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Home Geopolitica

Il fattore nord-caucasico nel nuovo patto tra Russia e Abcasia

di Redazione
28 Luglio 2026
in Caucaso, Geopolitica, Russia
Tempo di lettura: 8 mins read
Il fattore nord-caucasico nel nuovo patto tra Russia e Abcasia

L’Abcasia si avvicina sempre di più alle repubbliche russe del Caucaso del Nord. Attraverso investimenti e iniziative culturali sembra aprirsi una nuova stagione per la soggettività abcasa, in cui Mosca e Tbilisi non sono più le sole variabili di cui tener conto nel mosaico regionale.

A partire dalle guerre caucasiche (1817-1864), con cui l’impero zarista annetteva il Caucaso del nord, e dal parallelo genocidio circasso (1864-1878), con cui Mosca sostituiva le popolazioni indigene con russi etnici in nome della pacificazione della regione, i rapporti interetnici del Caucaso del nord si sono sviluppati in maniera spesso ambigua. I “popoli delle montagne” hanno visto l’alternarsi di periodi di convergenza e solidarietà contro le mire annessionistiche esterne (ora di Mosca, ora di Tbilisi), e fasi in cui i progetti nazionali e la definizione delle rispettive identità etno-politiche si sono andati sviluppando in maniera divergente e a tratti incompatibile[1].

Lo spartiacque dell’attuale assetto geopolitico della regione viene spesso fatto risalire a marzo 1989, con la dichiarazione di Lykhny. In tale occasione, di fronte alla crescente spinta del movimento di liberazione nazionale georgiano, il popolo abcaso sottoscrisse una petizione per chiedere a Mosca la restaurazione dello status di Repubblica Socialista Sovietica e quindi il diritto alla secessione. I nazionalisti georgiani risposero organizzando controproteste, prima a Sukhumi e poi a Tbilisi, ma le rivendicazioni di indipendenza dall’URSS soppiantarono presto l’originale sentimento anti-abcaso dei raduni, lasciando la questione irrisolta[2]. Le autorità abcase approfittarono di questo tempo per ristabilire alleanze con i riscoperti fratelli del nord, dando vita, nell’agosto 1989, all’Assemblea dei Popoli di Montagna del Caucaso, come erede storica della Repubblica del Caucaso del Nord (1918-1919); e, a novembre del 1991, alla Confederazione dei Popoli di Montagna del Caucaso (KGNK), con sede centrale proprio a Sukhumi[3].

Fra luglio e agosto 1992, dopo mesi segnati da violenza, collasso economico e disorientamento sociale, la guerra civile georgiana e il progressivo inasprimento delle tensioni fra abcasi e georgiani finirono per intrecciarsi definitivamente. Il blocco della linea ferroviaria Soči-Tbilisi da parte dei gruppi zviadisti offrì infatti al Consiglio di Stato georgiano il pretesto per inviare la Guardia Nazionale in territorio abcaso: le autorità locali reagirono militarmente, sostenute da migliaia di volontari nordcaucasici coordinati dalla KGNK. Aveva così inizio la prima guerra georgiano-abcasa (1992-1993).

Il conflitto si concluse con la proclamazione unilaterale di indipendenza da parte del Soviet Supremo d’Abcasia, e con l’accordo di Mosca (1994), che ne istituzionalizzò la separazione de facto dalla Georgia e la cristallizzazione del conflitto nella sua forma “congelata”.

Da allora, l’Abcasia è sprofondata in un progressivo isolamento internazionale, ad eccezione della Russia, con la quale si è andata invece consolidando una relazione di patronage verticale, divenuta con il tempo la chiave di lettura dominante delle dinamiche sociopolitiche della repubblica. Come se l’idea di immobilità implicita nello status di conflitto “congelato” fosse finita per estendersi semanticamente anche all’Abcasia stessa, restituendone un’immagine praticamente ferma al 1994 e lasciando in ombra il ruolo di altri attori regionali, a partire proprio dalle repubbliche del Caucaso del Nord.

Genesi di un chiasmo geopolitico

Durante la prima guerra abcasa, il coinvolgimento di milizie volontarie nordcaucasiche sembrava aver riattivato la storica alleanza fra i popoli delle montagne del Caucaso, suscitando preoccupazione tanto a Mosca quanto a Tbilisi. Da quel momento, Russia e Georgia hanno cercato di reinserirsi negli equilibri locali, con l’obiettivo di spezzare la ritrovata solidarietà transcaucasica. Il prodotto di questa nuova competizione sarà una sorta di struttura incrociata, il cui consolidamento sarebbe stato segnato da tre eventi in particolare: la guerra russo-georgiana del 2008, le Olimpiadi invernali di Soči del 2014 e l’invasione russa dell’Ucraina nel 2022.

Nel 2008, la guerra d’agosto fra Russia e Georgia si concluse con il riconoscimento unilaterale dell’indipendenza dell’Abcasia da parte del Cremlino e con l’ulteriore consolidazione della relazione patrono-cliente fra Mosca e Sukhumi, formalizzata attraverso il Trattato di amicizia, cooperazione e mutua assistenza dello stesso anno. Se fino ad allora Tbilisi non aveva ancora elaborato una vera e propria strategia nei confronti del Caucaso del Nord, gli eventi del 2008 ne resero evidente la necessità[4].

La politica “circassa” che ne seguì prevedeva la creazione di piattaforme di cooperazione con i gruppi etnici più vicini agli abcasi (adyghe, circassi, kabardini…) con il duplice obiettivo di alimentare un sentimento anti-russo nel Caucaso del Nord e indebolire i principali alleati regionali dell’Abcasia. Fu così che, nel dicembre 2009, nacque in seno al Parlamento georgiano il Gruppo di Amicizia con i Parlamenti del Caucaso del Nord; nell’anno successivo fu introdotto un regime di esenzione dal visto per i residenti delle repubbliche nordcaucasiche in ingresso in Georgia; e nel 2011 fu approvata la risoluzione di riconoscimento del genocidio circasso dal Parlamento georgiano[5].

L’attuazione di questa strategia produsse rapidamente gli effetti sperati, incidendo negativamente sui rapporti fra gli abcasi e i loro alleati nordcaucasici. Da allora, i primi guardano infatti con sospetto a ogni miglioramento delle relazioni fra Georgia e Circassia, interpretandolo come un segnale di indebolimento della fratellanza circasso-abcasa. Allo stesso modo, il progressivo rafforzamento delle relazioni abcaso-russe viene accolto con crescente inquietudine da una parte significativa del mondo circasso, in quella che si potrebbe descrivere come una sorta di chiasmo geopolitico. Se per gli abcasi la Russia rappresenta il principale garante della propria sicurezza, essa costituisce al tempo stesso la principale minaccia per i popoli del Caucaso del Nord. Mentre, se la Georgia rappresenta la principale minaccia alla sicurezza dell’Abcasia, essa rappresenta, specularmente, uno dei principali garanti della sicurezza (virtuale) circassa, in quanto primo Stato al mondo ad averne riconosciuto il genocidio.

Durante le Olimpiadi invernali di Soči del 2014, questa dinamica emerse con particolare evidenza. Di fronte alla decisione di realizzare i Giochi proprio a Soči, i circassi ne sottolinearono infatti il carattere problematico, considerando come il territorio avesse visto alcune delle battaglie più cruente delle guerre caucasiche, mentre gli abcasi accolsero con favore le opportunità che l’evento avrebbe potuto offrire al territorio. Alla base di questa diversa reazione vi è uno dei punti più delicati delle relazioni abcaso-circasse: il diverso rapporto instaurato dai due popoli con la Russia contemporanea. Per una parte significativa del movimento circasso, specie nella diaspora, la Federazione Russa rappresenta, in effetti, la continuazione storica dell’impero zarista e, quindi, l’erede delle responsabilità legate al genocidio circasso, mentre gli abcasi tendono a distinguere la Russia odierna dal suo passato imperiale, non condividendo molte delle istanze anti-russe che animano il dibattito nordcaucasico. Una divergenza che, nel tempo, ha contribuito ad alimentare le tensioni che hanno caratterizzato i rapporti tra i due popoli.

Più recentemente, lo scoppio della guerra in Ucraina ha però nuovamente stravolto questi equilibri, inaugurando una nuova stagione di integrazione nordcaucasica che, a differenza del passato, il Cremlino non sembra più percepire come una minaccia, ma come un’opportunità da cogliere.

Una nuova stagione per l’Abcasia

Sempre più impegnata sul fronte occidentale, dal 2022 Mosca ha dovuto trasferire migliaia di unità militari sia da Sukhumi che da Tskhinvali, esercitando parallelamente pressioni affinché le repubbliche separatiste contribuissero allo sforzo bellico attraverso slogan come: «vi abbiamo aiutato contro la Georgia, ora è il vostro turno di aiutarci in Ucraina».[6] Parallelamente, le conseguenze della guerra hanno inciso anche sulla capacità finanziaria russa, riducendo tanto le risorse disponibili quanto la volontà politica di garantire gli stessi livelli di sostegno ai territori precedentemente beneficiari della protezione di Mosca. Sukhumi si è ritrovata così all’improvviso a dover fare i conti con l’indebolimento del proprio alleato-protettore e con il rischio che questo si traducesse in una progressiva riduzione delle garanzie di sicurezza di cui aveva goduto fino ad allora.

Di fronte al vuoto, per ora ancora limitato, lasciato da Mosca, le tensioni che hanno caratterizzato i rapporti tra i diversi attori regionali negli ultimi anni sono così sembrate attenuarsi, aprendo la strada a un nuovo riavvicinamento tra il Caucaso del Nord e l’Abcasia, che sembra prefigurare non soltanto una nuova stagione di cooperazione regionale, ma anche una possibile ridefinizione del modello di protezione esercitato da Mosca.

A segnare questo nuovo orientamento sono stati, in particolare, gli eventi della primavera di quest’anno. Il 3 e 4 aprile 2026 si è tenuto a Sukhumi il forum economico “Abcasia — Investing in the Future“, durante il quale i capi delle repubbliche di Kabardino-Balkaria, Adygea e Karachay-Cherkessia hanno sottoscritto con le autorità abcase una serie di accordi strategici. A cui è seguito, tre settimane più tardi, dal 28 al 30 aprile, il Caucasus Investment Forum di Mineralnye Vody, e il 13 giugno, il primo forum dedicato alla cultura dei popoli del Caucaso, a Lykhny.

Mentre per l’Abcasia queste iniziative raccontano una scelta quasi obbligata, dettata dal progressivo indebolimento delle garanzie offerte da Mosca, per quest’ultima sembrerebbe essere invece l’occasione per ridefinire le modalità del proprio sostegno alla repubblica, con l’obiettivo di favorire una maggiore interdipendenza fra Sukhumi e le repubbliche del Caucaso del Nord. Mantenendo l’allineamento politico di Sukhumi e il proprio accesso strategico al Mar Nero, ma anche andando a ridurre lo spazio per le tradizionali istanze anti-russe da parte del mondo circasso[7].

Lo ha messo in chiaro, in occasione del forum economico di Sukhumi, Sergej Kirienko, primo vicecapo dell’amministrazione presidenziale russa: «La Russia aiuta chi fa qualcosa da sé». Una frase che potrebbe rappresentare la pietra angolare di un nuovo modello di sostegno russo ai territori sotto la propria sfera di protezione, non più fondato esclusivamente sulla tutela finanziaria e politica diretta, ma su una sorta di “evoluzionismo di Stato”, in cui la capacità di iniziativa locale diventa essa stessa condizione del sostegno ricevuto.

Luca Ciabocco


[1] U. C. B. Peace, The North Caucasus Factor in the Georgian-Abkhaz Conflict Context, International Alert, 2012, disponibile in: https://www.international-alert.org/app/uploads/2021/08/Caucasus-Georgia-Abhazia-North-Caucasus-Factor-EN-2012.pdf

[2] Katie Sartania, 1989: Protest Rallies and Their Influence on Georgian History (Tbilisi: Heinrich Böll Stiftung – South Caucasus, 2019).

[3] Eva-Maria Auch, “The Abcasia Conflict in Historical Perspective,” in OSCE Yearbook 2004, a cura di Institute for Peace Research and Security Policy at the University of Hamburg (IFSH), Baden-Baden, Nomos, 2005, pp. 221-235.

[4] Alberto Carrer, Abcasia as Russia Security Multiplier on the Black Sea, Topchubashov Center, 2026, disponibile in: https://top-center.org/js/ckfinder/userfiles/files/Alberto/Alberto%20Carrer_%20Abcasia%20as%20Russia%20Security%20Multiplier%20on%20the%20Black%20Sea.pdf

[5] U. C. B. Peace, The North Caucasus Factor in the Georgian-Abkhaz Conflict Context, International Alert, 2012, disponibile in: https://www.international-alert.org/app/uploads/2021/08/Caucasus-Georgia-Abhazia-North-Caucasus-Factor-EN-2012.pdf

[6] Kristina Avidzba, “აფხაზეთი, მობილიზაცია: ჯოხი კვლავ გალელებზე გადატყდება?” (Abcasia, mobilization: will the burden again fall on the Gali residents?), Accent News, 26 settembre 2022, disponibile in: https://accentnews.ge/ka/article/72974-apxazeti-mobilizacia-joxi-kvlav-galelebze-gadatq

[7] Giuliano Bifolchi, «North Caucasus and Abcasia Strengthened Trade and Economies Ties», SpecialEurasia, 14 maggio 2026, https://www.specialeurasia.com/2026/05/14/north-caucasus-Abcasia-ties/

Tags: AbcasiaGeorgiaRussia
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