Sotto il secondo mandato di Donald Trump, gli Stati Uniti hanno ridefinito i propri strumenti di influenza internazionale, affiancando alla tradizionale dimensione militare una strategia fondata su infrastrutture, commercio e logistica. In Asia centrale questa svolta prende forma attraverso accordi economici che ridisegnano rotte, equilibri regionali e competizioni tra grandi potenze, proiettando Washington al centro del riassetto eurasiatico.
Negli ultimi anni, la politica estera statunitense è andata incontro a un mutamento profondo nelle dinamiche che guidano le relazioni con gli Stati partner. Se nel Novecento la supremazia americana si consolidava attraverso il mantenimento di basi militari e alleanze strategiche, dall’arrivo di Donald Trump alla casa Bianca, e in particolare con il suo secondo mandato, la proiezione di potenza americana ha assunto quello che alcuni esperti chiamano un carattere transazionale: mosso da pragmatismo materiale e dalla logica dell’opportunità[1]. Esercitandosi sempre di più attraverso le infrastrutture, la logistica e l’economia reale, in un mondo frammentato tra nuove e competitive potenze continentali — Cina, Russia, India — Washington ha riscoperto la forza del commerce state: un modello di influenza fondato su accordi economici, catene produttive e controllo delle rotte commerciali.
Al centro dei più recenti sviluppi in questa direzione politico-economica si sono posizionati anche alcuni Paesi appartenenti allo spazio post-sovietico, in Asia centrale e nel Caucaso meridionale. Nel caso della prima, per anni il coinvolgimento americano nella regione è stato legato al mantenimento di basi militari, come quelle in Kirghizistan e Uzbekistan da cui venivano gestite le operazioni in Afghanistan, ma dall’agosto 2021 questa necessità si è esaurita lasciando spazio a un altro tipo di sodalizio[2].
Tra l’estate e l’autunno del 2025 i presidenti di Uzbekistan e Kazakistan per l’Asia centrale, e il primo ministro dell’Armenia e il presidente dell’Azerbaigian per il Caucaso sono infatti volati a Washington con l’obiettivo di siglare importanti accordi commerciali e politici. Tra i più rilevanti: Taškent ha concretizzato un maxi-ordine di aeromobili Boeing 787 Dreamliner, Nur-Sultan ha firmato un contratto miliardario con la Wabtec Corporation per la fornitura di locomotive, mentre al vertice dell’8 agosto Armenia e Azerbaigian hanno confermato la loro intenzione di proseguire nelle trattative verso la pace firmando la dichiarazione di Washington, che ha come elemento centrale la costruzione del corridoio TRIPP (Trump Route for International Peace and Prosperity)[3]. Si tratta di tre accordi uniti da una logica coerente: ricucire l’Eurasia attraverso un sistema americano di trasporti, energia e commercio.
Con questa svolta nelle iniziative di politica estera, Washington si è aggiudicata in tempi brevissimi una partecipazione diretta in due regioni in cui la presenza statunitense raramente ha avuto un carattere incisivo, e che gli offre una posizione preminente nel riassetto di rotte commerciali e bilanciamenti geopolitici in un punto di collegamento chiave tra Europa, Asia e Medio Oriente. Le risposte di Russia e Iran, che vedono emergere una nuova competizione nelle loro storiche sfere di influenza, e della Cina, che con la costruzione del TRIPP vede complicarsi i calcoli regionali della Belt and Road Initiative, contribuiscono a intricare ulteriormente uno scenario già caratterizzato da forti mutamenti in cui la nuova forza motrice delle relazioni internazionali è affidata agli incentivi economici.[4]

Principali vie di trasporto eurasiatiche che collegano Oriente e Occidente. Fonte: World Bank via CSIS
Uzbekistan: apertura tramite l’aviazione civile
Un primo tassello di questa architettura è stato firmato a settembre 2025, quando il governo uzbeko ha annunciato l’acquisto di 14 Boeing 787-9 Dreamliner, con opzione per ulteriori otto unità, per un valore di circa 8,5 miliardi di dollari. Secondo il Dipartimento statunitense per il Commercio, si tratta del più grande ordine aeronautico mai sottoscritto da un Paese centroasiatico[5]. Il contratto non è soltanto un investimento nel trasporto aereo, ma una scelta geopolitica. L’Uzbekistan di Šavkat Mirziëev, dopo decenni di isolamento post-sovietico, punta a modernizzare la propria economia e a ridurre la dipendenza tecnologica e politica da Russia e Cina. Il contratto con Boeing si può perciò considerare una dichiarazione d’intenti per la ricerca di una maggiore indipendenza industriale e una mossa di apertura verso l’Occidente.
Dal punto di vista statunitense, la commessa consente a Washington di rafforzare la propria manifattura, generando decine di migliaia di posti di lavoro secondo l’attuale linea politico-economica dell’amministrazione Trump. Che, com’è noto, è caratterizzata dall’introduzione di dazi in parallelo con il mantenimento del valore del dollaro più basso rispetto agli anni precedenti per cercare di aumentare le esportazioni pur proteggendo la manodopera americana. Inoltre, sul piano strategico, l’accordo proietta il marchio Boeing nel cuore dell’Eurasia, aprendo un asse economico che collega Seattle a Taškent. Dietro il linguaggio commerciale questa mossa apre la strada alla creazione di un nuovo hub aeronautico centroasiatico, capace di collegare regioni chiave come l’Asia, il Medio Oriente e l’Europa senza transitare per gli aeroporti russi. È una tessera del nuovo mosaico geopolitico che gli Stati Uniti stanno delineando: infrastrutture come strumenti di influenza.
Kazakistan: ferrovie e terre rare
Anche il Kazakistan ha approfittato della visita a Washington di settembre per firmare un accordo pluriennale del valore di 4,2 miliardi di dollari con l’azienda Wabtec, che fornirà il materiale per la costruzione di 300 locomotive alla Kazakhstan Temir Zholy (KTZ), la compagnia ferroviaria nazionale[6]. Nell’accordo sono previsti anche servizi di manutenzione per sostenere gli sforzi di rinnovamento della flotta ferroviaria di KTZ al fine di rafforzare il potenziale del Kazakistan quale centro di transito del continente eurasiatico, come ha dichiarato il CEO di KTZ, Talgat Aldybergenov[7]. La collaborazione tra Wabtec e KTZ dura dal 2009, quando il primo stabilimento di assemblaggio locomotive è stato aperto ad Astana. Da allora l’azienda ha investito più di 230 milioni di dollari nel Paese, che considera un centro di eccellenza regionale[8]. Anche questo accordo ha lo scopo di fornire un sostegno all’industria statunitense, il cui settore ferroviario ha risentito di quella che i sostenitori di Trump chiamano una “spinta sbagliata” verso il trasporto esclusivamente elettrico, secondo le parole del segretario al commercio Howard Lutnick[9].
Il potenziamento della rete di trasporto ferroviario di Astanasi inserisce nel più ampio tentativo di superare le molte sfide che rallentano il pieno funzionamento del Corridoio di mezzo, noto anche come via di trasporto internazionale transcaspica (Trans-Caspian International Transport Route – TITR). Esso si presenta come un’alternativa di collegamento commerciale tra Cina ed Europa, più breve ed efficiente sia rispetto al corridoio settentrionale russo sia al canale di Suez, in quanto grazie all’integrazione di trasporto ferroviario, marittimo e stradale permette di adattarsi con flessibilità a impedimenti di varia natura quali cambiamenti geopolitici, fluttuazioni della domanda, ed eventuali interruzioni stagionali[10].
Questo accordo infrastrutturale con Wabtec è stato affiancato da altre intese commerciali meno celebrate ma altrettanto rilevanti, legate allo sfruttamento di minerali critici e terre rare di cui Kazakistan e Uzbekistan sono grandi serbatoi. Tra di esse rientra la firma del memorandum di intesa tra Washington e Astana che concretizza una partnership già esistente interessata all’estrazione di tungsteno, come dimostrano le esplorazioni di agosto nel Kazakistan settentrionale gestite congiuntamente da un consorzio di aziende kazake e americane[11]. Così come la collaborazione da un milione di dollari siglata tra Taškent e l’azienda mineraria Traxys per l’estrazione e la creazione di catene di approvvigionamento di minerali critici[12]. Nel caso kazako, sebbene i dati siano ancora preliminari, si stima che il sito di Karagandy, nel Kazakistan centrale, contenga oltre 20 milioni di tonnellate di metalli quali cerio, lantanio, neodimio e ittrio. Si tratterebbe di quasi la metà delle risorse di terre rare della Cina[13].
Anche questa ultima categoria di accordi ha infatti un risvolto geopolitico significativo, in quanto si inserisce nella corsa statunitense all’approvvigionamento di materie prime strategiche per diversificare le catene di rifornimento e ridurre la dipendenza dalla Cina. Si stima che l’Asia centrale detenga almeno 25 dei 54 minerali che il governo USA considera essenziali, circostanza che la riconferma come un partner vantaggioso, come dimostrano gli accordi commerciali del valore complessivo di 12,4 miliardi di dollari che la regione ha firmato con gli Stati Uniti nei primi sei mesi del secondo mandato di Trump[14].
Dalla prospettiva kazaka e uzbeka, l’espansione di cooperazioni incentrate su infrastrutture, scambi ed energia dimostra un chiaro intento di espandere la propria proiezione internazionale e diversificare i tavoli diplomatici per ottenere concessioni di varia natura senza dover necessariamente recidere il legame con partner storici, come Russia e Cina[15]. In linea con questa intenzione, durante il ricevimento organizzato per le delegazioni dell’Asia centrale alla vigilia del vertice C5+1, che dal 2015 riunisce i cinque –stan e Washington, anche i funzionari statunitensi hanno posto l’accento sul fatto che la cooperazione economica bilaterale con gli Stati Uniti garantisca all’Asia centrale la possibilità di decidere il proprio destino in autonomia[16].
Paola Ticozzi e Francesco Federici
[1] https://politicsgeo.com/from-multilateralism-to-transactional-peace-how-tripp-is-redefining-the-south-caucasus/
[2] https://responsiblestatecraft.org/trump-central-asia-2674274978/
[3] https://jamestown.org/armenia-balances-between-the-tripp-and-zangezur-corridor/ ; https://eurasianet.org/armenian-pm-says-tripp-construction-to-start-in-2026.
[4] https://www.justsecurity.org/125271/us-counter-china-russia-south-caucasus-central-asia/
[5] https://www.trade.gov/press-release/commerce-secures-85-billion-boeing-commercial-deal-move-forward-us-manufacturing-0
[6] https://www.aljazeera.com/news/2025/11/6/why-is-trump-hosting-c-asia-leaders-can-he-compete-with-russia-china
[7] https://it.investing.com/news/company-news/wabtec-firma-un-accordo-da-42-miliardi-di-dollari-con-le-ferrovie-del-kazakistan-93CH-3008174
[8] https://it.investing.com/news/company-news/wabtec-firma-un-accordo-da-42-miliardi-di-dollari-con-le-ferrovie-del-kazakistan-93CH-3008174
[9] https://www.ice.it/it/news/notizie-dal-mondo/292487
[10] https://www.geopoliticalmonitor.com/the-middle-corridor-a-route-born-of-the-new-eurasian-geopolitics/
[11] https://www.rferl.org/a/kazakhstan-abraham-accords-russia-china/33583991.html
[12] https://minexforum.com/2025/09/23/uzbekistan-and-us-expand-critical-minerals-cooperation-with-1-billion-investment/
[13] https://www.aljazeera.com/news/2025/11/6/why-is-trump-hosting-c-asia-leaders-can-he-compete-with-russia-china ; https://eurasianet.org/us-central-asia-gathering-yields-deals
[14] https://responsiblestatecraft.org/trump-central-asia-2674274978/; https://www.aljazeera.com/news/2025/11/6/why-is-trump-hosting-c-asia-leaders-can-he-compete-with-russia-china
[15] https://eurasianet.org/us-central-asia-gathering-yields-deals
[16] https://eurasianet.org/us-central-asia-gathering-yields-deals





