Dal carcere alla vittoria: Sadyr Japarov è il nuovo presidente del Kirghizistan

_116417311_hi065131435

Il 10 gennaio i cittadini kirghisi sono stati chiamati nuovamente a votare dopo le contestate elezioni, successivamente annullate, dello scorso ottobre. Sadyr Japarov, ex primo ministro ad interim, aveva già svolto anche il ruolo di presidente in seguito alle dimissione di Jeenbekov. È stata inoltre approvata la riforma sul sistema di governo: il Kirghizistan diventerà una repubblica presidenziale.

Le elezioni annullate di ottobre

Lo scorso autunno è stato un periodo decisamente movimentato per la repubblica centroasiatica. Le elezioni parlamentari dello scorso 4 ottobre sono infatti state annullate in seguito alle numerose proteste dei cittadini. Dei 16 partiti che si erano presentati, solamente quattro avevano superato la soglia di sbarramento del 7% e tre di questi erano filo-governativi. Numerose sono state le irregolarità denunciate, in particolar modo il voto di scambio, fenomeno favorito ulteriormente dalla crisi economica.

I manifestanti non hanno esitato a scendere in piazza, specialmente nella capitale. Sia la Casa Bianca, il palazzo presidenziale, che la sede del Parlamento, sono state nuovamente teatro di rivolte, come nel 2005 e nel 2010. Ci sono stati diversi scontri con la polizia, che hanno causato centinaia di feriti e almeno un morto. Nonostante le elezioni siano state annullate dalla Commissione centrale elettorale in meno di 48 ore, la situazione non si è stabilizzata subito. Sono inoltre state liberate di prigione persone chiave come l'ex presidente Almazbek Atambayev, oggi nuovamente in carcere, e Sadyr Japarov, il neoeletto presidente. Il motivo di tale confusione deve ricercarsi nel fatto che l'opposizione stessa era, ed è, molto frammentata, così come molte divisioni sono presenti ancora oggi all'interno del Paese.

La situazione si è calmata solamente in seguito alle dimissioni dell'ex presidente, Sooronbay Jeenbekov, che il 15 ottobre ha motivato la sua scelta affermando di non voler restare nella storia del Kirghizistan come un presidente che ha versato sangue e sparato ai suoi stessi cittadini. Si tratta del terzo presidente costretto a dimettersi a partire dalla Rivoluzione dei tulipani, avvenuta nel 2005.

Da quel momento ha assunto il ruolo di presidente Japarov, nel frattempo nominato primo ministro ad interim dall'opposizione, perché Kanat Isaev, da poco eletto a capo del Consiglio Supremo, si era rifiutato di ricoprire l'incarico. Japarov ha comunque rinunciato a svolgere sia la funzione di presidente che di primo ministro nel mese di novembre, per concorrere alle ultime elezioni presidenziali. Funzioni che sono state temporaneamente ricoperte da suoi stretti collaboratori.

La vittoria di Japarov e la riforma costituzionale

Diciassette i candidati che si sono presentati alle elezioni presidenziali anticipate del 10 gennaio, ma nessuno di loro è stato in grado di competere con Japarov che, stando ai risultati preliminari, ha ottenuto circa l'80% dei consensi. Adakhan Madumarov, arrivato secondo, ha preso meno del 7% dei voti e tutti gli altri hanno raggiunto percentuali bassissime, consegnando al neoeletto presidente una vittoria schiacciante.

L'affluenza è stata di circa il 40%, molto più bassa delle ultime elezioni presidenziali avvenute nel 2017, dove la partecipazione popolare si attestò intorno al 56%. Questo potrebbe essere dovuto in parte alla sfiducia dei cittadini sulla trasparenza delle votazioni e in parte a irregolarità dovute a problemi tecnici, come riportato da Koops.kg, che ha monitorato il processo elettorale con l'impiego di oltre 1500 osservatori distribuiti in tutto il Paese. Anche Al Jazeera ha evidenziato il fatto che si sia trattato di elezioni molto controverse.

Ma chi è Sadyr Japarov? Entrato in politica nel 2005, fino a pochi mesi fa si trovava in carcere con l'accusa di rapimento ai danni di un governatore provinciale, imputazione che ha sempre respinto. Condannato nel 2013, si è rifugiato in Kazakhstan per poi essere arrestato al suo rientro nel Paese nel 2017. La sua pena è stata successivamente cancellata in seguito alla sua liberazione da parte dei manifestanti e agli eventi dello scorso ottobre, in cui è riuscito a farsi strada e ad emergere come leader.

Contemporaneamente alle elezioni presidenziali, si è tenuto un referendum in cui i cittadini sono stati chiamati a decidere sul sistema di governo. Con l'80,99% di voti, stando agli ultimi risultati, i kirghizi hanno scelto una forma di governo presidenziale anziché parlamentare. Questo rafforzerà ulteriormente i poteri di Japarov, che ha già affermato che non appena sarà approvata la nuova Costituzione attuerà molte riforme politiche.

Durante la sua prima conferenza stampa come presidente neoeletto, Japarov ha esposto il suo programma, toccando diversi punti. Ha detto di non voler commettere gli errori che sono stati fatti dal precedente governo e che la corruzione che ha caratterizzato gli ultimi 30 anni del Paese non sarà più tollerata. In riferimento alla crisi economica dilagante, ha affermato che ci vorranno tra i tre e i cinque anni per migliorare realmente lo stato delle cose.

Japarov ha anche sottolineato l'importanza della Russia come principale partner strategico del Paese in seguito al crollo dell'Unione Sovietica. Putin, d'altra parte, non ha esitato a mandare un telegramma di congratulazioni al neoeletto presidente, in cui esprime anche la sua speranza che la nuova nomina di Japarov possa contribuire a rafforzare ulteriormente i legami tra i due Stati. Ha inoltre sottolineato come questa relazione sia importante anche per la stabilità e la sicurezza della regione centroasiatica.

Quello che preoccupa maggiormente molti membri dell'opposizione kirghisa è la concentrazione di potere nelle mani di una sola persona. La bozza della riforma costituzionale ha ricevuto già diverse critiche, tra cui quella dell'ex presidente Roza Otunbayeva, secondo la quale gli emendamenti non rispettano il diritto internazionale. Ma sono molti i politici ad essere preoccupati da questa situazione.

Anche l'ex presidente Bakiyev (tra gli altri), di cui Japarov era sostenitore, tentò di incrementare i suoi poteri e quello che ne conseguì fu una cruenta rivolta. Ma quello che in molti temono non sono solo nuove insurrezioni che potrebbero colpire il Paese, da anni altamente instabile a livello politico. Ad oggi il rischio più grande è che quella che fino ad ora sembrava essere "la Repubblica più democratica dell'Asia centrale" si stia in realtà avviando verso una forma di autoritarismo molto preoccupante.


Joe Biden, il Medio Oriente e la Russia
Gli Stati Uniti e il nodo bielorusso

Related Posts

 

Comments (0)

There are no comments posted here yet

Leave your comments

  1. Posting comment as a guest. Sign up or login to your account.
Attachments (0 / 3)
Share Your Location

Iscriviti alla nostra Newsletter

Tag Cloud

nucleare Azerbaigian Europa Baltico Russiagate Ideologia Politica estera relazioni internazionali russkaja ulica Kirghizistan migrazioni Sicurezza Macedonia Bessarabia Zakharova Ucrainagate Midterm Università Ossezia del Sud Assad trattato di pace Demografia tossicodipendenza reportage 2024 Ungheria Estremo Oriente Naval'nyj Nato 1989 estrema destra Gas naturale Cremlino Eco Internazionale Regime Change liberalismo 1941 Kim G7 Tagikistan Economia epidemie Costituzione Welfare HIV nazismo età dei torbidi migranti Cronache di viaggio Partenariato orientale Prigožin Siria PIL sviluppo governo russo Romanov politica interna Aleksej Naval'nyj militari Polonia Putin Spagna Islam INF incendio diritto oligarchi Pashinyan rivoluzioni colorate Nagorno Karabakh Proteste #economia Olocausto Curdi opposizioni Seconda Guerra Mondiale Montenegro Grande Gioco Tajikistan Mosca Krymskij most muro di Berlino spionaggio Brest-Litovsk Runet finanza #cina #asiacentrale Arabia Saudita Regno Unito Svezia Sergej Baburin Corea del Sud Cernenko autocefalia troll Vladivostok Sobčak Partito Comunista Kuznetsov Sputnik Georgia Protocollo di Minsk Unione Europea caso Skripal Giappone El'cin Passaporto soft power Unione influenza SGC Joe Biden Svetlana Tikhanovskaja cultura Biden russofobia Jabloko sondaggi elettorali Sorge Minsk lingua Beirut ingerenze russe Tokayev Pubblicazioni crisi Uzbekistan propaganda Riforme hacker femminismo Macron Mare del Nord Dmitrij Medvedev inquinamento nomadismo Pietro il Grande #sanzioni Caspio Egitto Turkmenistan rivoluzione di velluto Federazione Russa Parigi Haftar Turchia Eltsin Tripoli Ambiente scramble for Africa RussiaToday coronavirus Asia centrale summit FIFA Guerra Rosneft anti-liberalismo Israele Salman Rocchelli sport Reagan religione Lituania Giornalismo Kazakistan Paesi Baltici Serbia sanità Gazprom spie DNS tradizioni popolazione Sondaggi Crimea Cosacchi via della seta Patriarca Kirill elezioni Helsinki URSS politica estera Governo nazionalismo Cipro Mar Rosso Kerč’ Palestina Romania Abcasia scenari politici eroina Kiev Italia Aliyev ortodossia Asia Centrale #commercio Chiesa Ortodossa Russa Banca centrale Franco Trident Juncture 2018 OPK #russia LDPR opposizione politica Africa rete Olimpiadi Guerra civile siriana comunismo WADA Katyn gas Poroshenko FSB Referendum politiche energetiche Pensioni spesa militare Zelenskij #silkbeltroad Ilham Aliyev LGBT Alessandro II Elezioni Usa 2020 PCUS Flame Towers Medio Oriente terrorismo Gorbačëv Finlandia Nord Stream 2 Business Russia Rivoluzione Cantata Lettonia internet Opposizione gasdotto Ecologia petrolio Afghanistan Mondiali Armenia ISIS Grigorij Javlinskij #obor Transiberiana Michele I Lukashenko geopolitica Conte Donbass dazi americani Armi Aral Sudan Peredača Asia Politica Ksenija Sobčak Unione sovietica Mondiali 2018 Power of Siberia jihad Soft power Trump PCFR Transnistria Rosatom Astana estremismo Germania Iran Bielorussia Caucaso L'Orso Polare Relazioni internazionali Kyrgyzstan Cittadinanza Partito del Progresso Levada imperialismo UE Shoah nord stream Oriente Lavrov Usa Russia Unita Istituzioni opinione pubblica Estonia Informazione Golunov interviste Nigeria candidati antiterrorismo Boris Titov Krasnodar Cherchesov WC2018 tecnologia Diritti civili esercito Gennadij Zjuganov Guerra fredda Battaglie storiche Azerbaijan Turismo Chiesa ortodossa Siberia Akinfeev minoranza Mar Baltico elezioni presidenzali monarchia Occidente India bitcoin questioni di genere Ucraina OPEC popoli Kaczynski Vedemosti Società visita di Stato proteste in Russia Casa Bianca stalinismo settore estrattivo TANAP Ricostruzione Balcani Idlib incidente ebraismo Russia Bruxelles Moldavia SCO Giovani Francia Kazakhstan Rojava Storia Markiv Terre Rare inchiesta Vaticano Ara Nagorno-Karabakh corruzione partiti export armi Arkadij Babcenko Poltava Rublo LIbano Difesa droni Maxim Surajkin Eurasia Diritti umani S-400 Vladimir Žirinovskij Tusk green energy climate change Russkij Mir TAP Disarmo Calcio Cripto Valley G8 WCIOM boicottaggio Vladimir Putini zar Roma Stalin Merkel Marina Minchenko Group Consulting Chabarovsk ISP Covid-19 cooperazione spese militari Cina Diplomazia Pavel Grudinin Baku Curili frozen conflicts Theresa May Austria Venezuela Vladimir Putin diritti Corea elezioni presidenziali Sanzioni energia gay Kortezh Zurabishvili Mediterraneo Gibilterra Baltici Smolensk Vostok18 Democrazia Artico Pamfilova SergeJ Skripal Nazarbayev Skripal Clima Antisemitismo Santa Sofia Mare doping migrazione Stati Uniti Nikita Chruščëv criptovalute Costituzione Russa Saakashvili Libia Nenets K-19 Cecenia lago Bajkal Panslavismo separatismo San Pietroburgo Papa Francesco Anatolij Sobčak società