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Home Politica estera russa

Trump sulla Russia: Dr Jekyll and Mr Hyde

di Redazione
19 Febbraio 2020
in Politica estera russa, Russia
Tempo di lettura: 6 mins read
Vladimir_Putin_and_Donald_Trump_at_the_2017_G-20_Hamburg_Summit_4.jpg

​L’inconciliabile contrasto tra le posizioni personali di Trump e quelle del suo stesso governo rende ancora ondivaga e opaca la politica estera degli Stati Uniti verso la Russia.

Continua la serie di approfondimenti svolti in collaborazione con il progetto Elezioni Usa 2020. Intento comune, quello di capire se e come le prossime elezioni statunitensi di novembre cambieranno i rapporti tra Mosca e Washington.

Quando si parla di Russia e Stati Uniti a tutti viene in mente l’indagine sul Russiagate, e gli strani contatti tra il presidente Donald J. Trump e il suo team e gli agenti russi. La domanda che più spesso ci si pone è: “Trump è colluso con la Russia?”. Se si guarda alle azioni della sua amministrazione si può notare un chiaro scollamento con la sua retorica.

Le posizioni di Trump

Sia da candidato che da presidente, Donald J. Trump ha avuto un approccio alla questione russa senza precedenti nella politica statunitense. Invece di presentare la Russia come un regime autoritario che minaccia gli Stati Uniti, Trump ha spesso cercato un riavvicinamento con Mosca e in particolar modo ha cercato di avere un rapporto di amicizia, o almeno di simpatia personale, con il presidente russo Vladimir Putin.

Già a partire dalla Convention del Partito Repubblicano dell’estate del 2016, quando si scrive effettivamente la piattaforma politica per le elezioni, la campagna di Trump ha agito in maniera inusuale. Si è disinteressata di tutto il processo di elaborazione tranne che per la parte della questione russa. L’obiettivo era ottenere che nella piattaforma repubblicana il GOP non chiedesse più di fornire armi all’Ucraina per combattere le forze russe e ribelli nell’est del Paese.

I legami tra la campagna di Trump e la Russia erano così strani che l’FBI è arrivata ad aprire un’indagine nel corso della campagna elettorale per capire se fosse in atto una collusione e se lo stesso candidato Trump ne fosse parte integrante.

Negli anni Trump ha più volte elogiato il presidente russo. Si è riferito a lui come “una persona così gentile”, l’ha definito un “leader forte” che ha fatto “un ottimo lavoro superando in astuzia il nostro Paese”. Trump ha anche affermato di “andare molto d’accordo” con il presidente russo.

In questi anni di presidenza, Trump ha cercato più volte di stringere un rapporto personale con Putin. Da quando è entrato in carica, il presidente americano ha parlato privatamente con la sua controparte russa almeno 16 volte, sia telefonicamente che di persona.

Una delle costanti di questi incontri o colloqui è stata la mancanza di fiducia, da parte di Trump, nel suo staff. Ad esempio nel 2017, alla fine di un incontro con Putin a margine del G20 di Amburgo a cui aveva partecipato anche l’allora segretario di Stato Rex Tillerson, Trump si era fatto consegnare gli appunti dell’interprete statunitense. Sempre in quell’occasione, Trump e Putin hanno parlato tra di loro alla cena dei leader del G20 con la sola presenza dell’interprete russo.

Il 20 marzo 2018 Trump ha chiamato Putin per congratularsi per la sua rielezione. Successivamente i media americani hanno scoperto che le note preparate dall’intelligence gli avevano suggerito di “non congratularsi” con il presidente russo per quella che è stata considerata come una vittoria pilotata.

Una settimana dopo, il Cremlino ha riferito che Trump aveva proposto di incontrarsi con Putin alla Casa Bianca, in quella che sarebbe stata la prima visita di un presidente russo dal 2005. Tale incontro avrebbe dovuto tenersi ad inizio 2019, ma di fronte alle proteste provenienti anche da esponenti del suo stesso partito è stato posticipato a data da definirsi.

Il caso delle interferenze russe rimane emblematico. Infatti, nonostante tutte le agenzie di intelligence americane e il rapporto conclusivo del procuratore speciale Robert Mueller sostengano che la Russia abbia interferito nelle elezioni del 2016, Trump si è sempre rifiutato di riconoscere che la cosa sia avvenuta.

Durante la conferenza stampa a seguito del vertice bilaterale di Helsinki del 16 luglio 2018, alla domanda se Trump credesse alle agenzie di intelligence o a Putin in merito alle interferenze nelle elezioni, Trump ha risposto in maniera vaga.

“Persone sono venute da me, Dan Coates [il direttore dell’intelligence nazionale, nda] è venuto da me e da altri, hanno detto di pensare che sia stata la Russia”, ha detto Trump. “Il presidente Putin dice che non è stata la Russia, non vedo alcuna ragione per cui dovrebbe mentire”.

Nel corso della stessa conferenza stampa a Putin era stato invece chiesto: “Presidente, lei voleva che Trump vincesse le elezioni?”. La risposta è stata: “Sì, volevo che vincesse perché ha parlato di normalizzare le relazioni tra i nostri due Paesi”. A seguito di quella conferenza Trump si è attirato le critiche dei principali quotidiani e anche di diversi esponenti Democratici e Repubblicani.

Ma ogni volta che a Trump è stato fatto notare il suo comportamento accomodante, il presidente ha sempre risposto: “Non c’è mai stato un presidente così duro con la Russia come lo sono stato io”.

Ogni volta che a Trump è stato fatto notare il suo comportamento accomodante, il presidente ha sempre risposto: “Non c’è mai stato un presidente così duro con la Russia come lo sono stato io

Cupcake Ipsum, 2015

Le posizioni dell’Amministrazione Trump

In effetti, nonostante le parole di apertura di Trump sulla Russia, la sua Amministrazione si è mossa molto diversamente sulla questione, spesso agendo in modo aggressivo e in linea generale senza grandi scostamenti dalla normale politica americana.

Ad agosto 2017, il presidente Trump ha ad esempio firmato il Countering America’s Adversaries Through Sanctions act (CAATSA), una legge che imponeva nuove sanzioni contro la Russia, l’Iran e la Corea del Nord. Nell’ottobre di quello stesso anno, Il Dipartimento di Stato ha pubblicato le linee guida sull’attuazione della Sezione 231 del CAATSA, dove venivano specificate 39 entità che operavano per conto dei settori della difesa o dell’intelligence russi.

Nel dicembre 2017, la Casa Bianca ha pubblicato la sua National Security Strategy, dove la Russia (insieme alla Cina) veniva identificata chiaramente come un avversario e un pericolo per gli Stati Uniti. Ad inizio 2019 i funzionari dell’intelligence statunitense hanno consegnato al Congresso la loro valutazione annuale delle minacce globali alla sicurezza nazionale identificando la cooperazione tra Cina e Russia come la loro principale preoccupazione strategica.

In questi anni l’amministrazione Trump ha continuato a imporre sanzioni, a rilasciare dichiarazioni e avvertimenti e ad agire come se la Russia fosse un nemico. In Siria si è mossa diverse volte militarmente contro anche la Russia. Nel 2018 un bombardamento statunitense ha ucciso centinaia di forze siriane e di mercenari russi presenti nel Paese.

Il 25 luglio 2018 il segretario di Stato Mike Pompeo ha annunciato una policy formale riaffermando l’opposizione degli Stati Uniti all’annessione della Crimea da parte della Russia. C’è poi stato il ritiro dall’Intermediate-range Nuclear Forces (INF) Treaty, trattato sulle armi nucleari del 1987, con l’accusa alla Russia del suo mancato rispetto.

Prima Pompeo ha dato 60 giorni a Mosca per tornare a rispettarlo, poi lo stesso Trump ne ha annunciato la formale uscita, una volta stabilito che la Russia non intendeva farlo (Mosca ovviamente nega tutte le accuse). Nel frattempo, gli Stati Uniti hanno continuato a imporre sanzioni sulla Russia per vari motivi: interferenze nella politica americana, azioni criminali, attacchi hacker, etc.

Washington si è anche duramente opposta alla costruzione del gasdotto Nord Stream 2 tra Russia e Germania, che a suo avviso rafforzerebbe il potere contrattuale di Mosca con l’Europa e indebolirebbe ulteriormente l’Ucraina. Gli Stati Uniti hanno anche imposto sanzioni su chiunque lavori alla costruzione del gasdotto, portando la società svizzera che se ne occupava a tirarsi indietro.

Nonostante le moltissime critiche di Trump alla NATO, la sua Amministrazione ha armato alcuni Paesi europei. In particolare la Polonia e la Romania hanno acquistato i sistemi missilistici Patriot, gli aerei da combattimento statunitensi F-16 sono stati venduti a diversi alleati e Ucraina e Georgia hanno acquistato missili anticarro di Javelin per rafforzare le loro difese contro le forze russe.

La NATO ha anche aumentato il volume delle esercitazioni militari in Europa. Le esercitazioni Defender 2020, in programma tra febbraio e giugno 2020, saranno la terza più grande mobilitazione in Europa dopo la Guerra fredda. Oltre 20.000 soldati verranno impiegati per mettere alla prova la capacità di risposta contro una possibile invasione russa.

Per il Cremlino la situazione americana è in chiaroscuro. Da una parte c’è un presidente che tenta in vari modi di avere un migliore rapporto con la Russia e dall’altra un’amministrazione e un apparato statale che lavorano in continuità, con la classica politica statunitense degli ultimi anni che vede la Federazione Russa come un avversario politico e militare. Appare difficile quindi ipotizzare cosa possa accadere in futuro, ma i particolari rapporti avuti da Trump e dai suoi collaboratori con agenti russi durante il 2016 rischiano di far sì che qualsiasi azione intrapresa dal presidente e dalla sua amministrazione sia vista sempre come non sufficiente a scagionarlo.

Lorenzo Ruffino, collaboratore di Elezioni Usa 2020

 


Tags: RussiaStati UnitiTrumpVladimir Putin
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