Il porto ucraino è al centro della disputa tra Mosca e Kiev per le sue enormi capacità logistiche che ne fanno un game-changer, in grado persino di determinare il vincitore della guerra. Poi naturalmente c’è anche la sfera simbolica, cui il Cremlino non intende rinunciare.
Nel conflitto russo-ucraino, l’attenzione tende a concentrarsi sul fronte terrestre. Tuttavia, una componente decisiva della guerra si sviluppa nello spazio marittimo del Mar Nero, dove il confronto assume una natura diversa: meno territoriale, più funzionale. In questo contesto, le infrastrutture critiche – e in particolare i porti – diventano obiettivi strategici primari. I porti non sono semplici nodi logistici, ma dispositivi di connessione sistemica: regolano l’accesso ai mercati globali, abilitano le esportazioni e determinano il grado di integrazione economica di uno Stato. La loro interdizione non produce soltanto effetti locali, ma altera la posizione internazionale del Paese che ne dipende. È in questa chiave che va letto il ruolo del porto di Odessa, il principale sbocco marittimo ucraino e uno dei punti di concentrazione più rilevanti tra economia, sicurezza e competizione strategica nel Mar Nero. Più che un obiettivo tra gli altri, Odessa rappresenta una funzione: quella di mantenere aperto – o di chiudere – il collegamento tra l’Ucraina e il sistema globale.
La nascita e lo sviluppo di Odessa
Alla fine del Settecento, nell’ambito del progetto di Novorossiya, l’Impero russo riuscì a strappare al dominio ottomano la città di Khadjibey, ribattezzandola Odessa in un’operazione che univa classicismo e geopolitica: evocare Odisseo significava iscrivere lo spazio conquistato in una narrazione europea e mediterranea, sottraendolo simbolicamente alla sfera turca. Ma Odessa, nel disegno imperiale, non era soltanto un porto, bensì un dispositivo di potere: avamposto di colonizzazione, strumento di russificazione, cerniera verso i “mari caldi”. La stessa Novorossija non corrispondeva a una realtà storica preesistente, ma a una costruzione strategica, una geografia inventata per organizzare e legittimare l’espansione verso sud. In questo senso, Odessa nasce come città geopolitica prima ancora che urbana.
Nel corso dell’Ottocento questa intuizione si tradusse in realtà materiale. Odessa crebbe fino a diventare la quarta città dell’impero e, per volumi, uno dei suoi principali porti dopo San Pietroburgo. Ad alimentarne l’ascesa, il grano della steppa ucraina, che rese la città una piattaforma essenziale per l’inserimento dell’impero nei circuiti economici globali. L’arrivo della ferrovia nel 1866 saldò definitivamente entroterra e litorale. Il regime di porto franco consolidò questa vocazione, facendo di Odessa una città-cerniera tra spazi diversi – russo, mediterraneo, levantino, balcanico – e una piazza cosmopolita. Russi, greci, ebrei, italiani, armeni e francesi ne animavano il tessuto economico e culturale, dando forma a quella pluralità che Aleksandr Puškin colse nell’Evgenij Onegin descrivendola come un luogo in cui “tutto respira un vento d’Europa”[1].
Questa genealogia pesa ancora oggi. Odessa è il punto in cui l’Ucraina si apre al mare e si proietta verso il Bosforo, dunque verso il Mediterraneo. È qui che si salda la continuità tra spazio interno e spazio marittimo, tra economia agricola e commercio globale. Per questo, nella grammatica strategica della Russia, Odessa non è soltanto un obiettivo operativo, ma un nodo simbolico: controllarla – o renderla inutilizzabile – significa intervenire direttamente sulla possibilità stessa dell’Ucraina di esistere come attore economico autonomo e come ponte tra Europa e Mediterraneo. In altri termini, Odessa non è solo un porto: è una soglia geopolitica.
Il porto, oggi
Il porto di Odessa si basa su un’infrastruttura logistica non indifferente: 141 ettari di territorio portuale, 56 banchine, oltre 10 km di linea di attracco, 21,5 km di binari ferroviari interni, 8,2 km di strade e una capacità di throughput superiore a 50 milioni di tonnellate[2]. La varietà delle merci trattate – rinfuse, container, prodotti petroliferi, oli vegetali, carichi generici – riflette la natura polifunzionale dello scalo. Ma è soprattutto sul grano che si misura la sua centralità strategica. L’Ucraina è uno dei principali esportatori agricoli globali, e Odessa rappresenta il punto di uscita privilegiato della produzione cerealicola: grano, mais e orzo destinati in larga parte ai mercati di Africa, Medio Oriente e Asia. In questo senso, il porto non è solo un’infrastruttura nazionale, ma un nodo della sicurezza alimentare globale.
Odessa non va tuttavia letta isolatamente. Essa è inserita nel sistema della “Grande Odessa”, insieme ai porti di Chornomorsk e Pivdennyi: un cluster portuale che gestirebbe circa il 90% delle esportazioni del Paese[3]. Odessa, in questo contesto, è il perno politico e logistico del sistema, collegando il retroterra industriale e agricolo alle rotte verso Bosforo, Mediterraneo, Asia e Africa.
Con lo scoppio della guerra, la centralità di Odessa si è manifestata nella sua forma più nuda, ovvero come vulnerabilità. Nei primi mesi dell’invasione russa, il mare davanti alla città ha smesso di essere spazio di scambio ed è diventato una minaccia: le prime avvisaglie si sono manifestate nel marzo 2022, quando sette unità navali russe – tra cui navi da assalto anfibio – hanno stazionato al largo. Sulla costa, la risposta ucraina è stata altrettanto chiara: mine disseminate lungo il litorale, accessi marittimi trasformati in trappole[4]. Il blocco navale che ne è derivato non è stato soltanto una misura militare, bensì uno strumento di pressione sistemica. Colpire Odessa significa colpire la funzione stessa dell’Ucraina nel sistema economico globale. Quando le navi si fermano, si interrompe il flusso che tiene insieme l’entroterra, il porto e, di riflesso, il mondo. È un tentativo di compressione strategica: ridurre l’Ucraina a spazio interno, separarla dal mare, limitarne la profondità economica.
Da questa frattura è nata, nell’estate del 2022, la Black Sea Grain Initiative, mediata da Nazioni Unite e Turchia. Più che un accordo commerciale, si trattava di una tregua funzionale: riaprire, sotto controllo, il corridoio alimentare globale. Dai porti di Odessa, Chornomorsk e Pivdennyi potevano tornare a partire navi cariche di derrate e fertilizzanti. Il successo di questa iniziativa è risultato evidente già nei primi sei mesi, durante i quali sono state caricate circa 14 milioni di tonnellate di cereali ucraini destinati all’esportazione, a dimostrazione della resilienza della catena di approvvigionamento[5]. Ma l’intesa si è rivelata fragile. Per Mosca, il meccanismo stava diventando progressivamente asimmetrico: le proprie esportazioni agricole restavano ostacolate da vincoli finanziari, assicurativi e logistici. Quando la Russia si è ritirata dall’accordo, nel luglio 2023, ha riaperto il fronte economico della guerra[6], ma non solo. Mosca, infatti, ha iniziato ad attaccare le infrastrutture portuali, e, in primis, quelle di Odessa: ad essere colpiti, un terminal cerealicolo, oltre che camion e binari ferroviari[7]. I bombardamenti aerei russi hanno successivamente preso di mira i porti ucraini sul Danubio (come Reni e Izmail), danneggiando silos per il grano, serbatoi di stoccaggio del petrolio e altri edifici.
Eppure, i ripetuti attacchi delle forze russe alle infrastrutture portuali non hanno rallentato il commercio d’alto mare nel 2024. A seguito del fallimento della Black Sea Grain Initiative, il traffico navale è ripreso a partire da gennaio 2024 grazie a un corridoio marittimo temporaneo istituito dall’Ucraina: tramite di esso, nel corso del 2024, 2705 navi hanno fatto scalo nei porti ucraini (79,9 milioni di tonnellate di portata lorda), rispetto alle 1028 del 2022 (38,2 milioni di tonnellate) e alle 759 del 2023 (32,4 milioni di tonnellate)[8]. Gli attacchi russi, beninteso, non si sono fermati, e Odessa ha continuato a rappresentare un target strategico. Nell’ottobre 2024, due missili balistici Iskander-M hanno colpito la nave cargo Optima, ormeggiata nel porto[9], aumentando non solo l’instabilità dei traffici, ma anche le coperture assicurative delle navi in partenza. Nel 2025 gli attacchi al porto e alla città si sono intensificati: droni e missili russi hanno preso di mira le infrastrutture portuali e, in particolare, quelle destinate allo stoccaggio e all’esportazione di petrolio[10].

Il porto di Odessa. Fonte: Supply chain Brain
Perché la Russia punta su Odessa
Per la Russia, Odessa concentra in sé una pluralità di significati strategici che si sovrappongono e si rafforzano reciprocamente. Sul piano economico, colpire il porto equivale a intervenire sul principale rubinetto di valuta estera dell’Ucraina: il cluster della Grande Odessa continua a gestire la quota dominante delle esportazioni nazionali e gli attacchi russi di fine 2025 ne hanno ridotto sensibilmente la capacità operativa rispetto ai livelli prebellici. Sul piano marittimo, la sua neutralizzazione spingerebbe Kiev verso una condizione quasi landlocked, limitandone l’accesso autonomo al Mar Nero e, per estensione, al Mediterraneo. Sul piano militare-operativo, la fascia costiera nord-occidentale – di cui Odessa è il perno – incide direttamente sulla sicurezza delle rotte occidentali del Mar Nero, nonché sull’accessibilità da parte ucraina al Bosforo. Infine, vi è una dimensione simbolico-imperiale che non va sottovalutata: nella narrazione storica russa, infatti, Odessa continua ad appartenere alla Novorossija.
Proprio in questa stratificazione di significati emerge il paradosso della guerra navale nel Mar Nero. Se nel 2022 Mosca poteva ancora contemplare l’ipotesi di uno sbarco anfibio, tra il 2024 e il 2026 – anche alla luce dell’erosione della Flotta del Mar Nero sotto la pressione ucraina – l’obiettivo si è progressivamente spostato dalla conquista fisica all’interdizione funzionale. Mosca, infatti, ha perduto qualsiasi capacità di sea control, mentre è aumentata la capacità di sea denial da parte ucraina. Da parte russa, però, sono proseguiti gli attacchi contro le infrastrutture critiche ucraine, in linea con la strategia SODCIT (Strategic Operation for the Destruction of Critically Important Targets). Non prendere Odessa, ma impedirle di funzionare: missili e droni contro infrastrutture portuali e ferroviarie, mine, pressione assicurativa sui traffici, attacchi a mercantili, saturazione delle difese aeree. Una strategia di logoramento che mira a svuotare il porto della sua funzione senza necessariamente occuparlo.
Questo perché Odessa non è un’infrastruttura qualsiasi, ma un classico nodo duale: sostiene simultaneamente export civili, approvvigionamento energetico, logistica ferroviaria, attività industriali e la postura marittima ucraina nel nord-ovest del Mar Nero. Colpirla significa dunque generare un effetto moltiplicatore, che si riflette su economia, deterrenza e morale. La vulnerabilità è intrinseca e duplice: dal mare, per l’esposizione a blocchi, mining e attacchi contro la navigazione commerciale; dall’entroterra, per la dipendenza da energia, reti ferroviarie e nodi retroportuali che devono funzionare senza soluzione di continuità. I dati raccolti da organismi internazionali confermano questa pressione costante: attacchi ripetuti ai porti, navi danneggiate, infrastrutture colpite, sistemi logistici costretti a un ciclo continuo di distruzione e riparazione.
In questo quadro, Odessa emerge anche come punto di intersezione tra logistica industriale e geoeconomia tecnologica. Non è soltanto il porto del grano: è anche una porta d’accesso alle catene del valore avanzate, come dimostra la produzione di neon ad alta purezza destinato all’industria dei semiconduttori[11]. Questo dettaglio apparentemente marginale rivela una verità più ampia: il controllo – o la compromissione – del porto incide non solo sui mercati alimentari, ma anche sugli equilibri industriali globali.
Il ruolo strategico di Odessa può allora essere sintetizzato in una formula: è il punto in cui la sopravvivenza economica dell’Ucraina incontra la competizione per l’ordine del Mar Nero. Senza Odessa, Kiev perderebbe capacità di esportazione, margine diplomatico e peso negoziale; senza riuscire a neutralizzarla, Mosca non può chiudere il fronte marittimo né imporre una gerarchia stabile sul litorale nord-occidentale. Per questo la contesa è destinata a protrarsi anche oltre l’eventuale stabilizzazione del fronte terrestre. Nel Mar Nero, la guerra non riguarda soltanto il controllo dello spazio, ma il diritto stesso di accedere al mondo. Odessa, più di ogni altra infrastruttura ucraina, incarna questo nodo.
Isabella Chiara
[1] Aleksandr Puškin, Evgenij Onegin, Garzanti, Milan o 1975.
[2] Odesa Sea Port Authority, “Odesa branch of SE ‘Ukrainian Sea Ports Authority”, https://odesa.uspa.gov.ua/en/
[3] Baird Maritime, “Ukrainian grain flows faster to ports despite Russian strikes”, 05.03.2026, https://www.bairdmaritime.com/shipping/dry-cargo/bulkers/ukrainian-grain-flows-faster-to-ports-despite-russian-strikes
[4] Al Jazeera, “Mines, sandbags and roadblocks: Odesa fortifies for Russian war”, 17.03.2022, https://www.aljazeera.com/news/2022/3/17/mines-sandbags-roadblocks-odesa-prepares-for-russian-attack
[5] S. Karakas, M. Kirmizi, H. Gencer, et al., “A resilienceassessment model for dry bulk shipping supply chains: The case of the Ukraine grain corridor”, Marit. Econ. Logist., 26 (2024), pp. 391-413.
[6] Patrick Wintour, Shaun Walker, “Russia saysdecisionnot to extendBlack Sea Grain deal isfinal”, The Guardian, 17.07.2023, https://www.theguardian.com/world/2023/jul/17/russia-decision-not-extend-black-sea-grain-deal-final
[7]Kottasova et al, “Ukrainian air defenses in Odesa outgunnedas Russia targets global grain supply”, CNN, 21.07.2023, https://edition.cnn.com/2023/07/20/europe/ukraine-air-defenses-odesa-russia-strikes-grain-intl
[8] Barbara Polo Martin, Marc-Antoine Faure, Fabio Cremaschini, César Ducruet, “Shipping trade and geopoliticalturmoil: The case of the Ukrainian Maritime network”, Journal of TransportGeography Vol. 128, October 2025.
[9]IsobelKoshiv, “Russia steps up Ukraine with strike on ship in Odesa port”, Financial Times, 8.10.2024, https://www.ft.com/content/241de013-2398-43f5-863c-d3352de004a8?syn-25a6b1a6=1
[10] Alex Kozul-Wright and News Agencies, “Whyis Russia escalatingattacks on Ukraine’s Odesa?”, Al-Jazeera, 25.12.2025, https://www.aljazeera.com/news/2025/12/23/why-is-russia-escalating-attacks-on-ukraines-odesa
[11] Catalin Alin Costea, “The strategicimportance of the port of Odesa”, Romanian Centre for Russian Studies, 25.03.2022, https://russianstudiesromania.eu/2022/03/25/the-strategic-importance-of-the-port-of-odessa/




