implica interrogativi su sistemi fiscali, rappresentanza parlamentare, integrazione amministrativa e redistribuzione delle risorse. Inoltre, coinvolge minoranze etniche quali i gagauzi, i bulgari e i russi, le cui sensibilità devono essere considerate in qualsiasi scenario di trasformazione statale. L’Unirea trascende la dicotomia tra adesione all’UE e unione con la Romania, ma riguarda il ruolo strategico della Moldova in un’Europa orientale attraversata da conflitti e rivalità tra potenze.
Unione Europea, quo vadis?
L’Unione Europea si trova di fronte a una scelta storica: definire sé stessa come spazio puramente normativo, cauto nell’estendere i propri confini in contesti instabili, oppure come attore geopolitico disposto ad assumersi rischi per consolidare la propria architettura di sicurezza. L’Unirea, oggi, non è un processo avviato né un esito inevitabile, così come non lo è l’adesione all’UE. È una possibilità latente, radicata in una memoria storica condivisa ma condizionata da equilibri internazionali, volontà popolari e scelte istituzionali complesse. Se mai dovesse concretizzarsi, non potrebbe essere il risultato di una decisione calata dall’alto o di una reazione emotiva a una crisi regionale (non ci ricordiamo di essere fratelli solo quando i russi sono a Odessa).
Richiederebbe un consenso democratico ampio, una cornice giuridica chiara e una narrazione inclusiva, capace di integrare identità plurali. Più che un atto di annessione o di dissoluzione statale, l’eventuale unificazione rappresenterebbe la ridefinizione consapevole di una traiettoria storica interrotta. Il filo della storia tra Prut e Dnestr non è mai stato del tutto reciso; è rimasto sospeso, talvolta teso, talvolta invisibile. La decisione di riannodarlo o meno spetterà, in ultima istanza, alla società moldava. E qualunque sarà l’esito, esso contribuirà a delineare non solo il futuro di Chișinău e Bucarest, ma anche l’identità geopolitica dell’Europa nel suo insieme.
Roberta Văduva
[1]The Rest Is Politics, intervista a Maia Sandu, 12 gennaio 2026, episodio nr.170.
[2] Il concetto di Unirea (Unione) nasce nel XIX secolo nel contesto del nazionalismo romeno e indica il progetto di unificazione dei territori abitati da popolazioni romenofone, realizzatosi dapprima con la “Piccola Unione” tra Moldova e Valacchia (1859) e poi con la “Grande Unione” del 1918. Tra i principali promotori intellettuali vi fu Mihail Kogălniceanu, figura centrale del pensiero politico romeno ottocentesco; il suo nome è oggi attribuito all’omonima base aerea in Romania, la più grande installazione militare statunitense nell’Europa orientale.
[3] European Council, European Council meeting (14–15 December 2023) – Conclusions, EUCO 22/23.
[4] European Commission, 2023 Enlargement Package (incl. Moldova Report 2023).
[5] The White House, “Remarks by President Biden Ahead of the One-Year Anniversary of Russia’s Brutal and Unprovoked Invasion of Ukraine,” Royal Castle, Warsaw, Poland, February 21, 2023,
[6] U.S. Department of State, “U.S. Relations With Moldova,” Fact Sheet, 2023, https://www.state.gov/u-s-relations-with-moldova/ ; Congressional Research Service (CRS), Moldova: An Overview (Washington, DC: CRS, 2024)
[7] The White House, “Address by President Donald J. Trump to a Joint Session of Congress,” March 2025, published in Congressional Record, 119th Cong., 1st sess., March 2025.
[8] Congressional Research Service (CRS), U.S. Foreign Aid: Trends and Issues for Congress (Washington, DC: CRS, 2024); USAID, Congressional Budget Justification: Foreign Operations, Fiscal Year 2025 (Washington, DC: U.S. Agency for International Development, 2024).
[9] OSCE, OSCE Mission to Moldova (mandato e attività sulla Transnistria).
[10] EUR-Lex, Protocol No 10 on Cyprus, Act of Accession 2003.
[11] Charles King, The Moldovans: Romania, Russia, and the Politics of Culture, Hoover Institution Press, 2000.
[12] Keith Hitchins, Romania 1866–1947, Oxford University Press, 1994.
[13] European Parliament, Resolution on the importance of European remembrance (19 September 2019), riferimento a Molotov–Ribbentrop.
[14] Constitutional Court of the Republic of Moldova, Decision No. 36 (5 December 2013).
[15]AUR, după declarația Maiei Sandu privind unirea cu România: „Deține întreaga putere, ar putea organiza referendum sau vot în parlament”
Il leader dell’AUR si è spinto fino a sollecitare direttamente la presidente moldava, sostenendo che, disponendo di una maggioranza parlamentare e del controllo dell’esecutivo, non si comprenderebbe quali ulteriori condizioni stia attendendo per indire un referendum.
[16]Motivele pentru care George Simion are interdicție în Ucraina. Guvernul României a publicat răspunsul autorităților de la Kiev
[17] International Republican Institute (IRI), Public Opinion Survey: Moldova.




