Il voto della diaspora potrebbe essere ancora una volta determinante negli equilibri politici che si formeranno a seguito delle elezioni parlamentari moldave del 28 settembre. Non è dunque un caso che la presidente si sia recata nel nostro Paese ad appena due settimane dall’appuntamento elettorale. Con la messa al bando di alcuni partiti vicini a certi oligarchi e alle influenze russe, Chișinău si muove sul filo del rasoio tra protezione dell’ordine democratico e atti di repressione politica.
La presidente della Repubblica di Moldova, Maia Sandu, è stata in visita ufficiale in Italia e in Vaticano dal 10 al 12 settembre. Un viaggio dal forte valore politico e simbolico, che arriva a ridosso delle elezioni parlamentari del 28 settembre 2025, destinate a segnare il futuro del Paese: continuare lungo la strada dell’integrazione europea oppure ripiegare verso Mosca.
Roma e Vaticano: sostegno politico e valore simbolico
A Roma, Sandu ha incontrato la premier Giorgia Meloni, il presidente del Senato Ignazio La Russa e altri rappresentanti istituzionali. Sul tavolo, tre dossier centrali: il sostegno italiano al percorso europeo della Moldova, la cooperazione economica e sociale, e la sicurezza regionale.
La stessa Sandu ha sottolineato alcuni risultati concreti raggiunti grazie alla collaborazione con Roma: l’Italia ha sostenuto la Moldova con 90 milioni di euro di aiuti, destinati soprattutto alle famiglie vulnerabili per pagare le bollette energetiche. Inoltre, due novità attese dalla diaspora moldava in Italia: dal 1° settembre 2025 i lavoratori moldavi avranno diritto alla pensione per gli anni maturati in Italia, e dall’8 novembre 2025 entrerà in vigore l’accordo per la conversione delle patenti di guida moldave. Misure che rafforzano il legame tra i due Paesi e hanno un impatto diretto sulla vita quotidiana di migliaia di cittadini.
Il momento più carico di significato è stato però l’incontro con Papa Leone XIV e con il cardinale Pietro Parolin. Al centro del colloquio: la pace, la fede che unisce i popoli e il cammino della Moldova verso una vita migliore. Sandu ha ricordato la forte attaccatura dei moldavi ai valori cristiani, la resilienza dimostrata anche nei periodi bui del regime sovietico, e la solidarietà mostrata oggi di fronte al conflitto alle porte del Paese. Da parte sua, il Pontefice ha assicurato che la Moldova è ascoltata e riconosciuta, rafforzando così il messaggio di speranza e dignità che la presidente vuole trasmettere agli elettori.
Elezioni di settembre: una partita aperta
Il voto del 28 settembre non riguarda direttamente la presidenza, ma rappresenta un test politico cruciale per Maia Sandu e il suo partito, il PAS. Se i filo-europei usciranno rafforzati, Sandu avrà una corsia preferenziale verso la riconferma presidenziale. Se invece prevarranno i partiti filo-russi, il rischio è un’inversione di rotta che potrebbe rallentare o bloccare l’avvicinamento a Bruxelles.
I sondaggi mostrano una società divisa: città e diaspora sostengono Sandu, mentre le campagne e l’elettorato più conservatore restano terreno fertile per i partiti vicini a Mosca. L’esito è tutt’altro che scontato.
L’Italia è il cuore della diaspora moldava in Europa occidentale: oltre 130.000 aventi diritto al voto. Per queste elezioni sono stati predisposti seggi in città come Roma, Milano, Torino, Bologna, Padova, Venezia, Firenze e Bari, oltre al voto per corrispondenza, che mira a garantire la partecipazione anche a chi vive lontano dai grandi centri.
Il peso della diaspora non è teorico: già nel 2021 il voto dall’estero ha permesso al PAS di ottenere un vantaggio decisivo. Anche questa volta, i moldavi in Italia potrebbero ribaltare l’equilibrio dei seggi.
L’opposizione e le influenze di Mosca
Il contesto elettorale moldavo continua a essere caratterizzato da influenze sistemiche da parte della Federazione Russa, che si manifestano lungo tre direttrici principali: la disinformazione mediatica rivolta all’elettorato interno e diasporico, le pressioni economiche — in particolare nel settore energetico — e il sostegno indiretto a forze politiche contrarie all’integrazione europea.
In questo quadro si inseriscono anche le recenti misure adottate dalle autorità moldave per limitare l’influenza di attori oligarchici legati a Mosca. L’Autorità elettorale centrale ha escluso dalla competizione elettorale quattro partiti ritenuti affiliati all’oligarca fuggitivo Ilan Șor, la cui precedente formazione politica, il Partidul Șor, era stata dichiarata incostituzionale e sciolta nel 2023. Parallelamente, il Ministero della Giustizia ha avviato le procedure per la dissoluzione legale di tali formazioni, considerate come entità successive del partito bandito.
In aggiunta, è stata negata la registrazione al Partidul Democrat Modern, ritenuto vicino all’oligarca moldavo Vladimir Plahotniuc, attualmente detenuto in Grecia. Queste decisioni, pur giustificate dal punto di vista giuridico e costituzionale, alimentano una narrazione ambivalente sul piano internazionale: da un lato, come strumenti di protezione dell’ordine democratico; dall’altro, come elementi suscettibili di essere interpretati — o strumentalizzati — da Mosca come segni di repressione politica.
Tali dinamiche confermano come il sistema politico moldavo rimane vulnerabile a pressioni esterne, e come il confine tra legalità costituzionale e percezione di legittimità democratica sia oggi uno dei fronti più delicati nella competizione geopolitica tra Russia e Occidente nello spazio post-sovietico. La visita in Italia assume così anche un valore di contro-narrativa: Sandu mostra agli elettori che la Moldova ha partner solidi e non è affatto isolata sulla scena internazionale.
La Moldova è un barometro
La visita della Presidente Maia Sandu in Italia e in Vaticano, inserita a pochi giorni da un delicato appuntamento elettorale, mette in evidenza una strategia politica multilivello: da un lato il consolidamento dei rapporti con i partner occidentali, dall’altro la mobilitazione di una diaspora strategica per il riequilibrio degli assetti parlamentari interni.
Nel breve periodo, l’attivazione del voto estero rappresenta uno strumento determinante di politica elettorale esterna, capace di influenzare l’esito del confronto tra blocchi politici contrapposti. Nel medio-lungo periodo, invece, la crescente politicizzazione della diaspora moldava potrebbe fungere da ponte geopolitico tra l’Unione Europea e lo spazio post-sovietico, contribuendo a definire nuove forme di diplomazia transnazionale.
La Moldova continua a rappresentare un barometro geopolitico regionale: l’esito delle prossime elezioni e la tenuta della sua traiettoria europea avranno effetti ben oltre i confini nazionali, incidendo direttamente sull’architettura di sicurezza e cooperazione dell’Europa orientale. Una cosa è certa: il peso della diaspora, e in particolare dei moldavi in Italia, potrebbe rivelarsi determinante ancora una volta.
Roberta Văduva





