Con l’apertura ufficiale delle trattative per l’ingresso nell’Unione, Kiev e Bruxelles non possono più far finta che il processo sia privo di ostacoli. Alcuni persino di peso crescente. Zelens’kyj e i suoi chiedono una procedura agevolata in virtù delle condizioni eccezionali del proprio Paese, ma in Europa molti frenano.
Il 15 giugno l’Unione Europea ha ufficialmente avviato i negoziati di adesione con l’Ucraina. Dopo tre anni di lavori preparatori, nella riunione a Lussemburgo è stato aperto il cluster dei Fondamentali: il primo dei sei macro-temi affrontati durante le trattative, volte a stabilire le basi dello Stato di diritto e della democrazia. Questo riguarda la riforma della pubblica amministrazione e i criteri economici. Comprende, inoltre, diversi capitoli negoziali: magistratura e diritti fondamentali; giustizia, libertà e sicurezza; appalti pubblici; statistiche e controllo finanziario.
L’avvio dei negoziati di adesione rappresenta una vittoria politica per Kiev e conferma il percorso europeo iniziato dopo l’invasione russa del 2022. Tuttavia, l’apertura formale del processo segna anche l’inizio della fase più delicata, dove l’impegno politico dovrà essere trasformato in riforme concrete e applicabili, mentre l’apparato statale continua a operare in condizioni eccezionali. Nel Paese, infatti, cresce il dibattito su come conciliare gli sforzi del conflitto con la tabella di marcia fissata con Bruxelles. Sebbene, ad oggi, non vi sia un fronte politico che contesti l’obiettivo delle riforme, esistono numerose voci tra funzionari, esperti, parlamentari e analisti che mettono in dubbio i tempi, le capacità amministrative e la sostenibilità politica della loro implementazione.
Un percorso in salita
La questione, quindi, non ruota attorno alla volontà politica di Kiev, ma alla capacità dello Stato ucraino di sostenere il ritmo richiesto dal processo di integrazione. In un’inchiesta pubblicata da European Pravda lo scorso anno, è emerso che la ritrosia di alcuni Paesi ad accettare l’Ucraina nell’UE non è stata, e non sarà, l’unica sfida che i negoziati si troveranno ad affrontare. Il quotidiano ha presenziato a una discussione a porte chiuse tra funzionari, parlamentari ed esperti coinvolti nel processo di adesione, durante la quale è stato osservato che l’adozione dell’acquis comunitario sta incontrando ostacoli crescenti. I rappresentanti del governo, confrontandosi con i tecnici, hanno ammesso che l’introduzione delle “leggi dell’UE” nel sistema legislativo ucraino si stia rivelando particolarmente difficile, sia per la capacità amministrativa dello Stato, fortemente ridotta dalla guerra, sia per l’impossibilità di trasformare le richieste europee in una legislazione realmente applicabile.
Nel corso dell’incontro, il deputato Serhii Dechmeko ha spiegato che “la resistenza ai progetti di legge in parlamento è solitamente dovuta a difetti nella bozza” mentre il collega Halaichuk ha sottolineato come la mancanza di comunicazione rallenti l’approvazione di alcuni progetti di legge. Molti parlamentari, infatti, non sono adeguatamente informati sul contenuto della legislazione relativa all’integrazione europea, aumentando la sfiducia tra il governo e i membri del parlamento.
Una pubblica amministrazione insufficiente
Al di là delle dispute politiche, la principale sfida sollevata dai funzionari ucraini riguarda la capacità istituzionale del Paese di affrontare i negoziati di adesione. Una delle questioni chiave riguarda la preparazione della pubblica amministrazione e la carenza di personale qualificato nelle istituzioni governative: le assunzioni nell’apparato statale ucraino, infatti, sono bloccate da molti anni, inizialmente a causa della pandemia di Covid-19 e, in seguito, per via dell’invasione su larga scala.
Come dichiarato dal deputato Andrii Osadchuk, durante una conferenza sul futuro dell’Ucraina nell’UE, “qualunque decisione venga adottata dal Parlamento o dal Consiglio dei ministri, deve essere attuata dalle persone più competenti. Ma in Ucraina c’è una lotta tra competenza e lealtà, e spesso la lealtà vince”. L’affermazione di Osadchuk riflette una tensione nel sistema politico ucraino tra criteri di selezione basati sulla competenza e logiche di affidabilità politica, ma indica anche che, senza una pubblica amministrazione adeguata, sarà sempre meno sostenibile per Kiev implementare le riforme richieste dall’UE. Il problema, dunque, non riguarda soltanto la qualità delle riforme ma la capacità materiale di produrre e applicarle.
Al riguardo, è vero che l’UE ha dimostrato più volte di essere flessibile nei colloqui con l’Ucraina, anche nel modo in cui formula le proprie richieste. “A volte spieghiamo che una determinata proposta non otterrà il sostegno necessario in parlamento, e la parte europea risponde con delle concessioni”, ha affermato Halaichuk.
Tale flessibilità sarà particolarmente rilevante nel cluster dei Fondamentali, che comprende democrazia, Stato di diritto e settori istituzionali difficilmente regolabili attraverso criteri puramente tecnici. Proprio su questo aspetto, si apre una questione centrale: fino a che punto Bruxelles potrà adattare il processo alle condizioni eccezionali dell’Ucraina, senza indebolire gli standard richiesti ai Paesi candidati? Secondo alcune indiscrezioni, infatti, Kiev avrebbe sostenuto che la guerra renda unico il proprio processo di adesione e che le regole per l’allargamento non siano state fatte per un Paese impegnato in un conflitto, chiedendo criteri meno stringenti e causando non pochi attriti tra i negoziatori ucraini e quelli della Commissione.
I dubbi di Bruxelles
La tenacia con cui il Paese vuole accelerare sull’adesione ha aumentato le tensioni con gli altri Stati europei, che considerano le tempistiche di Zelens’kyj irrealistiche e insistono su un processo di riforma graduale. Proprio su questo, le critiche provenienti da alcuni funzionari europei impegnati nei negoziati riflettono una distanza sempre maggiore fra l’urgenza politica percepita da Kiev e la natura strettamente procedurale del processo di allargamento. “L’adesione non è un regalo”, ha affermato uno dei funzionari, che ha preferito rimanere anonimo. “Forse a Kiev c’è qualche malinteso a riguardo”. «Dicono: “Ci dovete qualcosa”», ha rivelato un secondo. «E questo non è di alcun aiuto». Un terzo funzionario, infine, ha confermato che esiste un “problema serio”, perché Zelens’kyj e chi lo segue “non hanno mai avuto una reale comprensione di come funziona il processo”.
Nel corso di alcuni colloqui, diversi diplomatici europei hanno affermato di comprendere le pressioni a cui è sottoposto il governo ucraino a causa della guerra, ma hanno sottolineato che il processo di allargamento deve basarsi sul rispetto di determinati criteri, evidenziando che l’UE rimane il partner più importante dell’Ucraina. Parallelamente, Bruxelles rimane preoccupata per il progressivo affievolirsi degli sforzi di riforma, in particolare nel campo dello stato di diritto e delle misure anticorruzione, sottolineando la mancata attuazione di leggi che avrebbero garantito a Kiev un maggiore accesso ai mercati del blocco. “Il loro processo di riforma interna si è arenato”, ha dichiarato un negoziatore, “Non è un buon segno e tutti lo sanno”. Mentre quindi l’Ucraina preme per un’adesione accelerata all’UE gli alti funzionari europei rimangono perplessi di fronte ai progressi compiuti sulle riforme chiave.
Proprio il 18 giugno, su richiesta del primo ministro ungherese, Peter Magyar, le conclusioni del Consiglio europeo sono state modificate per ridurre il riferimento all’urgenza del processo di adesione. Nella bozza delle conclusioni del vertice dei leader dell’UE, visionata dal Kyiv Independent, si legge che il Consiglio europeo “auspica l’apertura degli altri cluster il prima possibile, in linea con l’approccio basato sul merito”. Le conclusioni definitive, concordate la sera del 18 giugno, hanno eliminato la dicitura “il prima possibile”. Sebbene la modifica del testo non rappresenti un grave precedente, questo cambiamento costituisce comunque un duro colpo per Zelens’kyj, che continua a insistere sulla necessità di una procedura accelerata.
Un processo sostenibile?
Il fatto che si stia parlando ora di apertura ufficiale dei negoziati non significa che in questi anni Bruxelles e Kiev non abbiano iniziato le trattative ma che, dal 2022 al 2026, il processo era rimasto in una fase preparatoria, concentrandosi sullo screening della legislazione ucraina, la definizione del quadro negoziale e la rimozione degli ostacoli politici.
Sebbene ad oggi non vi sia nessuno che si opponga alle riforme richieste da Bruxelles, crescono i dubbi sulla capacità dello Stato ucraino di condurre i negoziati e implementare le “leggi dell’UE”. La pubblica amministrazione, infatti, non solo si trova sotto una pressione inedita dovuta alla mancanza di personale ma opera anche su tre fronti diversi: la guerra, la ricostruzione e l’integrazione europea. I ritardi nell’attuazione di alcune misure, i rallentamenti legislativi e le resistenze sulle riforme anticorruzione sono segnali indiretti dell’insofferenza ucraina verso gli sforzi chiesti dagli europei, suggerendo che la contestazione non venga espressa mediante dichiarazioni pubbliche, ma attraverso rallentamenti politici o burocratici, spesso accompagnati dall’insistenza del governo per un processo di adesione accelerato.
L’avvio dei negoziati, pertanto, è una vittoria politica per Kiev ma apre una fase in cui la capacità amministrativa e istituzionale del Paese diventa il vero ostacolo. La questione centrale non riguarda più solo se l’Ucraina possa diventare membro dell’UE, ma se il processo di adesione possa essere sostenuto da uno Stato impegnato in una guerra prolungata. La vera sfida per Kiev sarà dimostrare non solo la volontà politica di riformarsi, ma anche la capacità istituzionale di farlo.
Nicolò Radice Fossati
Fonti:
- European Pravda, “Easing Martial Law, reforms by 2027: what the EU expects of Ukraine on its path to membership”, 10/02/2025.
- European Pravda, “Why advancing “EU laws” in Ukraine is becoming increasingly problematic”, 12/06/2025.
- Euronews, “Ukraine’s call to join EU in 2027 forces major re-think of enlargement rules”, 13/02/2026.
- The Kyiv Independent, “Mounting concern in Brussels over Ukraine’s reform backslide”, 23/02/2026.
- The New Voice of Ukraine, “Ukraine’s EU accession timeline and reform delays strain ties with Brussels” – FT”, 02/05/2026.
- The Kyiv Independent, “Hungarian PM Magyar pushes EU to water down stance on Ukraine accession”, 19/06/2026.




