A un mese dall’operazione Spiderweb, un bilancio sui suoi costi e sugli obiettivi raggiunti da Kiev. La guerra d’Ucraina si gioca sempre più sul ruolo dei droni.
Nella notte fra il 31 maggio e il 1 giugno, l’Ucraina ha sferrato contro la Russia il più grande attacco che si sia mai visto dall’inizio della guerra: 117 droni ucraini hanno colpito quasi simultaneamente bombardieri russi presenti in quattro diversi campi d’aviazione. Le basi aeree attaccate sono state quelle di Dyagilevo (oblast di Ryazan), Olenya (oblast di Murmansk), Ivanovo (oblast di Ivanovo), e, addirittura, Belaya (oblast di Irkutsk, in Siberia). L’operazione, denominata “Spiderweb”, è stata talmente eclatante da essere definita da alcuni russi “la nostra Pearl Harbour”. Ciò, evidentemente, per due fattori: l’effetto sorpresa e la portata dei danni. A quest’ultimo proposito, si aggiunge un altro elemento che ha reso l’operazione Spiderweb fuori dall’ordinario: il suo costo – e la sua modalità – di realizzazione. Gli ucraini, con questo attacco, hanno di fatto concretizzato l’adagio “Minima spesa, massima resa”.
Minima spesa
I protagonisti di questo attacco sono stati i droni FPV (First Person View), velivoli a pilotaggio remoto dotati di una telecamera che trasmette in tempo reale le immagini al pilota. Per l’Operazione Spiderweb, il processo di realizzazione di questi droni è stato incredibilmente semplice, e, a tratti, banale. I velivoli sono stati costruiti in parte con stampanti 3D (dal costo di circa 700 dollari l’una) e assemblati con componenti elettroniche acquistate tramite piattaforme online come Amazon. Infine, vi si sono aggiunte le batterie: anche in questo caso, la reperibilità e il costo non sono stati particolarmente sfidanti, dato che gli FPV, spesso, funzionano anche con batterie presenti nelle sigarette elettroniche.[1] Con una spesa approssimativa di circa 1200 dollari per drone[2], insomma, gli ucraini hanno creato un arsenale perfetto per colpire in profondità il territorio nemico.
Come affrontare, però, la questione della mappatura degli obiettivi? Di nuovo, in maniera relativamente efficace, in proporzione ai costi: basandosi su alcune scansioni fatte con l’intelligenza artificiale ad alcuni modelli di bombardieri di epoca sovietica esposti in un museo russo dell’aviazione, gli ucraini avrebbero addestrato l’IA a riconoscere i velivoli da colpire con algoritmi di attacco in picchiata. L’IA, in certi casi, sarebbe stata addirittura addestrata per riconoscere le parti più vulnerabili dei velivoli russi.[3] Una volta perfezionati gli strumenti e identificati gli obiettivi, si è posta la questione dell’esecuzione: come permettere ai droni di volare fino alle basi aeree senza essere rilevati e abbattuti? La risposta, di nuovo, è stata semplice: facendo sì che che i droni si trovassero così vicino agli obiettivi da eludere i sistemi di electronic warfare russi.
In un’operazione che a tratti ha ricordato l’astuzia greca nella guerra di Troia, l’SBU (il Servizio di Sicurezza ucraino) ha trasportato i droni FPV in Russia, per poi collocarli all’interno di container di legno su camion dotati di tetti ritrattili; i camion in questione, infine, sono stati parcheggiati nei pressi delle basi aeree da colpire. Una volta lì, i tetti sono stati abbassati, permettendo ai droni di fuoriuscire e dirigersi verso gli obiettivi.[4] La scarsa distanza tra le piattaforme di lancio – i camion – e i target – le basi aeree – ha reso impossibile ai sistemi russi di difesa aerea di rilevare la minaccia. In questo modo, gli ucraini hanno ottenuto la sorpresa operativa, il che ha permesso loro di infliggere alla Russia il massimo danno.
Massima resa
Ad essere colpiti, 41 bombardieri strategici russi: tra questi, ci sarebbero gli A-50 (aerei di rilevamento radar a lungo raggio), e i Tu-95 e Tu-22M3 (aerei ad ala fissa che la Russia utilizza per rilevare le difese aeree dell’Ucraina e lanciare missili da crociera Kh-101 / Kh-555 e Kh-59/69 contro di essa).[5] Secondo quanto dichiarato dal presidente ucraino Zelens’kyj, l’operazione avrebbe distrutto il 34% dei vettori strategici russi. Entità del danno: circa 7 miliardi di dollari.[6] Del resto, basti pensare che un singolo aereo A-50 costa circa 500 milioni.
Il problema, però, non si sarebbe esaurito alla perdita economica. Alcuni dei velivoli colpiti, infatti, non erano “preziosi” per il loro costo di produzione, bensì per il loro numero limitato legato all’impossibilità di essere sostituiti: una scarsità che, secondo alcune fonti ucraine, negli ultimi tempi preoccupava il Cremlino, e che sarebbe stata all’origine del crescente ripiego sui Sukhoi (caccia multiruolo pesanti) per lanciare missili da crociera.[7] La perdita, dunque, è stata doppiamente amara, in quanto mirata ad una risorsa che già scarseggiava.
Infine, c’è il danno d’immagine. A seguito di questo attacco coordinato, le fondamenta della narrativa dell’invulnerabilità del territorio russo hanno vacillato: Spiderweb ha rivelato falle significative nella sicurezza interna della Russia. Secondo quanto dichiarato da Zelens’kyj, infatti, il personale coinvolto – che ammonterebbe ad almeno 117 persone, dato che ogni drone aveva un proprio operatore – non solo ha lavorato indisturbatamente per mesi su suolo russo (una delle basi dell’operazione sarebbe stata addirittura accanto al quartier generale dell’FSB), ma è anche stato fatto uscire dal Paese in completa sicurezza. Come se non bastasse, Zelens’kyj non ha specificato se gli agenti fossero ucraini oppure russi: un non detto, questo, che per il Cremlino potrebbe essere allarmante. Allo smacco per non aver saputo scovare gli agenti infiltrati, infatti, si aggiungerebbe il timore di una quinta colonna.
Il crescente ruolo dei droni e la guerra asimmetrica
L’Operazione Spiderweb ha rappresentato una svolta per due motivi principali. In primo luogo, per portarla a termine l’Ucraina non ha fatto ricorso ad armi concesse – spesso con fatica – dai Paesi occidentali, bensì al proprio ingegno: ciò ha permesso di elaborare un’operazione complessa ed efficace senza il coinvolgimento di altri attori. In secondo luogo, l’operazione ha costituito l’ultima manifestazione della crescente centralità dei droni nell’arsenale ucraino, segnando un’evoluzione radicale nella condotta della guerra asimmetrica contro la Russia. In un conflitto in cui Mosca continua a godere di una netta superiorità numerica e in termini di potenza di fuoco, Kiev ha saputo trasformare la propria debolezza strutturale in leva strategica, affidandosi a innovazione tecnologica e flessibilità operativa. In particolare, la massiccia produzione di droni FPV – fino a 200.000 unità al mese all’inizio del 2025[8] – ha permesso all’Ucraina di colpire con efficacia anche in condizioni di inferiorità tattica. Questi dispositivi a basso costo, capaci di infliggere danni letali a mezzi corazzati dal valore di milioni di dollari, hanno ridefinito il campo di battaglia: si stima che fino all’80% delle perdite russe siano oggi provocate da attacchi condotti da droni.[9] L’uso sistematico di FPV come “fanteria volante” costituisce un perfetto esempio di guerra asimmetrica, resa possibile dalla crescente “democratizzazione” della tecnologia – una trasformazione strutturale favorita dalla diffusione capillare di tecnologie informatiche e dall’accesso sempre più ampio a sistemi d’arma complessi.[10] In questo contesto, l’Ucraina si è affermata come una delle forze combattenti più efficaci d’Europa, dimostrando che l’innovazione, più che la massa, può incidere notevolmente sulle sorti di un conflitto.
Isabella Chiara
[1]Mia Ceran, “La Pearl Harbourrussa (e le sue conseguenze)”, The Essential, 03.06.2025.
[2]Phillips Payson O’Brien, “Ukraine’s Warning to the World’s OtherMilitary Forces”, The Atlantic, 02.06.2025, https://www.theatlantic.com/international/archive/2025/06/ukraine-new-war-drone-strike/683008/
[3]Ibidem.
[4]Artem Mazhulin et al., “Operation Spiderweb: a visual guide to Ukraine’s destruction of Russian aircraft”, The Guardian, 02.06.2025, https://www.theguardian.com/world/2025/jun/02/operation-spiderweb-visual-guide-ukraine-drone-attack-russian-aircraft
[5] Olivia Gibson et al., “Russian Offensive CampaignAssessment”, Institute for the Study of War, 01.06.2025, https://www.understandingwar.org/backgrounder/ukraine-conflict-updates
[6]KatjaBego, “Ukraine’s Operation Spider’s Web is a game-changer for modern drone warfare. NATO should pay attention”, Chatham House, 06.06.2025, https://www.chathamhouse.org/2025/06/ukraines-operation-spiders-web-game-changer-modern-drone-warfare-nato-should-pay-attention
[7]Olivia Gibson et al., “Russian Offensive CampaignAssessment”, Institute for the Study of War, 01.06.2025, https://www.understandingwar.org/backgrounder/ukraine-conflict-updates
[8] David Kirichenko, “Drone superpower: Ukrainian wartime innovation offers lessons for NATO”, Atlantic Council, 13.05.2025, https://www.atlanticcouncil.org/blogs/ukrainealert/drone-superpower-ukrainian-wartime-innovation-offers-lessons-for-nato/
[9]Ibidem.
[10]Francesco Zampieri, Il “conflitto continuo” nella geopolitica marittima del XXI secolo. Riflessioni ed evidenze sulla “zona grigia”, Roma: Edizioni Nuova Cultura, 2024, p. 20.





