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Home Storia e Religione

Sulle orme di Alessandro Magno in Asia Centrale (parte I)

di Eugenio Delcroix
14 Settembre 2026
in Asia Centrale, Storia e Religione
Tempo di lettura: 10 mins read
Sulle orme di Alessandro Magno in Asia Centrale (parte I)

La campagna militare condotta da Alessandro Magno contro l’Impero persiano in Asia centrale, protrattasi per due anni, dal 329 al 327 a.C., determinò l’occupazione della satrapia della Sogdiana – area corrispondente approssimativamente all’Uzbekistan centro-meridionale e al Tagikistan occidentale – nonché la fondazione di numerose città, tra cui Alessandria Eschate, «Alessandria l’Ultima». Le vittorie e i successi conseguiti in dal sovrano macedone durante la prima parte della spedizione persiana contrastano nettamente con le considerevoli difficoltà riscontrate in Asia centrale.

Chiunque si trovi a viaggiare sulla metropolitana a Tashkent, in Uzbekistan, può osservare presso la stazione Alisher Navoiy, dedicata all’omonimo poeta e letterato medievale, alcuni medaglioni raffiguranti episodi tratti dalle sue opere. Tra le diverse figure rappresentate una in particolare richiama l’attenzione: si tratta di un uomo abbigliato secondo i costumi propri dell’aristocrazia centroasiatica medievale, con il capo cinto da un turbante, la cui identità rimanda a un’epoca assai differente. La figura è infatti quella di Alessandro Magno[1]. Questa rappresentazione anacronistica trae ispirazione dal Sadd-i Iskandari, «Il muro di Alessandro», opera composta da Navoiy in una lingua turcica oggi estinta. Il poema riprende un episodio coranico, a sua volta riconducibile a tradizioni antecedenti, dove Dhu al-Qarnayn riceve da Dio l’incarico di erigere, tra due montagne, un’imponente barriera di ferro, destinata a proteggere la civiltà dalle apocalittiche popolazioni di Gog e Magog – variamente identificate con gli Unni o con altre popolazioni nomadiche – e la cui comparsa è presentata come uno dei segni premonitori della fine del mondo. Dhu al-Qarnayn – «Colui che ha due corni» – è stato identificato da numerosi studiosi con Alessandro Magno[2]; l’appellativo è verosimilmente connesso alle raffigurazioni numismatiche nelle quali il sovrano macedone compare con le corna d’ariete associate alla divinità di Zeus-Ammone. Nell’opera elaborata da Navoiy, Alessandro-Iskandar non appare come un mero conquistatore, bensì come un monarca sapiente investito di una missione divina e chiamato a difendere la civiltà dalle forze del caos.

Questo racconto è soltanto una delle innumerevoli leggende sorte intorno alla sua figura: dal IV secolo d.C. numerosi racconti si diffusero in Eurasia e nel Medio Oriente confluendo nel vasto e fecondo filone letterario noto come Romanzo di Alessandro. Tra i miti tuttora diffusi in Asia centrale vi è quello del «lago di Alessandro», Iskanderkul, situato nell’attuale Tagikistan. Secondo la tradizione, il toponimo sarebbe riconducibile alla morte di Bucefalo, il celebre cavallo di Alessandro, che sarebbe annegato nelle acque del lago. La leggenda racconta che nelle notti di luna piena «si possa scorgere un cavallo bianco come la neve che emerge dall’acqua per pascolare sulla pittoresca riva»[3]. Un altro mito riguarda il segreto celato sotto la folta capigliatura del condottiero macedone: Alessandro – Dhu al-Qarnayn – avrebbe posseduto due corna, la cui esistenza era nota soltanto al suo barbiere. Il peso di custodire un simile segreto divenne tuttavia insopportabile, tanto che l’uomo finì per confidarlo a un pozzo, dove poi crebbero alcune canne. Quando una di esse venne recisa e trasformata in un flauto, anziché produrre una melodia, non faceva altro che proclamare il segreto: «Alessandro ha due corna»[4].

Come il cielo non può contenere due soli, così l’Asia non può contenere due re

Le fonti antiche relative alla campagna militare di Alessandro Magno in Asia centrale sono costituite essenzialmente da resoconti greco-romani fondati su testimonianze di quanti presero parte alla spedizione, restituendo una rappresentazione parziale e tendenzialmente negativa delle popolazioni locali e, più in generale, della regione battriano-sogdiana. Le comunità autoctone sono descritte come incivili, dedite al cannibalismo, prevalentemente nomadi e prive di principi morali; soltanto l’apporto della cultura ellenica avrebbe consentito loro di sviluppare l’agricoltura, le arti e l’urbanistica, come attesta Plutarco. Questa rappresentazione deve tuttavia essere valutata criticamente alla luce delle evidenze archeologiche disponibili: le campagne di scavo hanno documentato l’esistenza di articolati insediamenti urbani, complessi palaziali, elaborati sistemi d’irrigazione e città fortificate risalenti a epoche sensibilmente anteriori alla conquista macedone[5], testimoniano l’esistenza di una cultura urbana già consolidata, seppur in presenza di popolazioni nomadi stanziate a nord ed est della Sogdiana, regione anticamente collocata tra i fiumi Oxos (Amu Darya)  e lo Iassarte (Syr Darya). Le campagne di scavo hanno restituito alcuni principali centri della Sogdiana che sorgevano principalmente lungo i principali corsi d’acqua della regione: Marcanda, corrispondente all’odierna Samarcanda, e Nautaca, generalmente identificata con Shahrisabz[6]. A queste si aggiungevano Gabe, fortezza ubicata nella parte occidentale della regione, Ciropoli, localizzata verosimilmente in prossimità della valle di Fergana in Tagikistan, così come Alessandria Eschate. Per quanto concerne l’identificazione delle aree geografiche menzionate nelle fonti letterarie occorre considerare che gli autori antichi tendevano a descrivere le regioni sulla base delle popolazioni che vi risiedevano e dei relativi centri urbani, anziché secondo i criteri propri della geografia fisica. Di conseguenza, non sempre è possibile ricondurre con certezza i toponimi e i luoghi menzionati a una precisa collocazione geografica. Purtroppo, non sono invece giunte a noi fonti letterarie persiane e sogdiane sugli eventi che interessarono la regione.

L’estensione dell’impero macedone alla morte di Alessandro Magno. Fonte: https://en.wikipedia.org/wiki/Alexander_the_Great

Alessandro nacque a Pella, Regno di Macedonia, nel 356 a.C. durante il regno del padre Filippo II. Ricevette una formazione di matrice greca sotto il precettore Aristotele, venendo poi coinvolto dal padre nelle attività militari del regno partecipando anche alla battaglia di Cheronea del 338 a.C., il cui esito sancì il predominio macedone sulla Grecia. In seguito all’assassinio del padre, Alessandro consolidò la propria posizione eliminando i potenziali pretendenti al trono e rafforzando l’egemonia macedone sulla Grecia e sui Balcani. Dal padre ereditò inoltre la guida della Lega di Corinto, coalizione panellenica, Sparta esclusa, costituita in vista di una spedizione militare contro l’Impero persiano. Nella primavera del 334 a.C., alla testa di un esercito greco-macedone composto di circa 50 mila unità[7], Alessandro diede avvio alla campagna contro la Persia. Non è questa la sede per soffermarsi sull’andamento complessivo e sulle motivazioni della spedizione, già ampiamente trattate dalla storiografia; è sufficiente ricordare che, dopo le vittorie riportate presso il Granico, Isso e Gaugamela, e dopo la conquista di Babilonia, Susa e Persepoli, capitali dell’Impero achemenide, Alessandro si pose all’inseguimento dello sconfitto, il Gran Re Dario III. Il sovrano macedone, che aveva già catturato la famiglia reale persiana, avanzò così verso i territori orientali dell’impero, dirigendosi verso la Battriana (sita pressappoco negli attuali Afghanistan e Pakistan settentrionale) e la Sogdiana in Asia Centrale, dove il sovrano persiano voleva riorganizzare la resistenza. Alessandro apprese tuttavia che Besso, satrapo della Battriana, aveva arrestato Dario III, e all’approssimarsi dell’avanguardia macedone, i congiurati uccisero il sovrano, la cui morte segnò la fine della dinastia achemenide ma non determinò l’immediato disfacimento dell’apparato politico-amministrativo dell’Impero persiano. Besso venne acclamato Gran Re con il nome regale di Artaserse V e si ritirò verso la propria satrapia. Alessandro, che aveva già assunto il titolo di Re dell’Asia, consapevole della necessità di accreditarsi come legittimo successore del Gran Re, si attribuì pertanto il compito di punire gli assassini.

Secondo le fonti classiche, l’estate del 330 a.C. segnò inoltre una significativa accelerazione nel processo di adozione, da parte di Alessandro, del cerimoniale e dell’etichetta della corte achemenide. Il sovrano adottò progressivamente l’uso del diadema e della veste regale persiana, pratiche cerimoniali proprie della monarchia achemenide, mantenne l’harem reale (che pare non utilizzasse), istituì reparti militari persiani e tentò di introdurre il rituale della proskýnesis, ossia l’atto di inchinarsi o prostrarsi al cospetto del monarca in segno di omaggio. Tali innovazioni si inserivano in una pragmatica strategia di legittimazione politica finalizzata ad assicurare la collaborazione delle élite locali nella gestione degli immensi territori acquisiti; difatti egli riconfermò generosamente numerosi satrapi e amministratori locali persiani che avevano accettato di sottomettersi alla sua autorità[8]. Questa politica di integrazione suscitò tuttavia una forte opposizione all’interno dell’entourage militare macedone. Dopo aver sottomesso ulteriori satrapi e represso con estrema durezza la resistenza di alcune popolazioni locali, l’esercito macedone raggiunse, verso la fine di marzo del 329 a.C., la catena montuosa dell’Hindu Kush, all’epoca erroneamente considerata parte del Caucaso. L’attraversamento richiese una marcia estenuante di diciassette giorni, dove al freddo proibitivo si aggiunse la scarsità delle scorte alimentari, circostanza che costrinse i soldati a nutrirsi di erbe selvatiche e della carne non cotta degli animali da soma. Superata la catena montuosa, l’esercito raggiunse la Battriana dove Besso, non attendendosi l’improvviso arrivo delle forze macedoni, non fu in grado di predisporre un’efficace strategia difensiva, anche in considerazione dell’inferiorità numerica. Il nobile ricorse pertanto alla tattica della terra bruciata e si ritirò verso la Sogdiana, situata a settentrione oltre il fiume Oxos, odierno Amu Darya, venendo abbandonato da buona parte dei propri contingenti.

L’arrivo in Sogdiana

Dopo aver preso possesso di Battra, l’odierna Balkh in Afghanistan settentrionale, e di altri centri della Battriana nei quali venne accolto e poté rifornire l’esercito, Alessandro si diresse verso il fiume Oxos; il contingente greco-macedone dovette pertanto attraversare una regione desertica (verosimilmente l’attuale Karakum) procedendo nelle ore notturne per sottrarsi alla calura diurna. In assenza di imbarcazioni e di legname per costruire un ponte, l’esercito attraversò il fiume servendosi delle coperture di cuoio delle tende, cucite assieme e riempite di paglia, così da ottenere galleggianti di fortuna. Fu in questa fase che Spitamene, brillante comandante locale, con altri notabili sogdiani, constatata la crescente debolezza di Besso, lo arrestò e decise di consegnarlo ad Alessandro: il prigioniero venne spogliato completamente, legato ad un palo e, non riuscendo a difendersi dall’accusa di regicidio, fustigato e quindi giustiziato, non dopo la mutilazione di naso e orecchie, punizione persiana per i traditori. La punizione di Besso non costituì l’unica manifestazione della durezza adottata da Alessandro durante l’avanzata nelle regioni orientali: il sovrano macedone ricorse ripetutamente a esecuzioni, deportazioni, distruzione di insediamenti e riduzione in schiavitù. Una delle vicende più controverse, e la cui storicità è discussa, riguarda il presunto massacro dei Branchidi, ricordato principalmente da Curzio Rufo. L’esercito macedone si imbatté in una città abitata dai discendenti dei Branchidi, i cui antenati sarebbero stati accusati di aver consegnato ai Persiani i tesori del santuario oracolare di Apollo a Didima e di essersi successivamente trasferiti in una remota regione dell’Asia per sottrarsi alla vendetta dei Milesi. Dopo circa un secolo e mezzo, i loro discendenti conservavano ancora elementi della lingua e delle tradizioni greche e accolsero favorevolmente l’esercito di Alessandro. Informato della loro origine, Alessandro avrebbe interrogato i Milesi presenti tra le sue truppe chiedendo loro quale sorte dovesse essere riservata alla comunità. Non ottenendo una risposta univoca, avrebbe ordinato di distruggere la città, sterminare gli abitanti di sesso maschile e ridurre in schiavitù i superstiti[9].

Nell’estate del 329 a.C. Alessandro penetrò quindi in Sogdiana e raggiunse Marcanda, attuale Samarcanda, situata nella fertile valle dello Zeravshan. Per consolidare il controllo del territorio, il re predispose una rete di insediamenti fortificati tra l’odierno Uzbekistan meridionale e il Tagikistan occidentale[10]. In alcuni casi furono rioccupati o rafforzati centri basati su una geografia insediativa, agricola e difensiva già sviluppata in epoche precedenti, come Ciropoli[11]; in altri vennero fondate nuove colonie militari. Tra le fondazioni la più celebre è Alessandria Eschate, “Alessandria l’Ultima”, edificata sulla riva meridionale dello Iassarte, presso l’odierna Khujand in Tagikistan, all’estremità occidentale della valle di Fergana, costituiva il più settentrionale gli avamposti fondati da Alessandro. La città doveva fungere da presidio contro le incursioni delle popolazioni nomadiche scite stanziate oltre il fiume e fu popolata con mercenari greci, veterani macedoni non più idonei al servizio e abitanti locali. Alla regione di Alessandria Eschate è stata tradizionalmente accostata una celebre iscrizione della Tabula Peutingeriana: Hic Alexander responsum accepit: usque quo, Alexander?  – “Qui Alessandro ricevette la risposta: fino a dove, Alessandro?”[12].  Secondo Diodoro Siculo, al momento della morte di Alessandro, circa 23.000 coloni greci e macedoni si trovavano complessivamente tra la Battriana e la Sogdiana. Il ricordo di queste fondazioni sopravvisse nella toponomastica della regione: toponimi quali Iskandar, Sikandra e Kandahar sono frequentemente collegati alla figura di Alessandro, sebbene non possano essere ricondotti con certezza a una fondazione macedone.

[continua qui: https://www.osservatoriorussia.com/2026/09/22/sulle-orme-di-alessandro-magno-in-asia-centrale-parte-ii/]

Mappa della Sogdiana e della Battriana, elaborazione dell’autore.


[1] https://kalpak-travel.com/blog/alexander-the-great-central-asia/

[2] The Alexander Legend in Central Asia | JSTOR ; V. Russo, L’Uzbekistan di Alessandro Magno, Sandro Teti Editore, Roma, 2019, p. 128

[3] https://mfa.tj/en/berlin/view/9098/iskanderkul-lake

[4] ALEXANDER THE GREAT’S IMPACT ON IN CENTRAL ASIA (AFGHANISTAN, TAJIKISTAN, KYRGYZSTAN AND UZBEKISTAN) | Facts and Details

[5] F. L. Holt, Alexander the Great and Bactria: The Formation of a Greek Frontier in Central Asia, E.J. Brill, Leida, 1988, p. 25 e ss.

[6] https://www.iranicaonline.org/articles/kes-ancient-city/

[7] A. Everitt, Alessandro magno: la vita, le avventure e l’enigma della sua morte, Hoepli, Milano, 2019, p. 90

[8] F. L. Holt, Alexander the Great and Bactria: The Formation of a Greek Frontier in Central Asia, E.J. Brill, Leida, 1988, p 46

[9] A. Everitt, Alessandro magno: la vita, le avventure e l’enigma della sua morte, Hoepli, Milano, 2019, p. 246 ss.

[10] In merito alla scoperta e agli scavi archeologici della fortezza di Kurganzol in Uzbekistan: https://the-past.com/feature/the-fortress-of-kurganzol-on-the-trail-of-alexander-the-great-in-central-asia/

[11] F. L. Holt, Alexander the Great and Bactria: The Formation of a Greek Frontier in Central Asia, E.J. Brill, Leida, 1988, p. 63

[12] https://silkroadresearch.blog/tajikistan/khujand/

Tags: TagikistanUzbekistan
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Eugenio Delcroix

Eugenio Delcroix

Ha conseguito una laurea triennale in storia e una magistrale in storia contemporanea presso l’Università di Bologna. Successivamente ha ottenuto un master in International Security all’Università di Groningen, in Olanda, discutendo una tesi sulle politiche di securitizzazione di alcuni Paesi europei nei confronti della Federazione Russa. I suoi interessi riguardano le politiche di sicurezza, la gestione dei conflitti e gli aspetti storico-culturali nell'area post-sovietica.

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