Negli ultimi due anni le relazioni tra Tbilisi e l’UE si sono progressivamente deteriorate. La Georgia continua ad essere formalmente interessata al percorso europeo, ma il significato politico della sua integrazione appare radicalmente diverso rispetto al passato.
A lungo le aspirazioni della classe politica e della società della Georgia sono state contraddistinte dal desiderio di integrazione europea. A partire dall’ Accordo di Associazione del 2014 e con la liberalizzazione dei visti nel 2017, le aspettative della Georgia sul percorso di Bruxelles si sono sempre dimostrate piuttosto chiare. Per la classe politica della Georgia le riforme e l’attuazione di cambiamenti regolamentari e istituzionali sul percorso “europeo” sono stati funzionali all’obiettivo politico di determinare l’adesione all’UE e, in un certo senso, ottenere sicurezza e modernizzazione.
Tuttavia, le prime indicazioni del crollo di questo consenso sono emerse nel 2024. Le proteste contro la cosiddetta “Legge sugli agenti stranieri“[1] hanno evidenziato il distanziamento tra il governo e una vasta parte della società urbana. Questo fenomeno non deve essere visto come un fattore isolato, ma piuttosto come uno dei primi segnali di un cambiamento nel processo di integrazione europea nella gestione politica del Paese, passando da un progetto collaborativo e trasformativo a uno che ricorre sempre di più a motivazioni di contenimento e controllo.
L’Unione Europea ha iniziato a perdere la capacità di influenzare il processo politico interno in Georgia diventando causa di accese discussioni politiche. Secondo i sondaggi del National Democratic Institute (NDI), il sostegno all’adesione all’UE è rimasto elevato (circa l’80% nel 2023–2024), ma è cresciuta parallelamente la percezione di un allontanamento del governo dagli standard europei, indicando uno scarto crescente tra orientamento della società e gestione politica del processo di integrazione[2].
Nel corso del 2025, questa tendenza si è rafforzata. Dopo le elezioni locali del 4 ottobre 2025 che hanno riguardato l’elezione dei Sakrebulo (consigli municipali) e dei sindaci nelle principali città georgiane, nelle quali il partito al governo Sogno Georgiano ha vinto in quasi tutte le località, il governo ha ampliato il proprio controllo su tutto il sistema politico, aumentando anche il confronto con l’opposizione. Sogno Georgiano ha ottenuto circa il 47% dei voti a livello nazionale, mantenendo il controllo della maggior parte delle municipalità, inclusa Tbilisi, dove il sindaco uscente Kakha Kaladze è stato riconfermato con circa il 55% dei voti al secondo turno. Le principali forze di opposizione, tra cui lo United National Movement (UNM), si sono fermate complessivamente intorno al 30%[3]. Secondo la missione di osservazione dell’OSCE/ODIHR, le elezioni sono state amministrate in modo generalmente efficiente, ma si sono svolte in un contesto di forte polarizzazione e con criticità legate all’uso delle risorse amministrative e agli squilibri nella competizione politica[4]. Inevitabilmente, ci sono state proteste di vasta scala nella capitale, Tbilisi, con numerosi scontri con le forze di sicurezza e tentativi di irrompere negli edifici istituzionali del governo[5].
Nella sua risposta, il governo ha definito le proteste sostenute dall’esterno come tentativi di destabilizzare il Paese, facendo sempre più spesso riferimento alle “rivoluzioni colorate“, a un presunto intervento occidentale e a tentativi di colpo di Stato[6]. Sebbene il processo non sia stato formalmente accantonato, il crescente distanziamento politico da Bruxelles ridefinisce il significato stesso di allineamento europeo. Nonostante le richieste dell’UE siano ufficialmente riconosciute, vi è una resistenza più evidente su tematiche considerate come una minaccia per l’equilibrio interno del potere[7], in particolare nella giustizia, nei media e nella concorrenza politica. Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026 le autorità hanno iniziato a gestire il dissenso politico in modo più sistematico. Le proteste pubbliche hanno affrontato restrizioni legali più severe ed è stato imposto un controllo maggiore sull’uso degli spazi cittadini. Inoltre, il numero di arresti è aumentato[8].

Contemporaneamente, sono aumentate le tattiche che hanno criminalizzato la politica e gli attivisti (come quando a gennaio 2026 l’ex primo ministro Gakharia è stato condannato a cinque anni di reclusione[9]), mentre l’opposizione politica è sottoposta a pressione crescente.
La repressione in ambito accademico
Questa dinamica si è manifestata anche nel settore universitario, uno dei settori più organizzati e attivamente filo-europei. Tra il 2025 e il 2026 la discussione sulle riforme dell’istruzione superiore è diventata più politicizzata a causa della crescente pressione sulle istituzioni accademiche. Gli attori accademici europei hanno anche criticato le proposte di riforma per aver indebolito l’autogoverno universitario ed eroso la academic freedom[10]. Nello specifico, le riforme dell’istruzione superiore presentate nel 2026 ruotano attorno al principio “one city, one faculty”[11], secondo cui in ciascuna città solo un’università dovrebbe offrire un determinato ambito disciplinare. Il governo ha giustificato la misura con l’esigenza di razionalizzare l’offerta formativa e collegarla meglio al mercato del lavoro. Tuttavia, le critiche si sono concentrate soprattutto sull’impatto su Ilia State University, considerata una delle università più liberali e filo-europee del Paese: secondo Reuters e OC Media, l’ateneo rischierebbe di perdere oltre il 90% dei propri programmi o della propria capacità di ammissione[12]. Preoccupazioni sono state espresse anche per il possibile indebolimento dell’autonomia universitaria, della ricerca interdisciplinare e della compatibilità con il Processo di Bologna e l’European Higher Education Area.

Ilia State University. Foto: https://civil.ge/archives/626314
L’opposizione e la società civile hanno interpretato le riforme proposte in modo diverso e le hanno viste come un ulteriore tentativo di ridimensionare le aree autonome che storicamente sono state collegate all’integrazione europea e alla mobilitazione politica. I rappresentanti del governo del partito Sogno Georgiano, in particolare il primo ministro Irakli Kobakhidze, sono stati i primi ad associare apertamente l’opposizione, le ONG e il resto della comunità occidentale a tentativi di destabilizzare il Paese. Questo processo si è manifestato anche a febbraio 2026, quando il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sul “deterioramento della situazione politica in Georgia”, in cui ha accusato il partito al governo e l’oligarca Bidzina Ivanishvili di distruzione sistematica dello stato di diritto e delle libertà fondamentali[13].
Durante questo periodo, le dispute politiche interne si sono intensificate a causa delle proposte di delegittimare l’opposizione, mostrando l’evoluzione di una tendenza che era in corso da qualche tempo. L’Unione Europea continua formalmente a occupare un punto importante dei piani a lungo termine della Georgia, tuttavia non è più così importante come una volta. Al contrario, si è registrata una tendenza di adattamento selettivo. Ciò significa che in alcuni casi la Georgia seguirà le regole dell’Unione Europea ma ignorerà i valori europei. Dopo le recenti elezioni amministrative, il partito Sogno Georgiano ha continuato a consolidare il proprio potere politico. Le modifiche agli emendamenti hanno consentito una più ampia possibilità di vietare partiti politici o limitare l’attività politica di singoli individui, contribuendo a costruire un quadro legale potenzialmente favorevole a un sistema a partito dominante.
Bruxelles e Tbilisi: un rapporto difficile
È impossibile analizzare il deterioramento delle relazioni tra la Georgia e l’UE senza considerare l’evoluzione dell’approccio europeo. Per un lungo periodo, Bruxelles ha avuto un rapporto complicato con la Georgia; l’UE, infatti, ha dimostrato di essere preoccupata sul fatto che la democrazia della Georgia fosse in declino, ma ha continuato a sostenere l’integrazione della Georgia, evitando misure che potessero compromettere la stabilità politica e geopolitica della regione. Considerando ciò, l’assegnazione dello status di candidato durante il 2023 ha rafforzato la percezione, tra le élite, che si trattasse di un processo negoziabile e relativamente flessibile sul piano politico. Nel corso dell’ultimo anno, il linguaggio europeo è diventato progressivamente più rigido, soprattutto a causa delle tensioni politiche interne, degli scontri con l’opposizione e delle comunità civili e accademiche.
A ciò si aggiunge che l’approccio europeo ha dei limiti strutturali, dovuti alla prevalenza di strumenti tecnici e normativi: l’UE tende a privilegiare strumenti tecnici e normativi e a basare il giudizio sui Paesi candidati su indicatori di conformità formale, il che rischia di sottovalutare le dinamiche reali di potere. Inoltre, il legame della società georgiana con l’integrazione europea mostra segnali di crescente frammentazione. Nelle grandi città, soprattutto Tbilisi, l’Europa significa lavoro e istruzione, e rimane quindi un punto di riferimento concreto. Nelle campagne, invece, il sostegno al percorso europeo è più debole, quindi l’UE viene vista come potenzialmente incompatibile con lo stile di vita conservatore.
Infine, nella relazione tra Georgia e l’UE, il contesto di sicurezza è uno dei principali elementi strutturali. Con la presenza militare russa e la continua “borderization“[14] lungo le linee di separazione con Abkhazia e Ossezia del Sud, la Georgia rimane un Paese vulnerabile. Con queste condizioni e la mancanza di garanzie di sicurezza da parte dell’Europa, l’integrazione della Georgia nell’UE è limitata e riduce il potenziale trasformativo, e le preferenze politiche tendono a spostarsi verso la gestione dei rischi geopolitici al fine di mantenere la stabilità.
Simone Sandrini
Note:
[1] La Law on Transparency of Foreign Influence è stata approvata dal Parlamento georgiano in terza lettura il 14 maggio 2024 ed è entrata in vigore nel giugno 2024. La normativa impone a media e organizzazioni della società civile che ricevono oltre il 20% dei finanziamenti dall’estero di registrarsi come “organisations pursuing the interests of a foreign power”, prevedendo obblighi di trasparenza finanziaria e sanzioni in caso di mancata conformità. Il provvedimento ha suscitato ampie proteste interne e critiche da parte dell’Unione Europea e di altri attori internazionali, per il potenziale impatto restrittivo sullo spazio civico.
[2] https://caucasusbarometer.org/en/ndi-ge/POLDIRN/
[3] https://civil.ge/archives/704962
[4] https://odihr.osce.org/odihr/elections/597267
[5] https://civil.ge/archives/716137
[6] https://civil.ge/archives/654817
[7] Tra il 2024 e il 2026, la Georgia ha mantenuto un elevato allineamento tecnico all’Association Agreement (AA) (oltre il 60% in ambito economico-regolatorio secondo la Commissione europea), mentre le riforme più politiche, incluse tra le 12 priorità UE del 2022, sono rimaste solo parzialmente implementate, indicando un approccio sempre più selettivo.
[8] Dopo le elezioni dell’ottobre 2025, l’inasprimento della Law on Assemblies and Demonstrations e l’uso più frequente degli artt. 166 e 173 della Code of Administrative Offences hanno limitato le proteste e aumentato le detenzioni, con un ricorso crescente anche al Criminal Code of Georgia contro attivisti e opposizione.
[9] Nel gennaio 2026 l’ex primo ministro Giorgi Gakharia è stato condannato a cinque anni di carcere con accuse di abuso d’ufficio e corruzione. La sentenza è stata interpretata dall’opposizione e da diversi osservatori internazionali nel contesto del crescente irrigidimento politico successivo alle elezioni locali del 2025 e dell’aumento della pressione giudiziaria nei confronti di figure politiche e attivisti critici verso il governo.
[10] Le critiche provenienti da attori accademici europei si sono concentrate soprattutto sul rischio di una crescente subordinazione delle università al controllo politico e amministrativo statale. In particolare, la European University Association (EUA) ha espresso preoccupazione per il possibile indebolimento dei meccanismi di governance indipendente degli atenei e per la riduzione degli spazi di pluralismo accademico e mobilitazione studentesca.
[11] https://civil.ge/archives/721085
[12] https://oc-media.org/why-georgias-most-vocal-university-now-faces-the-biggest-cuts/
[13] La risoluzione del Parlamento europeo del febbraio 2026 ha inoltre invitato la Commissione europea e gli Stati membri a valutare misure restrittive individuali nei confronti di funzionari georgiani ritenuti responsabili del deterioramento democratico, segnando uno dei momenti di maggiore irrigidimento del linguaggio politico europeo nei confronti di Tbilisi dall’ottenimento dello status di candidato nel 2023.
[14] Con “borderization” si intende il processo, avviato dopo il 2008, di progressiva delimitazione e rafforzamento delle linee di confine tra la Georgia e le regioni separatiste di Abkhazia e Ossezia del Sud, attraverso barriere fisiche, recinzioni e controlli, che restringono la mobilità locale e consolidano il controllo russo sul territorio.




