Strategia energetica 2035: meno programmazione e più flessibilità nella visione russa

 
A giugno il governo russo ha approvato la strategia energetica nazionale al 2035. Un documento che elenca priorità ed obiettivi del Paese ma che manca di una visione strategica omnicomprensiva; una conseguenza delle caratteristiche strutturali del sistema decisionale della Federazione. Si conferma il ruolo centrale del gas mentre le rinnovabili occupano una posizione marginale.

Il 10 giugno scorso il primo ministro russo Mikhail Mishutsin ha approvato la Strategia Energetica Russa al 2035. La strategia è stata redatta dal Ministero per l'Energia russo e consegnata al governo lo scorso ottobre. Il Piano punta a delineare le linee direttrici della politica energetica nazionale, indicando gli obiettivi di sviluppo per i singoli settori. Un compito non facile sullo sfondo di un contesto in continua mutazione, non da ultimo per l'impatto del virus Covid19 sul sistema economico ed energetico internazionale. Il virus ha avuto l'effetto di accelerare alcuni trend che si stavano già affacciando sul settore energetico dalla fine del 2019, consolidandone gli effetti e amplificando le conseguenze sui singoli Paesi. Il mercato del gas in particolare è stato particolarmente colpito con una caduta dei prezzi ai minimi da 20 anni.

Il documento del Ministero indica degli obiettivi piuttosto generici per il settore energetico: diversificazione delle rotte di esportazione, consolidamento della posizione della Russia nei mercati energetici mondiali, riduzione dell'intensità energetica e delle emissioni e sviluppo del settore delle rinnovabili. Sono tematiche in linea con la strategia storica del Paese e aggiornati secondo le ultime tendenze emerse nella comunità internazionale (riduzione delle emissioni e maggiore ruolo delle rinnovabili nel mix energetico).

Per quanto riguarda le energie rinnovabili il documento rileva che nel 2018 il contributo delle fonti da energia solare ed eolica hanno contributo allo 0,02% dell'output energetico del Paese; l'obiettivo è di portare tale soglia allo 0,7% entro il 2035. Uno aumento in proporzione significativo ma comunque ben al di sotto rispetto alla media nazionale a livello globale di produzione di energia da fonti rinnovabili che si attesta attorno al 10%. Proprio il settore delle rinnovabili non trova molto spazio nel documento russo.

Per quanto riguarda le fonti fossili, gli obiettivi di output petrolifero rimangono sostanzialmente invariati (da 555Mt del 2018 ai 560Mt al 2035). Vale la pena invece approfondire la sezione dedicata al settore del gas, in cui viene riconosciuto il ruolo sempre più rilevante dell'LNG e del mercato asiatico.

Il settore del gas tra esportazioni via pipeline e LNG

Eastern Gas Program (Fonte - Gazprom)

Gazprom si conferma il vettore principale del settore del gas all'interno della Strategia energetica russa. Accanto al gigante statale viene riconosciuto all'azienda privata Novatek il primato nel settore dell'LNG. Gli obiettivi in termini di produzione prevedono di passare dai 727 Bcm del 2017 a 907bcm o 935 (forbice tra scenario più basso e più alto) al 2035.

Gazprom e Novatek vengono indicati dunque come i due soggetti principali responsabili per il raggiungimento degli obiettivi di esportazione del gas della strategia energetica russa. Gazprom attraverso i gasdotti, Novatek con l'LNG. Il documento prende atto del ruolo ormai rilevante dello shale gas degli Stati Uniti e della loro capacità di esportazione, soprattutto verso i porti europei, che ha reso il mercato europeo più incerto per la Russia. Per mezzo dell'ormai prossimo completamento dei gasdotti Nord Stream 2 e Turkstream. Mosca per assicurarsi un ruolo nelle forniture energetiche europee nel medio periodo, ma in ottica di garantire alla Russia un ruolo di prim'ordine nello scenario energetico globale il Cremlino guarda ad Est.

Il gasdotto Power to Siberia, assieme alle piattaforme Yamal per l'esportazione di LNG, saranno gli asset che permetteranno alla Russia di occupare una posizione sempre più rilevante nel mercato asiatico del gas. Secondo gli obiettivi, le esportazioni di LNG sono previste triplicare entro il 2024. La Russia punta a incrementare ulteriormente lo sfruttamento dei giacimenti di gas di Chayandinskoye e di Kovykta, da cui il gas estratto sarà diretto in Cina via pipeline, mentre il giacimento di Sakhalin potrà essere dedicato all'estrazione di gas per l'esportazione di LNG.

Inoltre, il Cremlino guarda sempre con maggiore interesse alla rotta artica, anche in questo caso confermando la crescita di importanza strategica di questa regione di fronte all'evolversi della situazione climatica e all'affacciarsi di altri attori interessati a sfruttare i vantaggi commerciali e le risorse di quest'area.

Dal punto di vista delle policy non è stata indicata alcuna roadmap per il rafforzamento dei meccanismi di libero mercato interno e di accesso, sebbene questo obiettivo risulti tra gli obiettivi indicati dalla strategia. Il libero accesso a terze parti al sistema di distribuzione e un maggiore ruolo dei produttori indipendenti di gas non vengono dunque incentivati, cristallizzando di fatto la situazione alla situazione attuale.

Una strategia che manca di visione complessiva

La Strategia Energetica Russa al 2035 parte in posizione di svantaggio, in quanto non è stata ancora aggiornata rispetto all'impatto che il virus Covid19 sta avendo sul sistema energetico a livello mondiale. Il virus ha amplificato gli effetti di alcuni trend emersi già nel 2019, quando la strategia energetica era nelle fasi finali di redazione.

Al netto di ciò, in prospettiva il documento rivela un quadro ben più complesso che omette di affrontare quelle che sono alcune delle principali debolezze strutturali del sistema non solo energetico, ma anche industriale, russo. Tra queste: 

  • un comparto produttivo che fa grande affidamento sulla produzione ad alta intensità energetica e che non prevede sostanziali cambiamenti nei mix energetici per la produzione industriale; 
  • il ruolo delle rinnovabili marginale; 
  • indicazioni di policy in termini di sviluppo del mercato del gas e dell'applicazione delle tecnologie digitali alla gestione dei sistemi energetici non abbastanza dettagliate.


Come suggerisce il rapporto dell'Atlantic Council, il documento emendato dal ministero manca di una visione strategica di lungo periodo. In questo modo l'approccio russo alla propria politica energetica molto probabilmente continuerà ad essere caratterizzato da una ampia flessibilità e reattività alle situazioni contingenti, uno strumento in grado di giocare a supporto della politica estera, e viceversa, attraverso la gestione e la rimodulazione delle esportazioni di materie prime.

Ecco dunque che torna la centralità dello sviluppo degli asset di esportazione del gas LNG, il cui mercato sta evolvendo verso forme di compravendita sempre meno legate al prezzo del petrolio, e più incentrato su prezzi sport rispetto alle formule take or pay. Tutti elementi che contribuiscono a una maggiore flessibilità e possibilità di agire sulle esportazioni in base alle necessità della leadership russa

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