Cosa rimane a distanza di due mesi dalla firma di una dichiarazione congiunta di pace tra i leader armeno e azero a Washington? Nonostante le dichiarazioni del presidente statunitense sulla buona riuscita dell’accordo e gli effettivi passi in avanti per la stabilizzazione delle relazioni armeno-azere, vi sono ancora molte questioni insolute prima di poter arrivare alla formalizzazione dell’accordo di pace.
Nell’ambito del rafforzamento della presenza statunitense nel Caucaso meridionale, l’8 agosto il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha ricevuto alla Casa Bianca a Washington il primo ministro armeno Nikol Pashinyan e il leader azero Ilham Aliyev per la parafatura preliminare dell’«Accordo per l’instaurazione della pace e delle relazioni interstatali tra la Repubblica dell’Azerbaigian e la Repubblica d’Armenia», dichiarazione congiunta su un accordo provvisorio di pace[1]. Elementi cardine del patto riguardano l’apertura delle comunicazioni bilaterali nei settori della logistica e dei trasporti, e l’avvio di una connessione stradale diretta dell’Azerbaigian con la propria exclave della Repubblica autonoma del Nakhchivan, sita nella provincia armena di Syunik, tramite il cosiddetto «corridoio di Zangezur».
Il tratto, che si estende per 42 km, verrebbe gestito in leasing da imprese statunitensi, oltre ad essere rinominato «Trump Route for International Peace and Prosperity», o TRIPP. Il corridoio, oltre a fungere da nodo di comunicazione stradale, dovrebbe essere interessato dalla creazione di linee ferroviarie per il trasporto merci, da gasdotti e oleodotti che connettano Turchia e Azerbaigian. L’Armenia dovrebbe conservare il controllo doganale e assicurare la sicurezza sul tratto di propria competenza, la cui apertura permetterebbe inoltre di aggirare le rotte alternative sul territorio russo e iraniano. Il presidente Trump ha dichiarato che il contratto di locazione del corridoio dovrebbe avere una durata di 99 anni, con società americane incaricate della realizzazione e della gestione delle opere infrastrutturali[2]. Tuttavia, permangono incertezze circa le garanzie di lungo periodo, sia in ambito commerciale sia in materia di sicurezza, data la natura non vincolante e generica del testo.
Parallelamente, le parti si sono accordate sulla chiusura del Gruppo di Minsk in seno all’OSCE (Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa), composto da Francia, Stati Uniti e Russia e istituito nel 1992 per risolvere il conflitto del Nagorno-Karabakh. L’istituzione è stata accusata a più riprese da Baku di parzialità e di essere preclusiva al processo di pace. È stato inoltre proibito il dispiegamento di forze di terze parti lungo la frontiera condivisa tra i due Paesi.

Foto: RANE Stratfor https://worldview.stratfor.com/article/what-make-us-brokered-peace-deal-between-armenia-and-Azerbaigian
I risvolti per l’Armenia…
Nell’ambito delle negoziazioni, l’Armenia ha fatto concessioni unilaterali sulla delimitazione formale dei confini oltre a rinunciare informalmente alla possibilità di ritorno dei rifugiati nel Nagorno-Karabakh, fornendo loro la cittadinanza armena[3]. Le prospettive di ottenere il supporto economico statunitense, congiuntamente al processo di adesione nell’UE e alla riapertura dei confini con la Turchia (chiusi dal 1992) si inseriscono in un quadro di sforzi dell’esecutivo armeno di differenziare le relazioni rispetto ai tradizionali legami con Mosca, storico alleato nella regione.
La riapertura delle vie di comunicazione regionali all’interno della strategia del «Crossroads of Peace», presentato dalla leadership di Erevan come un’opportunità[4], comporta per l’Armenia la cessione di parte della sovranità del proprio territorio all’Azerbaigian. Inoltre, Baku ha posto quale condizione preliminare per la conclusione di un accordo di pace la rimozione dal testo costituzionale armeno di ogni riferimento al Nagorno-Karabakh[5]. Un tema di grande rilievo nell’opinione pubblica armena, già ampiamente avversa a Pashinyan, il cui tono, ritenuto eccessivamente conciliatorio, ha alimentato un forte sentimento revanscista in alcune fasce della popolazione. Il dissenso si è tradotto in numerose manifestazioni di piazza, a cui si è aggiunto il crescente contrasto tra il governo e l’influente Chiesa Apostolica Armena[6]. Nel tentativo di assicurarsi il successo alle prossime elezioni legislative di giugno 2026, è verosimile che l’esecutivo guidato da Nikol Pashinyan posticipi il discusso referendum sulle modifiche costituzionali richieste dall’Azerbaigian. Il referendum rischia infatti di essere rigettato dagli elettori armeni (o di non raggiungere il quorum del 25%) inficiando potenzialmente il processo di pace. Non è da escludere che nell’ipotesi di vittoria dell’opposizione alle elezioni del 2026, il processo di pace possa essere disconosciuto.
In tale contesto fortemente polarizzato rientra il progetto politico denominato “Reale Armenia”, presentato a febbraio 2025 da Pashinyan e improntato ad una rivisitazione pragmatica e non revanscista della governance statale[7]. Tale piano è stato fortemente contestato, in quanto percepito come una resa incondizionata alle richieste azere. A settembre, nonostante l’avvio della «fase di implementazione pratica» del TRIPP con l’erogazione da parte statunitense di 145 milioni di dollari[8], il ministro degli esteri armeno ha invitato alla prudenza in quanto il conflitto armeno-azero non è «completamente risolto», facendo riferimento a controversie tutt’ora in atto[9].
Alla complessità negoziale si aggiunge la sfida di riequilibrare il tradizionale ruolo della Federazione Russa, storico partner nei settori securitario e commerciale. Il Parlamento armeno, nell’ambito della diversificazione delle relazioni estere, a febbraio 2025 ha approvato un disegno di legge per avviare il processo di adesione all’UE, poi ratificato dal presidente[10]. L’integrazione economica nel mercato europeo appare tuttavia ostacolata tanto dall’adesione dell’Armenia all’Unione Economica Eurasiatica (EAEU), quanto dalla crescente penetrazione di attori terzi nei mercati locali. A luglio Erevan ha presentato domanda formale di adesione all’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (SCO)[11], organizzazione intergovernativa fondata nel 2001 da Cina, Russia e i Paesi dell’Asia Centrale. A gennaio il ministro degli esteri armeno aveva invece siglato un accordo di strategic partnership con gli Stati Uniti che copre ambiti fondamentali quali Stato di diritto, difesa e cooperazione economica[12].
…e quelli per l’Azerbaigian
Baku si è affermato indiscutibilmente quale vincitore netto della disputa, confermando il pieno controllo sui territori contesi dopo decenni di conflitti prolungati e instabilità cronica. Le opportunità fornite dall’apertura del corridoio di Zangezur, oltre a coronare l’apertura di un corridoio terrestre con l’exclave del Nakhchivan, costituiscono elementi strategici di primaria importanza in cui viene valorizzata la posizione geografica dell’Azerbaigian quale crocevia naturale tra l’Asia Centrale, la Turchia e il mercato europeo. L’implementazione del corridoio Mar Caspio-Turchia dovrebbe garantire l’implementazione del cosiddetto «Middle Corridor», ambizioso progetto energetico e infrastrutturale di matrice turca, elevando l’Azerbaigian a snodo logistico e commerciale del Caucaso meridionale. Parallelamente, il supposto aumento dell’influenza di Washington nella regione risponde alle esigenze geo-strategiche multivettoriali azere, che permettono all’esecutivo di Aliyev di contenere le istanze iraniane e russe. Il potenziale avvicinamento all’asse atlantico, di cui la Turchia è parte integrante, consente a Baku di svincolarsi dalla pressione moscovita, al netto del raffreddamento delle relazioni Baku-Mosca, aggravate a seguito dell’abbattimento accidentale da parte russa di un aereo di linea azero a dicembre 2024[13].
In tale contesto, le relazioni con gli Stati Uniti paiono destinate a consolidarsi attraverso l’instaurazione di una partnership strategica volta a incrementare la cooperazionenei settori delle tecnologie digitali, dell’energia e della difesa[14], anche a seguito dell’annuncio dell’ex presidente Trump circa la revoca di tutte le restrizioni alla cooperazione militare con l’Azerbaigian, incluse quelle previste dalla Sezione 907 del Freedom Support Act[15].
Nell’ambito dell’accordo, Baku ha inoltre ribadito la propria avversione nei confronti del proseguimento della missione di monitoraggio europea EUMA lungo il lato armeno del confine, chiedendone la preclusione dall’area di frontiera. Parallelamente, il mancato coinvolgimento di Bruxelles – che pure aveva ricoperto in più occasioni un ruolo di mediazione tra Erevan e Baku negli ultimi anni – nei recenti passaggi diplomatici evidenzia la condizione di marginalità dell’UE quale attore strategico.
Uno dei Paesi che trarrebbe maggiori benefici da una potenziale apertura del corridoio è la Turchia: il presidente Erdogan aveva già accennato al corridoio di Zangezur come di qualcosa che “collegherebbe l’intero mondo turco”[16].A livello operativo rimane da considerareil fatto che sebbene il governo turco abbia avviato i lavori di costruzione di una ferrovia da Kars (Turchia) al confine con il Nakhchivan, l’entità dei finanziamenti finora stanziati e i ritardi sull’assegnazione dei contratti non lasciano presagire un’immediata attrattività del corridoio di Zangezur rispetto ad altre rotte logistiche già consolidate, come quella che attraversa la Georgia. Il progetto «TRIPP» si inserisce comunque in una più ampia strategia che vede l’Azerbaigian desideroso di implementare il proprio ruolo di hub logistico e strategico del Caucaso, la cui efficacia dipende anche dall’inclusione dell’Armenia nel progetto.
Tuttavia, fino a quando l’Armenia non modificherà la propria costituzione in conformità alle richieste azere, la dichiarazione di pace rischia di rimanere un mero Memorandum of Understanding. E laddove si dovesse configurare uno stallo politico in Armenia, con potenziali ripercussioni sulla firma definitiva del trattato di pace, Baku potrebbe adottare una postura più massimalista, minacciando il ricorso alla forza in assenza di progressi diplomatici concreti al fine di ottenere ulteriori concessioni sul tavolo negoziale.

Foto: Dövlət Agentliyi – Agenzia statale delle strade automobilistiche dell’Azerbaigian
La Russia e l’Iran
Il coinvolgimento militare russo in Ucraina ha impattato sulle capacità di Mosca di conservare un ruolo primario nella regione, circostanza resa evidente dall’inerzia della forza di peacekeeping russa durante l’offensiva azera del 2023. La risposta istituzionale russa all’accordo frutto della mediazione statunitense è stata tutto sommato pacata. La portavoce del Ministero degli Esteri russo ha affermato che Mosca accoglie con favore l’accordo tra Armenia e Azerbaigian, sebbene il Cremlino abbia ribadito gli obblighi doganali armeni nei confronti dell’Unione Economica Eurasiatica (EAEU) di cui fa parte, e abbia rammentato della missione di guardia di frontiera al confine iraniano, sottolineando come il Cremlino detenga ancora leve tangibili nella regione[17]. Mosca mantiene una notevole influenza nel settore energetico dell’Armenia, oltre a detenere una base militare a Gyumri e avere il controllo dell’unica compagnia ferroviaria del Paese, la South Caucasus Railways. Secondo alcuni analisti ciò si potrebbe profilare come un potenziale strumento per inserirsi nei contratti per la realizzazione del segmento del corridoio di Zangezur che attraversa la provincia armena di Syunik[18]. Gli sviluppi negli anni a venire ci diranno se la Russia accetterà gli sviluppi o tenterà di ostacolare l’attuazione degli accordi.
La Repubblica Islamica dell’Iran ha invece manifestato una netta opposizione alla proposta di pace mediata dalla presidenza statunitense[19]. La realizzazione del corridoio di Zangezur rischia di compromettere l’accesso iraniano alle rotte del Caucaso meridionale e della Russia; inoltre, l’eccessivo rafforzamento turco/azero solleva preoccupazioni circa la possibile rinascita del nazionalismo pan-turco nei territori settentrionali iraniani, dove risiede una maggioranza etnica turca. A ciò si aggiungono ulteriori fattori critici per Teheran, quali la gestione del corridoio da compagnie statunitensi e turche (Paesi membri della NATO) e l’eventuale presenza di contractors statunitensi.
Il rafforzamento dell’influenza atlantica e turca, oltre agli stretti legami di natura commerciale e securitaria tra Israele e Azerbaigian, sono percepiti come una potenziale minaccia alla sicurezza nazionale da parte di Teheran. Tuttavia, la difficile posizione dell’Iran nel contesto regionale rende allo stato inverosimile una risposta energica da parte dell’establishment iraniano.
Eugenio Delcroix
[1] Joint Declaration by the President of the Republic of Azerbaigian, the Prime Minister of the Republic of Armenia and the President of the United States of America on the outcomes of their meeting in Washington D.C., United States of America – Press releases – Updates – The Prime Minister of the Republic of Armenia
[2] https://nypost.com/2025/08/22/world-news/trump-delivers-blow-to-iran-with-Azerbaigian-armenia-pact/
[3] https://armenpress.am/en/article/1228885
[4] https://www.primeminister.am/u_files/file/documents/The%20Crossroad%20of%20Peace-Brochure.pdf
[5] https://evnreport.com/politics/conditioning-peace-on-constitutional-change-sovereignty-identity/
[6] https://meduza.io/en/feature/2025/07/04/the-prime-minister-versus-the-church
[7] Идеология Реальной Армении: премьер-министр обратился к народу – Выступления и послания Премьер-министра РА – Новости – Премьер-министр Республики Армения
[8] https://www.azatutyun.am/a/33528031.html
[9] https://www.azatutyun.am/a/33527020.html
[10] https://www.aa.com.tr/en/asia-pacific/armenian-president-signs-law-on-countrys-accession-process-to-eu/3528645
[11] https://www.intellinews.com/armenia-deepens-ties-with-china-at-sco-summit-as-it-pushes-for-full-membership-399052/
[12] https://am.usembassy.gov/charter-on-strategic-partnership-between-the-united-states-of-america-and-the-republic-of-armenia/
[13] https://carnegieendowment.org/russia-eurasia/politika/2025/07/Azerbaigian-russia-arguments?lang=en
[14] https://president.az/en/articles/view/69974
[15] https://azertag.az/ru/xeber/prezident_ilham_aliev_okonchatelnaya_otmena_kongressom_ssha_907_i_popravki_ukrepit_doverie_i_sotrudnichestvo-3767011?fbclid=IwY2xjawNCVQ5leHRuA2FlbQIxMABicmlkETE1NGpiemRXZmZsUEdoeXpUAR4ShB6KuyTtERGDIwarhiL1QU5qcFuAlJSgbyspy1D0scJl2C-QcsmVQ4xyPg_aem_il1X95qzMF8KONbFbO8ziQ
[16] https://jam-news.net/erdogans-statement-points-to-a-deal-between-turkey-and-russia-opinion-from-Erevan/
[17] https://www.azatutyun.am/a/33499730.html
[18] https://apri.institute/wp-content/uploads/2025/08/The-Washingot-Summit-Implications-for-Armenia.pdf
[19] With or Without Russia, Iran Will Block US Corridor in Caucasus: Velayati – Politics news – Tasnim News Agency





