La condanna penale di Almazbek Atambayev, ex presidente del Kirghizistan, rappresenta non solo l’esito di un processo penale per accuse di corruzione e per passati disordini, ma un’operazione politica mirata alla sua neutralizzazione.
La condanna a 11 anni e mezzo di reclusione in contumacia, inflitta nello scorso giugno nei confronti di Almazbek Atambayev, ex presidente del Kirghizistan (dal 2011 al 2017) non può essere letta semplicemente come l’esito di un processo penale ordinario. Le accuse mosse contro di lui – corruzione, appropriazione indebita di terreni, peculato legato alla modernizzazione della centrale termica di Bishkek e incitamento a disordini di massa nel 2019 – sono parte di un quadro ben più ampio. A ciò, si è aggiunta la confisca dei beni personali e la revoca di tutti gli onori di Stato a lui conferiti. Questa sentenza sembra essere più il risultato di un’azione giudiziaria pianificata e precisa, il cui scopo principale non sarebbe esclusivamente quello di assicurare Atambayev alla giustizia, bensì quello di ottenere la neutralizzazione di un simbolo politico ormai residuale. La revoca dell’immunità parlamentare, l’arresto nel villaggio di Koi-Tash nel 2019[1] e le riforme legislative che hanno reso Atambayev perseguibile mostrano una strategia coerente: eliminare un potenziale avversario interno e consolidare il nuovo assetto istituzionale. In un Paese politicamente fragile come il Kirghizistan, questa non costituisce un’eccezione, ma è una regola che riaffiora nei momenti in cui il potere cerca di ottenere la legittimazione senza il consenso[2].
Processo politico: il diritto come arma
Le modalità con cui è stato costruito il caso portano a riflettere su una chiara strumentalizzazione del diritto. Le procure incaricate delle indagini sarebbero allineate con l’esecutivo, le udienze si sono svolte in gran parte a porte chiuse, l’imputato risultava assente, la presenza dei media è stata limitata e la difesa ha denunciato l’impossibilità di operare efficacemente. Questi elementi indicano un processo politico travestito da giudizio penale, finalizzato più a distruggere l’immagine pubblica dell’ex presidente che ad accertare una verità giudiziaria. Organizzazioni internazionali come l’OCCRP (Organized Crime and Corruption Reporting Project) hanno messo in parallelo il caso Atambayev con analoghi episodi repressivi in Russia e Bielorussia. In tutti questi casi, il diritto viene piegato a logiche di potere, diventando uno strumento per criminalizzare il passato e consolidare il presente. In questo senso, è lecito parlare di neutralizzazione politica, non di giustizia ordinaria[3].

Scontri fra polizia e sostenitori di Atambayev nel giorno del suo arresto. Foto: BBC.
Un presidenzialismo illiberale strutturato
Il caso Atambayev è solo una tessera di un mosaico più ampio. Dopo la crisi politica del 2020, il nuovo presidente Sadyr Japarov ha promosso una radicale riforma costituzionale che ha trasformato il Kirghizistan in un regime presidenziale illiberale. Con la riforma della Costituzione del 2021, il presidente ha ottenuto il potere di nominare i giudici, sciogliere il parlamento, dirigere la sicurezza interna e controllare il governo. Secondo il Bertelsmann Transformation Index, il Kirghizistan non è più una democrazia, nemmeno formale: è una “democrazia simulata”, in cui gli organi di controllo sono assorbiti dall’esecutivo. In questo contesto, la condanna di un ex presidente non è un fatto contingente: è un atto simbolico e disciplinante, destinato a proteggere il sistema da ogni potenziale minaccia. Atambayev, nonostante la sua parabola politica fosse in declino, rappresentava ancora un simbolo di autonomia e resistenza interna. Per questo è stato processato e infine delegittimato[4].
Il controllo del dissenso e il consenso costruito sulla paura
La repressione non ha colpito solo le élites politiche. Il governo ha anche smantellato gli spazi di opposizione civile. ONG, media indipendenti e attivisti sono oggi oggetto di censura, sorveglianza o espulsione. La chiusura del portale indipendente Kloop, la censura di Radio Azattyk e l’espulsione del giornalista investigativo Bolot Temirov sono segnali chiari di un controllo sistematico del dissenso[5]. Secondo Civicus Monitor, il Kirghizistan rientra ora tra gli “Stati repressivi”, in cui ogni forma di critica è considerata una minaccia, non un’opportunità democratica[6]. La condanna di Atambayev assume così anche un valore pedagogico: è un monito pubblico. Il messaggio è inequivocabile: nessuna ambiguità sarà tollerata, nemmeno quella del passato.

Sostenitori dell’ex presidente all’esterno del tribunale. Foto: Al-Jazeera.
Una sentenza, molte letture
Almazbek Atambayev è stato un presidente controverso in patria, noto per i suoi scontri con il successore Sooronbay Jeenbekov e, successivamente, con Sadyr Japarov. Atambayev aveva pubblicamente accusato Jeenbekov di instaurare un sistema clientelare basato sulla famiglia, e si era schierato apertamente contro le derive autoritarie dell’attuale presidenza. Questo storico conflitto personale e politico rafforza l’ipotesi che il processo non sia stato solo un atto di giustizia, ma un’operazione di epurazione mirata. La condanna di Atambayev non è solo la chiusura di un capitolo politico, ma l’indicatore di una trasformazione autoritaria ormai in fase di compimento. In un contesto dove il diritto non protegge più i cittadini ma serve a disciplinarli, e dove l’opinione pubblica è anestetizzata o silenziata, il caso Atambayev diventa paradigmatico. È il simbolo di un Paese che ha smesso di cercare la legittimità attraverso il consenso, ma tramite l’imposizione come unica soluzione di governo.
Francesco Federici
[1] https://www.france24.com/en/20190809-kyrgyzstan-special-forces-seize-former-president-atambayev
[2] https://freedomhouse.org/country/kyrgyzstan/nations-transit/2020
[3] https://www.occrp.org/en/news/former-kyrgyz-president-charged-with-corruption-released-from-prison
[4] https://bti-project.org/en/reports/country-dashboard/KGZ
[5] https://www.frontlinedefenders.org/en/case/supreme-court-upheld-decision-expel-bolot-temirov
[6] https://monitor.civicus.org/country/kyrgyzstan/





