Le relazioni azero-iraniane sono state esacerbate da alcuni eventi connessi allo scoppio del conflitto nel Golfo Persico; nonostante ciò, i due Paesi hanno optato per una risoluzione diplomatica delle divergenze. Sul lungo periodo le proficue relazioni nei settori energetico e della difesa tra Baku e Tel Aviv potrebbero inasprire i rapporti azeri con Teheran, sebbene un’escalation militare tra i due Paesi appaia, allo stato, improbabile.
La guerra nel Golfo Persico scuote anche l’Azerbaijan
L’avvio dell’offensiva congiunta israelo-statunitense del 28 febbraio contro l’Iran ha collocato l’Azerbaijan in una posizione geopolitica particolarmente delicata, imponendo a Baku un esercizio di bilanciamento tra le relazioni strategiche con l’Occidente e la necessità di contenere l’escalation con il Paese confinante. L’esecutivo azero ha adottato una postura prudente: pur evitando di condannare ufficialmente le operazioni militari condotte da Washington e Tel Aviv, il Presidente Ilham Aliyev ha espresso pubblicamente le proprie condoglianze per l’uccisione della guida suprema Ali Khamenei, recandosi presso l’ambasciata iraniana a Baku[1]. Contestualmente, Aliyev è stato tra i primi leader a congratularsi con Mojtaba Khamenei per la sua elezione a nuova guida suprema, segnalando la volontà di preservare i canali di dialogo con Teheran[2].
La linea adottata da Baku riflette l’adozione di una pragmatica strategia di equilibrio. Da un lato, l’Azerbaijan mantiene rapporti consolidati con Israele e con gli Stati Uniti, il cui ruolo nel Caucaso meridionale appare in crescita anche nel quadro delle iniziative infrastrutturali regionali, inclusi i progetti di connettività energetica e logistica[3] (e.g. progetto TRIPP, Trump Route for International Peace and Prosperity tra Turchia, Armenia e Azerbaijan). Dall’altro, la contiguità geografica con l’Iran e la presenza di sensibili dinamiche etno-religiose lungo il confine meridionale impongono una gestione cauta delle relazioni bilaterali, per evitare una destabilizzazione diretta che abbia riflessi sul territorio azero.
A differenza di diversi Paesi del Consiglio di Cooperazione del Golfo, coinvolti indirettamente nel conflitto a causa della presenza di installazioni militari statunitensi utilizzate per operazioni contro l’Iran, l’Azerbaijan non ospita basi americane impiegate per attacchi contro infrastrutture iraniane. Tale circostanza ha contribuito a mantenere Baku al di fuori della regionalizzazione del conflitto, sebbene il territorio azero non sia stato esente da alcuni episodi di rilievo che testimoniano l’elevato livello di tensione nell’area.
Il primo riguarda l’attacco del 5 marzo effettuato, presumibilmente, da droni iraniani contro l’aeroporto internazionale di Nakhchivan, sito nell’exclave azera in Armenia, con il conseguente danneggiamento di un terminal e il ferimento di alcune persone[4]. In risposta all’evento, le FF.AA. azere hanno richiamato i riservisti e posto le unità operative in stato di allerta, mentre il presidente Aliyev ha accusato la leadership iraniana di aver compiuto un atto di terrorismo, precisando comunque che l’Azerbaijan non avrebbe preso parte a operazioni militari contro Teheran. Parallelamente, un rappresentante del Comando Centrale iraniano ha esortato l’Azerbaijan a rimuovere la “presenza sionista” dal proprio territorio[5], facendo velatamente intendere che il mantenimento di legami stretti con Israele potrebbe aumentare i rischi per la sicurezza nazionale azera.
Il giorno successivo all’incidente i servizi di sicurezza azeri hanno dichiarato di aver sventato un tentativo di condurre un attentato da parte iraniana contro l’oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC), infrastruttura strategica che convoglia il greggio azero verso il Mediterraneo, contribuendo anche all’approvvigionamento energetico israeliano. Secondo le autorità azere, due cittadini iraniani e uno azero avrebbero introdotto nel Paese oltre sette chilogrammi di esplosivo C-4, successivamente sequestrati[6]. Tra i potenziali obiettivi dell’attacco sventato figuravano inoltre l’ambasciata israeliana a Baku, una sinagoga e un leader di una comunità ebraica locale.
L’asse Baku – Tel Aviv
La scelta di effettuare un attacco contro l’oleodotto BTC non appare casuale: Israele e Azerbaijan mantengono proficue relazioni diplomatiche e commerciali. Secondo lo Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), Israele avrebbe rappresentato circa il 70% delle importazioni di armamenti dell’Azerbaijan nel periodo 2016-2020[7]. Il contributo tecnologico israeliano, in particolare nei sistemi UAV, di sorveglianza e munizionamento di precisione, è stato determinante sia durante la guerra dei 44 giorni del 2020 nel Nagorno-Karabakh contro l’Armenia, sia nell’offensiva lampo di settembre 2023 che ha portato alla completa reintegrazione della regione sotto il controllo azero. Alla cooperazione militare si affiancherebbe, secondo indiscrezioni emerse in passato anche attraverso documenti diffusi nel contesto Wikileaks, il fatto che negli anni passati Israele avrebbe ottenuto accessi operativi al territorio azero per attività di ricognizione nei confronti dell’Iran[8]. In merito alcune fonti avevano ipotizzato la presenza di infrastrutture di supporto per le attività del Mossad in Azerbaijan, affermazioni che a suo tempo erano state smentite dall’ambasciatore azero a Tel Aviv[9].
La cooperazione energetica rappresenta un ulteriore pilastro delle relazioni bilaterali. Israele, strutturalmente dipendente dalle importazioni di greggio, riceve una quota significativa delle proprie forniture dall’Azerbaijan. Per il 2025 le esportazioni di petrolio azero verso Israele hanno raggiunto la quota di circa 94 mila barili al giorno attraverso il gasdotto BTC, consentendo a Baku di coprire il 46,4% del fabbisogno israeliano di greggio, quota ben superiore a quella russa (ferma al secondo posto al 28%)[10]. Oltre al settore energetico, i due Paesi cooperano in ulteriori ambiti quali agricoltura, gestione idrica e settore hi-tec.
In questo contesto, agenzia di stampa iraniane hanno enfatizzato il ruolo dell’Azerbaijan come sostenitore di Israele. L’agenzia statale Fars News Agency il 25 marzo ha condiviso un contenuto proveniente da social media che identifica Grecia e Azerbaijan quali principali fornitori di beni essenziali per Israele, attribuendo a Baku il ruolo di fornitore energetico e ad Atene quello di hub logistico per beni di prima necessità[11]. La diffusione di tali messaggi si inserisce in una più ampia strategia comunicativa iraniana volta a esercitare una maggiore pressione politica su attori regionali percepiti come favorevoli a Tel Aviv.

Nonostante il quadro di crescente frizione, Teheran appare cauta nell’evitare una destabilizzazione del confine settentrionale. Le tese relazioni bilaterali azero-iraniane sono state accompagnate nelle ultime settimane da segnali di distensione. Il 10 marzo, a seguito di una telefonata tra il presidente Aliyev e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian, dei convogli di aiuti umanitari del Ministero azero delle Situazioni di Emergenza hanno attraversato il confine iraniano, seguiti da ulteriori spedizioni per un totale di oltre 200 tonnellate di beni[12]. Baku ha inoltre dichiarato la propria disponibilità a consentire il transito di aiuti umanitari di Paesi terzi attraverso il proprio territorio, mostrando la volontà di procedere ad una de-escalation, seppure legata verosimilmente all’arco temporale dello stato di emergenza derivante dal conflitto.
Le opportunità connesse al settore energetico
Il conflitto nel Golfo ha aperto per l’Azerbaijan una finestra di opportunità significativa nel settore energetico, rafforzando la centralità di Baku quale esportatore di idrocarburi verso i mercati europei. L’aumento esponenziale del prezzo del Brent, attestatosi intorno ai 115 dollari al barile dall’inizio delle ostilità[13] ha prodotto un effetto immediato sulle prospettive fiscali del Paese, considerato che la legge di bilancio azera per il 2026 era stata elaborata sulla base di un prezzo medio di vendita di 65 dollari al barile; questo fatto si traduce in un incremento diretto delle entrate statali, in particolare attraverso la vendita di greggio e condensati esportati lungo il corridoio energetico del Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC).
A tale dinamica si aggiunge un ulteriore elemento di resilienza strutturale: l’Azerbaijan beneficia di una sostanziale autosufficienza energetica, fondata sull’estrazione offshore nel Mar Caspio e sull’assenza di catene di approvvigionamento dipendenti dallo Stretto di Hormuz. In un contesto caratterizzato da interruzioni delle forniture provenienti dal Golfo, tale configurazione rafforza la percezione di Baku quale fornitore geopoliticamente meno esposto ai rischi della crisi regionale sebbene il Paese rischi di trovarsi schiacciato tra partner diversi con aspettative divergenti: Israele e gli Stati Uniti da un lato, la Turchia quale alleato chiave, la Russia come attore ancora rilevante nel Caucaso e soprattutto un Iran potenzialmente destabilizzato.
L’impatto del conflitto si è riflesso anche sulle strategie europee di approvvigionamento. L’Italia, colpita indirettamente dalla riduzione delle forniture di GNL qatariota a seguito degli attacchi iraniani alle infrastrutture di Ras Laffan del 19 marzo, ha avviato consultazioni con diversi partner energetici, tra cui Stati Uniti, Azerbaijan e Algeria al fine di diversificare le fonti e mitigare la dipendenza dal GNL del Qatar e dalle importazioni russe. In tale contesto, il gas azero assume un valore crescente come componente della sicurezza energetica europea attraverso il gasdotto TANAP, sebbene l’espansione delle forniture nel breve periodo resti limitata da vincoli strutturali.

Nonostante la volontà politica di incrementare rapidamente le esportazioni, l’Azerbaijan deve infatti confrontarsi con restrizioni legate sia alla capacità produttiva sia all’infrastruttura di trasporto. La produzione di gas associato nel giacimento Azeri-Chirag-Gunashli (ACG) dovrebbe iniziare nel corso dell’anno, mentre lo sviluppo su larga scala del giacimento di Absheron è previsto in una finestra temporale di due o tre anni. Tempistiche analoghe riguardano la seconda fase del giacimento Umid. Un ulteriore incremento della capacità produttiva è atteso a partire dal 2028, con l’avvio di una nuova fase nel giacimento Shah Deniz, principale fonte di gas del Paese, che potrebbe consentire un aumento complessivo della produzione di alcuni miliardi di metri cubi annui entro il 2030[14].
In questo quadro, il Consiglio Europeo per il tramite del Presidente Antonio Costa ha ribadito la rilevanza strategica dell’Azerbaijan nella diversificazione delle forniture energetiche, sottolineando al contempo il ruolo del cosiddetto Middle Corridor quale direttrice alternativa di connettività tra Europa e Asia centrale[15]. Le interruzioni dei collegamenti terrestri, aerei e marittimi nel Golfo causate dalla guerra hanno infatti rafforzato la funzione del Caucaso meridionale come snodo logistico temporaneo e, in particolare, come hub di transito aereo tra Europa e Asia.
Tuttavia, una prolungata instabilità nel Golfo potrebbe comportare anche rischi per Baku, compromettendo potenzialmente i progetti di connettività economica lungo le direttrici “verticali” che collegano la Russia al Golfo Persico attraverso il Caucaso meridionale e l’Iran, ovvero il Corridoio Internazionale Nord-Sud (INSTC). Tale infrastruttura, sviluppata congiuntamente da Mosca e Teheran per facilitare l’export russo verso i mercati del Golfo, risulta particolarmente vulnerabile a un deterioramento della sicurezza interna iraniana. Al contrario, le direttrici “orizzontali” del Middle Corridor, che connettono l’Europa all’Asia centrale attraverso il Caucaso, presentano un profilo di rischio relativamente più contenuto e potrebbero beneficiare di un riallineamento dei flussi logistici ed energetici regionali, rafforzando la posizione sul medio e lungo termine dell’Azerbaijan quale intermediario tra i mercati energetici europei e le disponibilità connesse all’export dell’Asia centrale.
Lo scenario più critico per l’Azerbaijan nel conflitto sarebbe rappresentato da un’ulteriore escalation militare, con l’eventuale avvio di operazioni terrestri statunitensi e israeliane in Iran. Un deterioramento della sicurezza interna iraniana e l’insorgere di una crisi umanitaria potrebbero generare significativi movimenti di popolazione verso le frontiere azere. Considerata la presenza in Iran di circa venti milioni di cittadini di etnia azera, Baku si troverebbe potenzialmente a gestire un flusso di rifugiati di dimensioni rilevanti, con conseguenze politiche, economiche e di sicurezza interna di ampia portata.
[1] https://www.aa.com.tr/en/asia-pacific/azerbaijani-president-reiterates-condolences-over-killing-of-iran-s-khamenei-during-embassy-visit/3849666
[2] https://president.az/en/articles/view/71834
[3] https://www.osservatoriorussia.com/2025/10/02/la-scommessa-di-washington-sul-caucaso/
[4] https://www.reuters.com/world/asia-pacific/missiles-drones-coming-iran-fell-airport-azerbaijan-source-says-2026-03-05/
[5] https://www.cbsnews.com/live-updates/us-iran-war-spreads-azerbaijan-israel-strikes-tehran-lebanon/?utm_source=chatgpt.com
[6] https://www.turkiyetoday.com/region/azerbaijan-thwarts-alleged-irgc-linked-plot-targeting-israeli-embassy-btc-pipeline-3215759
[7] https://www.sipri.org/commentary/topical-backgrounder/2021/arms-transfers-conflict-zones-case-nagorno-karabakh
[8] https://wikileaks.org/plusd/cables/09BAKU20_a.html
[9] https://www.jpost.com/international/article-733935
[10] https://www.reuters.com/business/energy/israels-imports-azerbaijani-oil-via-turkey-jump-despite-ankaras-trade-ban-2026-01-21/?utm ; https://www.jns.org/israel-news/israels-imports-of-azerbaijani-oil-hit-three-year-high
[11] https://www.ekathimerini.com/politics/foreign-policy/1299265/iran-post-questions-greek-neutrality/
[12] https://caspiannews.com/news-detail/azerbaijan-sends-second-humanitarian-aid-shipment-to-iran-2026-3-19-0/ ; https://www.aa.com.tr/en/asia-pacific/azerbaijan-sends-200-tons-of-humanitarian-aid-to-iran/3891862
[13] https://www.reuters.com/markets/commodities/crude-oil-lng-supply-are-risk-worst-possible-scenario-2026-03-30/
[14] https://news.az/news/president-aliyev-in-2028-we-expect-the-beginning-of-production-from-a-new-phase-of-shah-deniz
[15] https://www.consilium.europa.eu/en/press/press-releases/2026/03/11/press-remarks-by-president-antonio-costa-following-the-meeting-with-president-of-azerbaijan-ilham-aliyev/




