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Home Geopolitica

Gli accordi di Gabala e i limiti dell’autonomia azera

di Redazione
21 Agosto 2026
in Caucaso, Geopolitica, Ucraina e Moldova
Tempo di lettura: 10 mins read
Gli accordi di Gabala e i limiti dell’autonomia azera

Ad aprile Zelens’kyj ha effettuato la sua prima visita nel Caucaso meridionale dall’inizio dell’invasione russa. Questa visita ha portato a sei accordi bilaterali e a una proposta di distensione informale che è stata respinta da Mosca. A movimentare il quadro sono poi sopraggiunte le indiscrezioni sul possibile supporto azero a Tel Aviv nel conflitto Israele-Iran, seguite dall’apparente riavvicinamento tra Russia e Azerbaigian nelle settimane successive.

Lo scorso 25 aprile Volodymyr Zelens’kyj è arrivato a Gabala, in Azerbaigian, per un incontro con il presidente Ilham Aliyev. Si è trattato del primo viaggio del leader ucraino nel Caucaso meridionale dall’inizio dell’invasione russa su larga scala nel 2022, un appuntamento già annunciato nel 2024 e poi rinviato[1]. La sosta a Gabala fa parte di un obiettivo più ampio. Prima di questo viaggio, Zelens’kyj si è recato in Arabia Saudita[2], per rafforzare la partnership su sicurezza e tecnologia dei droni coi Paesi del Golfo, e poi a un vertice informale dei capi di Stato dell’UE a Cipro. Il Caucaso fa parte degli sforzi dell’Ucraina per costruire relazioni con soci militari e industriali esterni ai tradizionali partner dell’Occidente.

A Gabala sono stati firmati sei accordi bilaterali, riguardanti principalmente la cooperazione industriale-militare e il settore energetico[3], e Zelens’kyj ha pubblicamente annunciato il suo obiettivo di creare una co-produzione nel settore della difesa. Gli accordi riguardano quattro ambiti: difesa e sicurezza, energia, commercio e investimenti. Il fulcro è lo scambio di competenze e la coproduzione nel settore dei droni. Zelens’kyj era accompagnato dal ministro degli Esteri Andrii Sybiha, che ha tenuto colloqui paralleli con l’omologo azero Jeyhun Bayramov.

Aliyev ha inoltre confermato l’obiettivo di portare l’interscambio bilaterale, che ha già toccato i 500 milioni di dollari, oltre questa soglia, evidenziando anche il ruolo della compagnia petrolifera statale SOCAR nel mercato ucraino. Un obiettivo importante per l’Ucraina, che cerca da tempo di ampliare le proprie opzioni di fornitura. Inoltre, Zelens’kyj non ha mancato di ringraziare Aliyev per gli undici pacchetti di supporto[4] inviati da Baku durante il conflitto. Il presidente azero, da parte sua, ha sottolineato che sarebbe necessario incrementare l’interscambio tra i due Paesi[5]. C’è poi un senso dietro la scelta dei luoghi: Gabala si trova a circa 100 km dal confine della Russia, e il Cremlino ne ha preso sicuramente nota. I testi principali degli accordi non sono stati pubblicati: i termini specifici degli accordi non sono dunque di dominio pubblico.

Sebbene gli accordi firmati siano stati tra gli elementi principali della visita, Zelens’kyj ha inoltre dichiarato pubblicamente che l’Azerbaigian avrebbe potuto ospitare i colloqui trilaterali tra Ucraina, Stati Uniti e Russia, se i Paesi si fossero impegnati seriamente nel processo diplomatico[6]. È una mossa che ribalta la consueta coreografia negoziale: di norma è il Cremlino a dettare i termini sui format di dialogo, mentre qui è Kiev a indicare la sede, costringendo Mosca a scegliere tra l’accettazione e una motivata presa di distanza.

Le risposte russe sono state diverse. Il Cremlino ha scelto il silenzio calcolato: Peskov ha evitato di commentare la proposta, ribadendo che spetta a Kiev “trovare la volontà politica”[7]. È lo stesso schema retorico di sempre: l’iniziativa scaricata su Kiev, mentre Mosca si vuole presentare paziente e razionale. Da un altro lato, invece, c’è chi (come il deputato Konstantin Zatulin[8]) non considera l’Azerbaigian come una base adatta per Mosca. Lo stesso Zatulin ha anche “ricordato” che l’abbattimento del volo AZAL del 2024[9] è stato un caso di doppio standard evidente di Baku nei confronti della Russia e dell’Ucraina[10]. Ciò che “non è stato detto” è altrettanto importante. Nessuna fonte russa ha riferito sulla capacità dell’Azerbaigian di ospitare i colloqui. Un silenzio che può essere considerato più efficace di qualsiasi dichiarazione.

Soldati ucraini lanciano un drone contro posizioni russe vicino a Bakhmut, nella regione di Donetsk [Foto: LIBKOS/AP Photo]

L’accordo per lavorare insieme su progetti militari e industriali firmato tra Kiev e Baku fa parte di un quadro più ampio, e mostra il desiderio di quest’ultima di diventare meno dipendente da un unico fornitore di armamenti. Per molti decenni l’Azerbaigian si è affidato quasi completamente a Israele per gli approvvigionamenti militari. Nel 2016, Baku è stato il primo Paese straniero a comprare l’Iron Dome[11]. Una relazione forte significa legami più stretti. Legami più stretti significano livelli più elevati di esposizione. Dato il coinvolgimento di Israele contro l’Iran, che condivide il confine con l’Azerbaigian, mantenere un solo fornitore è un rischio militare, ma anche politico. L’accordo con Kiev, sebbene limitato, può essere visto come il primo passo verso una diversificazione dei fornitori e una riduzione dell’esposizione per Baku.

Proprio questa esposizione è tornata al centro dell’attenzione a inizio giugno, quando un’inchiesta della CNN ha rivelato che Israele avrebbe schierato un commando delle forze speciali e agenti del Mossad in Azerbaigian durante la guerra con l’Iran, con alcune postazioni a circa 96 chilometri da Tabriz, nel nord-ovest iraniano[12]. Secondo le fonti citate dall’emittente, la missione sarebbe nata come un piano di soccorso per piloti israeliani eventualmente abbattuti sopra l’Iran, per poi ampliarsi fino a comprendere una eventuale raccolta di intelligence e operazioni con droni, con l’obiettivo di estendere il raggio d’azione israeliano nel territorio iraniano. Tra le operazioni condotte da queste posizioni figurerebbe l’uccisione del capo delle operazioni speciali dei Guardiani della Rivoluzione, Rahman Moqadam[13]. L’ambasciata azera a Washington ha respinto le accuse definendole “infondate”[14], negando categoricamente l’uso del proprio territorio per operazioni contro Paesi terzi.

Gli sviluppi delle settimane successive alla visita di Gabala restituiscono un quadro più complesso di quanto la mera cronaca lasciasse intendere. Il 13 luglio, allo Shusha Global Media Forum, Aliyev ha dichiarato pubblicamente che le relazioni tra Baku e Mosca sono ormai “pienamente normalizzate”[15]. Definendo superate le difficoltà dei mesi precedenti. La dichiarazione ha trovato conferma quattro giorni dopo, quando il ministro degli Esteri azero Jeyhun Bayramov ha incontrato a Mosca il suo omologo Sergej Lavrov. Entrambi hanno firmato un piano di consultazioni per il biennio 2026-2027. Inoltre, hanno discusso la ripresa della cooperazione economica, con un interscambio bilaterale che nel 2025 ha sfiorato i 5 miliardi di dollari – e con gli investimenti russi in Azerbaigian stimati in circa 11 miliardi[16].

Il confronto con i numeri dell’interscambio commerciale rende bene la sproporzione tra i due rapporti. Nel 2024 il commercio bilaterale tra Ucraina e Azerbaigian si è fermato a circa 535 milioni di dollari, perlopiù prodotti agroalimentari in direzione Baku mentre per Kiev riguardava fertilizzanti e prodotti petroliferi[17]. Se paragonato ai 5 miliardi con Mosca, è facile capire la differenza del peso economico di entrambe le relazioni. Sotto questa prospettiva, perciò, la cooperazione con Kiev resta, per ora, un canale meramente politico e strategico.

Grafico creato con l’elaborazione dei dati raccolti. Vedi nota 20.

Questa normalizzazione va letta alla luce di quanto accaduto nelle settimane precedenti, e non come una linea di continuità priva di scosse. C’è stato un periodo di crescenti tensioni tra Russia e Azerbaigian, con un particolare picco tra la fine di giugno e l’inizio di luglio. In questo periodo, l’arresto – che ha causato la morte di due persone detenute – di oltre 50 cittadini azeri a Ekaterinburg in Russia è stato parte dell’indagine su un caso di omicidio del 2001. Baku ha risposto con l’arresto di cittadini russi e la chiusura dell’ufficio locale di Sputnik[18].

Il gelo diplomatico osservato in occasione della visita a Gabala ha dimostrato la natura della relazione tra Mosca e Baku, tra tensione e riavvicinamento. Uno schema già visto in precedenti episodi di frizione bilaterale, incluso quello legato all’abbattimento del volo AZAL. Dal punto di vista ucraino, è interessante prendere in considerazione una recente analisi del Kyiv Post. Pochi giorni dopo aver firmato gli accordi di cooperazione militare con Kiev, Baku ha istituzionalizzato due ulteriori anni di consultazioni diplomatiche con Mosca[19]. Questo confermerebbe le preferenze di Baku a privilegiare la diversificazione dei rapporti rispetto alla scelta di un campo.

Alla luce di questi sviluppi, la visita di Gabala assume un significato diverso rispetto a quello apparso inizialmente. Non ha segnato un allineamento totale di Baku con Kiev, né tantomeno una rottura con Mosca: ha piuttosto confermato lo schema classico della politica estera azera, fatto di cooperazione selettiva con l’Ucraina, riavvicinamento tattico con la Russia e un’esposizione calcolata, e per certi versi scomoda, verso Israele e Iran. Si può dire che l’Azerbaigian resti un partner utile per Kiev sul piano energetico e, adesso, anche su quello industriale-militare, ma la sua capacità di presentarsi come sede imparziale per i negoziati continua a scontrarsi coi limiti imposti dalla propria posizione.

Simone Sandrini


[1] https://www.pravda.com.ua/eng/news/2026/04/25/8031775/

[2] https://kyivindependent.com/Zelens’kyj-arrives-in-azerbaijan/

[3] https://jamestown.org/Zelens’kyjys-gabala-visit-upgrades-ukraine-azerbaijan-bilateral-relations/

[4]Undici pacchetti di assistenza energetica forniti dall’Azerbaigian all’Ucraina dall’inizio della guerra su larga scala nel 2022.

[5] https://www.euronews.com/2026/04/25/Zelens’kyjy-says-he-is-ready-to-meet-putin-in-azerbaijan

[6]Zelens’kyj ha dichiarato di essere pronto a colloqui in Azerbaigian, ricordando che formati trilaterali si erano già tenuti in Turchia e con la controparte statunitense in Svizzera.  https://www.kyivpost.com/post/74743.

[7] https://besacenter.org/a-visit-that-moscow-cannot-ignore-Zelens’kyj-in-baku-and-the-remaking-of-the-south-caucasus/

[8]Konstantin Zatulin, politico russo, membro della Duma di Stato e vicepresidente della commissione per gli affari della CSI, l’integrazione eurasiatica e i rapporti con i connazionali all’estero. Zatulin ha inoltre affermato che Zelens’kyj avrebbe avanzato la proposta soprattutto per ragioni di cortesia verso Aliyev, e ha sottolineato che lo sviluppo dei rapporti tra Azerbaigian e Ucraina non rappresenta un problema per Mosca.

[9]Il volo AZAL Embraer 190, partito da Baku e diretto a Grozny, è stato abbattuto il 25 dicembre 2024 nei pressi di Aktau, in Kazakistan, con vittime tra i passeggeri. Mosca ha inizialmente fornito versioni contrastanti sull’accaduto; l’ammissione di responsabilità da parte di Putin è arrivata solo il 9 ottobre 2025, durante un incontro a Dushanbe.  https://armenia.news-pravda.com/en/world/2026/04/26/28604.html

[10] https://eadaily.com/en/news/2026/04/25/zatulin-azerbaijan-is-not-suitable-for-russia-as-a-platform-for-negotiations-on-ukraine.

[11]Nel 2016, durante una visita a Baku, Netanyahu e Aliyev hanno reso noto un pacchetto di contratti per circa 5 miliardi di dollari in equipaggiamento difensivo. L’Azerbaigian produce inoltre localmente droni tramite una joint venture tra il proprio Ministero della Difesa e l’azienda israeliana Aeronautics Defense Systems.
https://armenianweekly.com/2023/03/08/israels-massive-supply-of-sophisticated-weapons-to-azerbaijan/

[12]The Week, “How Mossad used Azerbaijan territory to deploy spies, elite commandos and operate drones to target Iran”, 5 giugno 2026, https://www.theweek.in/news/middle-east/2026/06/05/how-mossad-used-azerbaijan-to-deploy-spies-elite-commandos-and-operate-drones-to-target-iran.html

[13] https://www.jpost.com/israel-news/defense-news/article-898477

[14] https://www.kyivpost.com/post/77606

[15]Ministero degli Esteri della Federazione Russa, dichiarazione di Sergey Lavrov, Mosca, 17 luglio 2026, con riferimento alle parole di Aliyev al Shusha Forum del 13 luglio. https://www.globalsecurity.org/wmd/library/news/russia/2026/07/russia-260717-russia-mfa02.htm

[16] https://anewz.tv/region/south-caucasus/21995/russia-and-azerbaijan-restore-relations/news

[17] Trading Economics / UN Comtrade Database, “Ukraine Exports to Azerbaijan” e “Ukraine Imports from Azerbaijan”, dati 2024. https://tradingeconomics.com/ukraine/exports/azerbaijan e https://tr.tradingeconomics.com/ukraine/imports/azerbaijan

[18] https://www.genocidewatch.com/single-post/arrests-raids-beaten-and-bloodied-suspects-how-russia-azerbaijan-relations-have-unravelled

[19] https://www.kyivpost.com/analysis/80556

Tags: AzerbaigianIranRussiaUcraina
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