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Home Asia Centrale

Il secondo Belt and Road Forum: un primo bilancio dei piani cinesi per la Nuova Via della Seta

di Andrea Rosso
29 Maggio 2019
in Asia Centrale, Economia, Politica estera russa, Russia
Tempo di lettura: 6 mins read
Il secondo Belt and Road Forum: un primo bilancio dei piani cinesi per la Nuova Via della Seta

Con il secondo Forum della Belt and Road Initiative di aprile Pechino ha voluto dimostrare al mondo intero la solidità dell’intesa politica a sostegno dell’iniziativa cinese. Tuttavia, mentre alcuni dei progetti della BRI prendono forma, si definiscono meglio quelle che saranno le sfide che la Cina dovrà affrontare per vedere realizzato l’insieme dei suoi piani.

Dal 25 al 27 aprile scorso si è tenuto a Pechino il II Forum per la Cooperazione Internazionale, il Forum promosso dal governo cinese per riunire e rilanciare l’iniziativa della Belt and Road Initiative, la nuova via della Seta Cinese.

Il Forum di aprile arriva in seguito a una serie di visite istituzionali di alto profilo, tra cui anche l’Italia, che il Presidente Xi ha concluso nei principali Paesi partner dell’iniziativa. Il premier Conte ha ricambiato la visita del presidente Cinese ed era a Pechino, unico tra i Paesi del G7 a partecipare al Forum e alla BRI, assieme ad altri 36 Capi di Stato e oltre 5000 delegati.

Dal palco del Forum il Presidente cinese ha presentato le prossime fasi dell’iniziativa, che prevedono la finalizzazione di molti accordi di cooperazione a carattere commerciale e finanziario, rassicurando la platea, e il resto del mondo, che i progetti sarebbero stati realizzati all’insegna dei più alti standard di efficienza e trasparenza.

Dalla presentazione del progetto, infatti, la maggiore preoccupazione della Comunità internazionale è che l’iniziativa sia un tentativo cinese di ridisegnare le rotte della globalizzazione e di assicurarsi le risorse necessarie anche per mezzo di accordi con Paesi più esposti alla cosiddetta trappola del debito. Un caso esemplificativo è quello delle infrastrutture del porto di Hambantota, nel sud dello Sri Lanka. Il progetto del porto, realizzato con un investimento di 1.4 miliardi di dollari, l’85% dei quali garantiti dalla banca cinese Exim, è stato dato in concessione a una società cinese per la durata di 99 anni una volta che il governo di Colombo, troppo debole politicamente ed esposto finanziariamente, non è stato in grado di ripagare la somma a Pechino.

La collaborazione con l’Italia

Il governo italiano ha firmato 29 di accordi con Pechino nel contesto della BRI per un valore di 7 miliardi di euro. Nel memorandum firmato tra i due Paesi, e nei successivi colloqui, la Presidenza del Consiglio si è premurata di tutelare quei requisiti di sostenibilità, efficienza e protezione del diritto intellettuale, cardini della visione Europa di partnership commerciale.

Proprio questi ultimi punti sono stati al centro dei timori e delle critiche espresse dagli alleati europei; Francia e Germania stipulano accordi miliardari con la Cina, ma al di fuori del perimetro dei Memorandum of Understanding. Proprio dalle parole del ministro tedesco delle finanze sono di aiuto per capire i timori europei. Il Ministro, ha riportato le parole del Presidente XI secondo il quale la Cina seguirà “transparent investment rules, to a level playing field, to sustainability, equal rights and opportunities for the companies concerned”.; il riferimento è alla presenza delle compagnie cinesi nel mercato europeo e la difficoltà che molte volte incontrano imprese occidentali a fare investimenti in Cina.

Tuttavia le parole del ministro tedesco rappresentano una provocazione in quanto nel discorso di XI non è presente quella formula ma un più generico e vago “We will expand market access for foreign investment in more areas, and we will continue to slash the negative list.”

La collaborazione con la Russia

Tra gli ospiti di maggiore rilievo al Forum a Pechino è da segnalare la presenza del Presidente Putin. Russia e Cina condividono già numerosi progetti che coprono soprattutto l’industria pesante e l’energia. L’intenzione cinese di sviluppare un ramo della via della seta attraverso il territorio russo si scontra però con la carenza delle infrastrutture oggi operative.

Anche per questo motivo uno dei settori di più stretta collaborazione tra i due governi è il settore ferroviario, al fine di velocizzare il trasporto di merci e persona lungo i vettori di terra attraverso l’Eurasia. Le Ferrovie Russe RZhD stanno finalizzando accordi con investitori cinesi per la realizzazione dell’alta velocità tra Mosca e Pechino, da estendere poi fino a Berlino. L’obiettivo è di trasportare fino a 180 milioni di tonnellate di merci lungo la linea entro il 2024 contro le attuali 120; dal punto di vista commerciale restano molti punti da chiarire sulle tariffe da applicare alle merci in transito sul territorio russo. Inoltre al momento i progetti si sono dimostrati poco sostenibili dal punto di vista finanziario e non potrebbero essere continuati senza un generoso sostegno da parte dei governi dei rispettivi Paesi. Infine, a livello ingegneristico restano numerose sfide da risolvere che stanno facendo lievitare i costi del progetto.

Per ora la più stretta collaborazione tra Mosca e Pechino si dimostra quella in campo energetico. Di recente la compagnia petrolifera di Stato cinesi CNPC e CNOOC hanno acquisito una quota del 10% a testa della quota di Novatek nel contesto del progetto Artic 2 che prevede la realizzazione di infrastrutture per la liquefazione del gas naturale russo e la sua esportazione attraverso le nuove rotte artiche.

I rischi per la sicurezza

Le speranze cinese di realizzazione dell’interezza dei progetti della BRI si scontrano però con l’instabilità politica ed economica di alcuni dei Paesi partner coinvolti. In occasione del primo Forum del 2017, l’Economist Intelligence Unit aveva pubblicato un rapporto nel quale veniva sottolineato il rischio sul fronte della sicurezza per molte delle iniziative cinesi.

A maggio in Pakistan, presso la città di Gwandar – porto strategico in quanto sarebbe collegato all’entroterra cinese permettendo l’esportazione via mare delle merci di Pechino senza passare per lo stretto di Malacca – ospiti internazionali e cinesi sono stati oggetto di un attentato da parte del Baloch Liberation Army. L’attacco è avvenuto sullo sfondo dell’aspro conflitto che prosegue nel Balochistan pakistano, ma in questo caso il gruppo coinvolto ha dichiarato: China or any other foreign power will not be allowed to exploit the natural resources of Balochistan and they will be targeted with brute force until and unless they leave Balochistan“. La presenza straniera cinese contribuisce a far risorgere tensioni precedenti e viene strumentalizzata in questo modo per legittimare la contrapposizione di movimenti di protesta, violenti o meno, ai governi in carica.

E’ chiaro come la BRI rappresenti il cardine della strategia di proiezione globale della Cina. La narrazione cinese a supporto dell’iniziativa parla di prosperità e armonia e si rivolge verso tutti i partner dei progetti. Ora però che vengono delineati i prossimi sviluppi dei singoli progetti, i rischi e le resistenze di tipo politico, economico e della sicurezza agli intenti cinese si fanno maggiormente percepibili.​​​

Tags: #asiacentrale#commercio#obor#silkbeltroadCinaRussia
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Andrea Rosso

Andrea Rosso

Coordinatore desk Energia e Ambiente. Laureato in Scienze Internazionali e Diplomatiche presso il SID di Forlì. Ha studiato e lavorato all’estero approfondendo la conoscenza dell’area post sovietica con soggiorni di studio in Russia, esperienze lavorative presso il MAECI e l’OSCE e presso una ONG internazionale in Tagikistan. Già analista energetico, segue con passione gli sviluppi principali inerenti l’energia e l’ambiente nell’area post sovietica e non solo.

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