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Home Energia e Ambiente

Nord Stream 2, dove eravamo rimasti?

di Redazione
28 Dicembre 2020
in Energia e Ambiente, Politica estera russa, Russia
Tempo di lettura: 6 mins read
40 raggi. Storia del Kirghizistan
Operazioni di costruzione di un microtunnel nella sezione tedesca nella baia di Greiswald, Germania. Foto: Nord-stream2.com

Con l’elezione di Joe Biden alla Casa Bianca, Russia e Germania guardano al futuro del progetto Nord Stream 2. Il gasdotto è da sempre stato osteggiato dalle amministrazioni USA, interessate a limitare l’influenza del Cremlino sull’Europa per mezzo delle esportazioni di gas. Mentre a Washington Joe Biden prepara la sua squadra di governo, Berlino e Mosca cercano di posizionarsi al meglio in vista delle nuove sanzioni appena approvate dal Congresso degli Stati Uniti.

Al termine del 2020 torna a salire la tensione attorno al progetto del Nord Stream 2 – il gasdotto che permetterà il raddoppio – da 55 a 110 bcm/anno – della capacità di esportazione di gas dalla Russia direttamente alla Germania.

Dopo un anno di pausa sono ricominciate le operazione di completamento della posa dei tubi. I lavori sono iniziati nel 2018 e attualmente mancano circa 150 km sui 1234 km complessivi, per ultimare il percorso tra le acque danesi e quelle tedesche. I lavori di completamento sono proseguiti a singhiozzo nel corso dell’ultimo anno e mezzo a causa delle sanzioni USA che, man mano che precedeva la realizzazione, hanno coinvolto vari soggetti tra industrie e privati responsabili della costruzione delle infrastrutture.

L’intesa tra Germania e Russia ha alimentato non solo la reazione degli Stati Uniti, che vedono nella pipeline un’ulteriore leva di influenza di Mosca negli affari europei sfruttando la dipendenza energetica del continente, ma anche lo scetticismo europeo. La realizzazione del progetto permetterebbe e Berlino di realizzare gli obiettivi della strategia energetica Energiewende nazionale e di ritagliarsi maggiori vantaggi economici alimentando il proprio sistema produttivo con il gas russo, a scapito anche dei competitors europei e della realizzazione di una politica energetica comune.

Cosa è successo nel dicembre 2020?

La nave posatubi Fortuna – Foto: vesselfinder.com

A dicembre il Congresso degli Stati Uniti ha varato la legge di bilancio per la difesa, che contiene il Protecting Europe’s Energy Security Clarification Act of 2020 (Peesa), ossia lo strumento per mezzo del quale è possibile applicare sanzioni extraterritoriali a quei soggetti coinvolti nella realizzazione del Nord Stream 2. L’ultimo aggiornamento dell’atto prevede la possibilità di sanzionare società assicurative e di certificazione che prenderanno parte a valutazioni sulle opere e materiali necessari al completamento del progetto tra Russia e Germania. In seguito all’approvazione della legge la società norvegese Det Norske Veritas-Germanischer Lloyd (DNV-GL), la principale società di classificazioni di navi al mondo, si è ritirata dal progetto dichiarando in un comunicato che “le attività di gestione del rischio per le navi attrezzate che servono il progetto Nord Stream 2 sono soggette a sanzioni statunitensi“.

Contestualmente all’iter di approvazione della legge per la difesa statunitense, nel Mar Baltico Gazprom ha accelerato le operazioni per completare l’ultima sezione del gasdotto. Dopo il ritiro a causa delle sanzioni approvate lo scorso dicembre della società svizzera Allseas, che era impegnata con una speciale nave posatubi, Gazprom ha fatto ricorso all’unità battente bandiera russa Fortuna. Il 29 dicembre la nave ha completato la posa del tratto di 2.6km di tubazioni entro la Zona Economica Esclusiva tedesca; la società Nord Stream 2 ha fatto sapere in un comunicato che i lavori nelle acque danesi riprenderanno regolarmente a gennaio 2021. Sempre la società ha inoltre dichiarato che non é possibile fare previsioni circa le tempistiche di completamento dei lavori.

Nel frattempo, sulla costa tedesca, le autorità locali si sono mobilitate per prevenire ulteriori possibili contraccolpi collegati all’applicazione di nuove sanzioni USA. I rappresentanti del Land Meclemburgo-Pomerania Anteriore, punto di arrivo della pipeline sulla costa tedesca, hanno presentato la possibilità di creare una fondazione ad hoc per la gestione degli asset facenti capo al progetto Nord Stream 2. Secondo la legge tedesca, le fondazioni possono essere create a scopo filantropico e permettere il trasferimento di asset a soggetti terzi regolati diversamente dalla legge tedesca.

Cosa succederà a gennaio?

​Mentre da questa parte dell’Atlantico gli attori coinvolti realizzazione della pipeline cercano di posizionarsi nel miglior modo in attesa dell’insediamento della nuova Presidenza USA, in molti si interrogano su come cambierà, se cambierà, la posizione degli Stati Uniti verso il Nord Stream 2. Molti analisti sostengono che non si prevede un’evoluzione dell’atteggiamento di Washington sul Nord Stream 2.

L’inasprimento delle sanzioni verso il progetto russo ha potuto godere fin da subito di un supporto bipartisan in seno al Congresso degli Stati Uniti. E’ probabile quindi che l’amministrazione Biden proseguirà lungo il tracciato impostato dal coinquilino precedente della Casa Bianca, d’altronde sarebbe difficile immaginare un cambio repentino negli atteggiamenti verso il Cremlino e una giustificazione, in tale senso, presso l’opinione pubblica interna.

Come già riportato da Osservatorio Russia, Joe Biden ha avuto una lunga esperienza di confronto e negoziazione con i vertici politici sovietici, prima, e russi poi. A partire dal suo insediamento il presidente degli Stati Uniti, giocando sulla maggiore libertà di manovra che ha il Governo rispetto al Congresso, potrà aprire un dialogo con i partner europei allo scopo di continuare la pressione sul dossier Nord Stream 2 e, contestualmente, cercare di ottenere dei vantaggi circa le relazioni energetiche tra Stati Uniti ed Unione Europea.

Gli Stati Uniti hanno rafforzato da anni le proprie esportazioni di gas naturale liquefatto verso i terminali europei, rivolti in particolare verso i Paesi europei centro-orientali offrendo loro un’alternativa al gas russo. Polonia e Lituania in primis sono tra i principali beneficiari – a caro prezzo – del gas statunitense che il Dipartimento per l’Energia USA ha definito nei documenti ufficiali “molecules of freedom” proprio in riferimento al ruolo giocato dal gas USA per ridurre la dipendenza di questi paesi dalle importazioni di gas russo.

Da parte tedesca, l’interesse a completare il gasdotto è stato riconfermato anche di recente dalla cancelliera Angela Merkel. Nonostante le sanzioni, e casi come l’avvelenamento di Naval’nyj ed il conseguente raffreddamento delle relazioni russo-tedesche, i vantaggi economici per Berlino restano superiori alle considerazioni circa uno stop al progetto ormai quasi completato.

Nikos Belomor

Tags: gasGermaniaNord Stream 2RussiaSanzioniStati Uniti
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