La riduzione dell’utilizzo del russo non è solo una conseguenza politica della guerra – ovvero il rifiuto di tutto ciò che proviene dal “nemico” – ma anche un suo riflesso pratico, riguardando alcune precauzioni contro possibili infiltrazioni e sabotaggi. Si tratta tuttavia di un fenomeno riguardante principalmente la sfera pubblica, dato che è più difficile scardinare le abitudini familiari. Intanto cresce il suržyk, mix linguistico da molti tollerato o persino apprezzato.
La questione linguistica in Ucraina costituisce da anni uno dei nodi più sensibili e strumentalizzati dell’intero confronto nazionale e internazionale, intrecciandosi in modo profondo con i temi dell’identità nazionale, della sovranità e delle dinamiche geopolitiche che attraversano il Paese.
Nel famoso discorso del 22 febbraio 2022, Putin affermava come “la politica che punta a sradicare la lingua e la cultura russa e promuovere l’assimilazione continua. La Verkhovna Rada ha prodotto un flusso costante di disegni di legge discriminatori” che non “lasciano [al Cremlino] altra opzione se non quella [di ricorrere alla forza militare]” con lo scopo di “proteggere le persone che, da otto anni ormai, stanno affrontando umiliazione e genocidio perpetrati dal regime di Kiev”[1].
Mentre sull’accusa di genocidio è già stato avviato un procedimento presso la Corte Internazionale dell’Aja, la cui sentenza preliminare del 16 marzo 2022 ne ha escluso i presupposti[2], l’avanzata dell’esercito russo non ha trovato il sostegno sperato tra la popolazione. Al contrario, ha fatto sì che le differenze tra russi e ucraini venissero a galla, creando le condizioni perché giungessero a compimento quei processi trasformativi che, nei trent’anni di indipendenza dell’Ucraina, non erano ancora riusciti a ottenere i risultati sperati.
Un nuovo “noi ucraino”
L’inizio dell’invasione su larga scala sembra dunque aver messo fine a quella che Taras Kremin, Commissario per la tutela della lingua statale, ha definito la lunga “competizione tra due lingue all’interno di un unico spazio nazionale”[3]. L’illusione delle “nazioni fraterne” è svanita quasi all’improvviso, così come la convinzione di poter essere contemporaneamente russi e ucraini, ancora condivisa da circa un terzo della popolazione ucraina fino al 2020[4]. Durante gli anni di conflitto, la sensibilità nazionale e linguistica dei cittadini si è andata orientando sempre più a favore dell’identità autocentrata ucraina, portando alla nascita e definizione di un nuovo “noi” anche attraverso una marcata riattivazione dei modelli comunicativi in ucraino e una parallela riduzione nell’uso del russo.
Tra le motivazioni più frequentemente indicate per il passaggio all’ucraino, secondo diversi sondaggi, vi è il forte desiderio di non avere più nulla a che fare con gli occupanti[5] e, a torto o a ragione, con la loro lingua e cultura. Da qui il rifiuto anche verso certi esponenti del panorama letterario russo, come Puškin e Dostoevskij, percepiti, da alcuni, come precursori spirituali dell’ideologia del cosiddetto “Mondo Russo” e, di conseguenza, parte della base ideologica che avrebbe portato all’invasione[6].
In questo senso, la dimensione linguistica e culturale si è andata configurando come una sorta di “secondo fronte”[7], nel quale il russo viene sempre più identificato come la “lingua del nemico”, “dell’aggressore” e “dell’occupante”. «Siete voi, occupanti russi — affermava il presidente Zelens’kyj nel marzo 2022 — a fare di tutto affinché la nostra gente eviti da sola la lingua russa, perché ormai essa sarà associata soltanto a voi, alle vostre esplosioni, ai vostri omicidi, ai vostri crimini»[8]
Ma lo conferma anche chi, in questi anni, si è reso protagonista di questi cambiamenti decidendo in favore dell’ucraino e dichiara come «le persone che ci sparano, che ci bombardano, parlano russo». «Dall’altra parte del confine si parla russo, e io non voglio parlare la stessa lingua di chi ci sta uccidendo»[9]. «Ora, per me, la lingua ucraina è come una piccola trincea sul fronte di una grande guerra con la Russia e, comunicando in ucraino, combatto la mia guerra contro l’occupazione russa»[10].
Si è andata così costruendo, intorno alla questione della lingua, la tradizionale opposizione “noi-loro”, e ancor di più, “amico-nemico” la cui massima espressione è osservabile, evidentemente, sul campo di battaglia. Qui, il timore di infiltrazioni da parte di gruppi di sabotatori russi e l’attivazione di unità mobili che indossavano uniformi ucraine o abiti civili, spinsero presto i militari ucraini a invitare difensori e civili a comunicare in lingua ucraina. Questo messaggio si diffuse rapidamente sui social media e cominciarono a circolare parole ed espressioni “di verifica”, difficili da pronunciare per i parlanti russi, tra le quali la parola paljanycja divenne la più popolare. Ancor di più, nelle ore notturne, quando non si poteva contare sul riconoscimento visivo tramite uniformi o simboli, la lingua diventava una sorta di “talismano” per garantire la propria sicurezza: «Anche chi parla russo di giorno, dopo il tramonto passa all’ucraino»[11].
Allontanandoci dal fronte, tra i primi ad aver abbracciato consapevolmente il cambiamento linguistico sono stati, come osservato dallo stesso Kremin, gli sfollati russofoni che hanno lasciato i territori occupati per l’Ucraina occidentale durante la guerra, e che “si sono dimostrati felici di frequentare corsi per migliorare le proprie competenze nella lingua ucraina”.
Dal punto di vista geografico, tali cambiamenti risultano particolarmente pronunciati nelle regioni meridionali affacciate sul Mar Nero, tradizionalmente caratterizzate da un uso diffuso del russo, e che per questo possono contare su un maggiore potenziale di cambiamento rispetto alle regioni centrali e occidentali dove il passaggio all’ucraino era in gran parte già avvenuto. Da un punto di vista situazionale, invece, le variazioni più marcate si osservano soprattutto nello spazio pubblico e nella comunicazione extra-familiare, dove l’uso del russo è diventato in molti contesti imbarazzante o sgradito. All’interno dell’ambiente domestico, al contrario, la situazione appare più stabile: la frequenza d’uso di ucraino, russo e suržyk è rimasta pressoché invariata nel corso del conflitto, a testimonianza della resilienza delle tradizioni linguistiche familiari.
Proprio rispetto al suržyk, il linguaggio misto che combina russo e ucraino, va detto che anch’esso sta conoscendo un processo di significativa rivalutazione. Se prima dell’invasione su vasta scala era spesso percepito in termini negativi (come retaggio della russificazione sovietica o come segno di scarsa istruzione e crisi identitaria), dall’inizio del conflitto è invece stato reinterpretato come strumento di transizione verso l’ucraino ed espressione della propria posizione filo-ucraina secondo il principio per cui “è meglio parlare in suržyk che nella lingua dei russi!”.
Quale futuro per il russo
La lingua russa, in questo modo, è finita per essere identificata come lingua di propaganda “genocida”, in un’accezione simile a quella che investiva il tedesco all’indomani dell’Olocausto e che ritroviamo nell’idea di jazyk ubijts come Mördersprache[12]. Un atteggiamento profondamente negativo, in parte risultato dell’urgenza imposta dalla situazione bellica, ma anche della forte carica emotiva che accompagna tali cambiamenti in tempi di guerra.
La riconfigurazione della lingua ucraina e il suo riposizionamento a lingua d’uso in tutti gli ambiti della vita sociale avrebbero portato alcuni a prevedere per l’Ucraina lo sviluppo di una società monolingue, con l’ucraino dominante nel discorso pubblico e privato. Una posizione che sembrerebbe trovare ulteriore legittimazione nelle parole di sindaci, ministri e commissari, i quali hanno proposto la “modifica dei programmi scolastici rimuovendo il russo e destinando quelle ore ad altre materie”[13], considerando come “nei prossimi 20 anni questa lingua non sarà certamente utile ai nostri figli”[14]. E se proprio “accettassimo l’insegnamento del russo, ogni lezione dovrebbe iniziare con le parole: la Russia è uno Stato terrorista, Putin è un criminale di guerra e la Russia è responsabile del genocidio del popolo ucraino”[15].
Allo stesso tempo, altri, proprio guardando all’esperienza tedesca, si aspettano un atteggiamento destinato ad essere più razionale e tollerante, già osservabile in certe situazioni. Di nuovo, al fronte, la russofonia non è mai stata rara, ma anzi considerata naturale, e qui, prima che altrove, è maturata la consapevolezza che l’identità civica non può essere misurata esclusivamente sulla base delle pratiche linguistiche. A conferma di ciò, il sostegno pubblico alle azioni e alle rivolte pianificate da Mosca non si è mai concretizzato, e oggi i difensori russofoni dell’Ucraina sottolineano di “non amare meno il proprio Paese”, rivendicando al contempo il diritto di utilizzare il codice da loro preferito, poiché, “non credo che usare il russo mi renda un cittadino peggiore”, come afferma qualcuno[16].
Allo stesso modo, all’interno dell’ambiente familiare, come anticipato, il russo rimane un codice relativamente “attivo”, e, nelle comunicazioni familiari, gli ucraini non sono ancora pronti a modificare i loro modelli linguistici. Nel contesto privato, la lingua russa rappresenta ancora per molti la lingua del pensiero, degli antenati e “di comfort”, e neanche il conflitto riesce a rompere certe tradizioni familiari.
Anche per questi motivi, insieme alle previste aspirazioni euro-atlantiche dell’Ucraina e un crescente ruolo della lingua inglese come lingua della comunicazione internazionale e di altre funzioni che in passato erano svolte dal russo, sembrerebbe che il bilinguismo ucraino/russo resterà. E si combinerà piuttosto con l’inglese e altre lingue straniere o minoritarie del Paese, facendoci supporre un futuro plurilinguistico per l’Ucraina. In ogni caso, la reale direzione delle politiche linguistiche ucraine è necessariamente condizionata dal processo di pace e dalla situazione da cui ripartirà il Paese nel suo assetto post-bellico. Non possono infatti essere ignorate le ombre che alcuni elementi del processo negoziale in corso già sembrano proiettare sul futuro dell’Ucraina.
Luca Ciabocco
[1]Kremlin.ru. (2022, February 24). Address by the President of the Russian Federation [online]. http://en.kremlin.ru/events/president/news/67843
[2]International Court of Justice (2022, 16 marzo). Order on provisional measures in the case “Allegations of Genocide under the Convention on the Prevention and Punishment of the Crime of Genocide (Ukraine v. Russian Federation)” (General List No. 182). https://www.icj-cij.org/node/106135
[3]Кремінь, Т. (2022, 10 giugno). «Російськомовнівідкидають “мовуворога”, вивчаючиукраїнську» [Russian-speakers reject the “language of the enemy”, studying Ukrainian]. LB.ua. In Kuznetsova, T. V. (2025). Тенденціїзмінумовномуставленнітакомунікативнійповедінціукраїнцівпідчасвійни. ВченізапискиТНУіменіВ. І. Вернадського, Серія: Філологія. Журналістика, 36(75) № 2 (2025). https://doi.org/10.32782/2710-4656/2025.2.1/03
[4]Kuznetsova, T. V. (2025). Тенденції змін у мовному ставленні та комунікативній поведінці українців під час війни. Вчені записки ТНУ імені В. І. Вернадського, Серія: Філологія. Журналістика, 36(75) № 2 (2025). https://doi.org/10.32782/2710-4656/2025.2.1/03
[5]Kuznietsova, T. (2024). Changes in the Language Behavior and Language Attitude of Residents of the Black Sea Coast of Ukraine after February 24, 2022.LingVaria, 19(2(38)), 331–346. DOI: 10.12797/LV.19.2024.38.21
[6]Захаров, Т. Є. (2022). МовнаполітикаУкраїнивконтекстієвроінтеграції.https://doi.org/10.36059/978-966-397-444-6-43
[7] Homon, A., & Biletska, I. (2024). Language as a symbol of national identity in the context of the Russian-Ukrainian conflict.European Chronicle, 9(2), 17-27. https://doi.org/10.59430/euch/2.2024.17
[8] Sokolova, S. O. (2023). ЗміниуставленніукраїнцівдомовнатліповномасштабноговторгненняРосіївУкраїну. Українськамова, 1(85), 3–19. https://doi.org/10.15407/ukrmova2023.01.003
ISSN 1682-3540.
[9] NTA, 4.09.2023 in Kuznetsova, T. V. (2025). Tendentsii zmin u movnomu stavlenni ta komunikatyvnij povedintsi ukrayintsiv pid chas vijni. Vcheni zapysky TNU imeni V. I. Vernadskoho. Seriya: Filolohiya. Zhurnalistyka, (36/75(2)), 16–25. ISSN 2710‑4656, 2710‑4664.
[10] (Radìo Svoboda. 03/28/2018) in Kuznietsova, T. (2024). Changes in the Language Behavior and Language Attitude of Residents of the Black Sea Coast of Ukraine after February 24, 2022.LingVaria, 19(2(38)), 331–346. DOI: 10.12797/LV.19.2024.38.21
[11] Wójcik, M. A. (2025). The language issue in Ukraine against the backdrop of war: Attitudes towards the Russian language. Studia Rossica Posnaniensia, 50(1), 167–179. https://fbc.pionier.net.pl/en/publication/a1379000d6b5590af919
[12] Kamusella, T., Russian: A Murderers Language. https://www.academia.edu/89459162/Russian_A_Murderers_Language
[13]Commissario per la Protezione della Lingua dello Stato Taras Kremiń in Wójcik, M. A. (2025). The language issue in Ukraine against the backdrop of war: Attitudes towards the Russian language. Studia Rossica Posnaniensia, 50(1), 167–179. https://fbc.pionier.net.pl/en/publication/a1379000d6b5590af919
[14]sindaco di Žytomyr, Serhij Suchomłyn in Wójcik, M. A. (2025). The language issue in Ukraine against the backdrop of war: Attitudes towards the Russian language. Studia Rossica Posnaniensia, 50(1), 167–179. https://fbc.pionier.net.pl/en/publication/a1379000d6b5590af919
[15]Commissario per l’Istruzione Serhij Horbaczow in Wójcik, M. A. (2025). The language issue in Ukraine against the backdrop of war: Attitudes towards the Russian language. Studia Rossica Posnaniensia, 50(1), 167–179. https://fbc.pionier.net.pl/en/publication/a1379000d6b5590af919
[16] Wójcik, M. A. (2025). The language issue in Ukraine against the backdrop of war: Attitudes towards the Russian language. Studia Rossica Posnaniensia, 50(1), 167–179. https://fbc.pionier.net.pl/en/publication/a1379000d6b5590af919





